WWDC 2012, il sold-out della discordia

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Nel 2008 Apple registrò per la prima volta il tutto esaurito nelle registrazioni alla WWDC, la WorldWide Developer Conference che ogni anno verso i primi di giugno si tiene presso il Moscone Center West, a San Francisco.
Da quella volta, anno dopo anno, il tempo impiegato per l’esaurimento dei posti disponibili è andato diminuendo in maniera esponenziale: nel 2009 ci sono voluti circa trenta giorni, nel 2010 ne sono bastati meno di una decina, nonostante un aumento di prezzo del biglietto che non ha scoraggiato nessuno.

Nel 2011, infine, quello che per Apple poteva essere un aspetto di cui vantarsi – la velocità con cui gli sviluppatori si accaparrano i biglietti per la più attesa conference dell’anno – è definitivamente diventato un problema. L’anno scorso 12 ore furono sufficienti per esaurire i posti disponibili. Quest’anno ancora peggio, in due ore soltanto: ufficializzazione della data avvenuta alle 8:30 ora di New York, sell-out alle 10:30, quando molti sviluppatori della Costa Ovest degli States probabilmente ancora dormivano.

Il fatto che per gli sviluppatori ci sia un evidente problema non implica che Apple voglia trovare una soluzione. Di sicuro a Cupertino sapevano come sarebbe andata la vendita dei biglietti quest’anno, e di certo avrebbero potuto organizzarne diversamente la distribuzione. Se non l’hanno fatto, avranno avuto le proprie ragioni, buone o meno che fossero.

Una di queste ragioni, probabilmente, è il fatto che gli incontri per sviluppatori e le conferenze saranno poi disponibili in video sul portale dedicato agli sviluppatori sul sito Apple dopo l’evento.
Ma la WWDC è molto di più: è socializzazione fra gli sviluppatori, è incontro diretto con gli ingegneri Apple cui i developer possono porre direttamente le proprie domande. questi aspetti non vengono certo sostituiti da un surrogato video dell’evento.

E sì che di soluzioni possibili al problema dell’eccesso di domanda per la WWDC ci sarebbero.
Ars Technica ne suggerisce alcune assolutamente ragionevoli. Apple potrebbe affrontare il problema tenendo una seconda Conference in un altro periodo dell’anno (anche se questo probabilmente sarebbe difficile da sposare con i piani operativi interni), oppure potrebbe affittare più spazio e allargarsi al Moscone Center oltre l’ala Ovest, magari dividendo sale e incontri sulla base del sistema operativo. O ancora potrebbe suddividere la WWDC sulla base del target ricercato dagli sviluppatori, con un evento dedicato ai developer che guardano al mercato consumer e l’altra per quelli più orientati al mercato business.

Oppure Apple potrebbe lasciare tutto così com’è, preservando la natura elitaria di un evento costoso e molto ristretto, ma rivoluzionando il sistema di distribuzione e assegnazione dei biglietti. Aumentare ulteriormente il prezzo non è una soluzione, perché taglierebbe probabilmente fuori solamente gli indipendenti, mentre annunciare la data della messa in vendita dei biglietti potrebbe essere una buona idea. Almeno in questo modo chi dovesse fare una levataccia potrebbe puntare una sveglia e accendere il Mac al momento giusto.

In alternativa la distribuzione dei biglietti online potrebbe essere dilazionata in scaglione basati su disponibilità oraria limitata delle prenotazioni. O ancora, come suggerisce Rich Siegel di Bare Bones Software, Apple potrebbe istituire una sorta di registro online degli aspiranti partecipanti e poi lanciare una sorta di lotteria i cui vincitori avrebbero la libertà di decidere se acquistare il biglietto o meno.

Sia come sia, questo sold-out istantaneo ci ricorda la natura ultima della WWDC, ovvero quella di conferenza dedicata al software per dispositivi Apple e chi lo sviluppa. E non è un caso che anche a questo giro nella comunicazione ufficiale Apple abbia parlato abbastanza esplicitamente di ciò che vedremo durante il keynote inaugurale, vale a dire le preview della prossima versione di iOS e di OS X Mountain Lion.