
E’ risaputo, Apple gode di ampio seguito fra i medici, molti dei quali sono legati all’azienda di Cupertino da parecchio tempo. Uno dei motivi è che in passato (e ancora oggi) alcuni importanti applicativi professionali giravano (e girano) solamente sull’OS della Mela.
Conosco personalmente un buon numero di dottori che dal Mac sono saltati di iPhone in iPhone e di iPad in iPad, prove viventi dell’effetto alone in senso opposto. Molti di loro (diciamo pure tutti) sono degli Apple-maniaci niente male, dite pure fanboy se vi fa piacere, “they’ve been called worse things“. Difendono il loro Mac a spada tratta, decantano la superiorità dei loro smartphone con i colleghi androidiani non appena se ne presenta l’occasione.
Uno di questi, che per comodità chiamerò genericamente iMedico, è particolarmente legato ad iFarmaci, l’app che come sapete gode di ampio successo fra ipocondriaci, infermieri volenterosi di contraddire estemporaneamente i medici in corsia con dati inconfutabili e rappresentanti farmaceutici con problemi di memoria a breve termine.
Pochi giorni fa l’iMedico mi ha raccontato una storia curiosa che riguarda proprio iFarmaci e un’analoga applicazione per Android, chiamata Farmacoid, curiosamente simile al corrispettivo per iOS.

Nemici quando si tratta di farsi concorrenza sui prodotti e ci sono da stringere accordi commerciali, gentiluomini disposti ad un elegante accordo sulla parola quando c’è da fare comunella per evitare diaspore incrociate di dipendenti allettati da stipendi migliori.


