Il New York Times torna a mettere Apple sulla graticola. Al centro di una nuova inchiesta del quotidiano questa volta non ci sono le condizioni dei lavoratori cinesi che producono i gadget Apple, bensì le pratiche che l’azienda mette in atto per riuscire a pagare la minor quantità di tasse possibili.
Nulla di illegale, sia ben chiaro: quelli descritti dal NYT sono metodi perfettamente legali basati sull’uso di sedi distaccate in stati diversi dalla California e all’estero, principalmente. Ma il sistema creato da Apple, dicono i giornalisti, è talmente complesso e “raffinato” che molte altre grandi corporation hanno preso spunto per mettere in piedi soluzioni analoghe.
E’ per questo, del resto, che il NYT ancora una volta prende volutamente Apple ad esempio di una pratica molto diffusa negli ambienti della Corporate America.
L’azienda si è subito difesa facendo notare che la quantità di tasse che paga ogni anno negli States è comunque altissima (e notevoli sono anche pagate dai dipendenti, dirigenti con pacchetti azionari in primis) e che grazie al proprio business di successo ha creato più di 500.000 posti di lavoro, fra dipendenti diretti e indotto.

Nel 2008 Apple registrò per la prima volta il
Inviare file da un Mac ai propri dispositivi iOS è una di quelle operazioni semplici che a quasi 5 anni dal lancio della prima versione dell’OS mobile di Apple è ancora troppo complicata.