Apple in Education, a Cupertino hanno pensato davvero a tutto?

di Giuseppe Benevento 27

Studenti con iPad - TheAppleLounge.comNella giornata di ieri sono state presentate nella Grande Mela presso il Guggenheim Museum novità in ambito education. Un evento diverso dai soliti. Prima di tutto, come detto, si svolgeva al di fuori dell’area metropolitana di San Francisco. Inoltre sul palco non si è visto il CEO di Apple.

Presentatore della giornata è stato il Senior Vice President Worldwide Marketing, Phil Schiller, che in divisa d’ordinanza (jeans e la camicia verde con cui compare anche nella pagina dedicata al suo profilo da dirigente). A fargli da spalla il Senior Vice President Internet Software and Service, Eddy Cue (anch’egli in divisa d’ordinanza) e, infine, il Vice President Productivity Application, Roger Rosner, balzato negli ultimi giorni agli onori della cronaca.

La prima presentazione del dopo Steve Jobs. La prima presentazione che ci lascia qualche dubbio.

Durante l’evento sono stati presentati diversi nuovi servizi di cui potete leggere qui su The Apple Lounge: iBooks 2, iBooks Author ed iTunes U (app). L’idea che a Cupertino hanno riguardo a come potrebbero trasformare il settore education è quanto mai idilliaca. Siamo sinceri nel dirvi che non abbiamo esperienza di studi nel paese dello zio Sam, ma non crediamo che la scuola americana possa diventare velocemente, facilmente e senza difficoltà come nelle splendide immagini mostrate da Apple. Ma andiamo con ordine.

iBooks 2, iBooks Author e iTunes U: vere rivoluzioni o propaganda?

La prima novità è iBooks 2, versione aggiornata del precedente iBooks, che si trasforma in uno strumento pienamente compatibile coi libri di testo interattivi presentati al Guggenheim. In questa nuova versione la possibilità di evidenziare il testo ed associarvi appunti. Questa è forse la novità migliore che è stata presentata anche se rimane un “problema” comune a tutti i libri elettronici. E se ne creano di nuovi.
Il primo problema è quello della ricerca di una pagina. Scagli la prima pietra chi al liceo o all’università, non ricordando qualcosa, non ha aperto un manuale in base allo spessore di quest’ultimo. In altre parole, molto spesso capita di non ricordare argomenti, parole, capitoli, ma, grazie all’ancoraggio visivo e tattile, sappiamo aprire un libro più o meno dove ciò che cerchiamo è contenuto. Cosa che non è possibile fare con gli strumenti di ricerca quando non ci si ricorda, ad esempio, un nome.
Un problema nuovo che potrebbe verificarsi con l’utilizzo dei nuovi libri elettronici così come li pensa Apple potrebbe essere un overflow cognitivo. Se chi realizza tali libri non è attento alla quantità di informazioni interattive che include nelle singole pagine, si potrebbe passare dagli attuali libri cartacei troppo statici a libri troppo dinamici e dispersivi. Al momento non siamo riusciti a recuperare delle linee guida suggerite da Apple per la creazione dei libri. Dobbiamo però pensare (e sperare) che nelle prossime ore da Cupertino le rilascino e che queste servano anche per il processo di approvazione e pubblicazione di un prodotto di qualità.

Passiamo ora ad iBooks Author. Chi è avvezzo all’uso di iWork ed in particolare di Keynote noterà moltissime somiglianze e sarà in grado di sfruttare molte delle potenzialità del nuovo software della Mela fin da subito. In informatica, si sa, non si butta via mai niente. Ogni singola riga di codice può servire in futuro. Se a questa usanza tipica degli informatici aggiungete il responsabile della suite iWork di cui Keynote fa parte, Roger Rosner, ecco che il gioco è fatto. In parole semplici, iBooks Author può essere definito il cugino di Keynote per il settore editoria. Proprio da iBooks Author e dalle sue potenzialità potrete capire quanto i libri elettronici in vendita su iTunes potrebbero offrire l’eccesso di informazioni nelle singole pagine di cui parlavamo in precedenza. Restano inoltre alcuni dubbi sui processi di pubblicazione e vendita dei prodotti realizzati con questo software, ma qualcuno ne ha già parlato.

Continuiamo con iTunes U (app). L’idea di fondo è a dir poco meravigliosa. Ma ha una serie di limiti ad avviso di chi scrive. Il primo su tutti: dover essere utenti Apple. Supponendo che si trovi una soluzione per la divulgazione dei device designed in Cupertino, vi è un altro problema: gli insegnanti. Se i più giovani riescono meglio nell’uso delle nuove tecnologie, spesso così non è per chi giovane non lo è più. Per quanto usare i prodotti della Mela sia semplice rispetto a quelli della concorrenza, non sempre molti insegnati sono avvezzi alla tecnologia. Probabilmente negli U.S.A. gli insegnati (delle scuole superiori e delle università) sono più giovani o comunque più avvezzi alle tecnologie. Ci riesce però difficile immaginare anche nel Paese a stelle e strisce una schiera di insegnati che abbiano in dotazione dei device Apple con cui impartire i compiti agli studenti, distribuire i materiali didattici e magari dialogare o organizzare gli incontri con gli studenti tramite iTunes U. Per la nostra esperienza nell’ambito universitario italiano vi possiamo garantire di aver visto anche docenti delle Facoltà di Scienze MM.FF.NN. ed addirittura del settore informatico non riuscire a stare al passo con le tecnologie. Anche quelle semplici di Cupertino. Più probabile, forse, vedere nel breve termine iTunes U usato nei lavori di Matt Groening che, da ex dipendente Apple e forse a conoscenza dei piani dell’azienda di Cupertino, aveva già immaginato un rapporto docente-studenti basato sui dispositivi elettronici.

iPad: una possibile fonte di distrazione ad alto costo?

Continuiamo dicendo cosa altro non ci convince. Apple sa certamente presentare i suoi prodotti e, vedendo i nuovi video, sembra che tutto sia semplice e meraviglioso. Alunni diligenti, tutti felici e dediti allo studio. Qui la prima domanda. Quanti studenti, soprattutto delle high school, con un iPad tra le loro mani non si lascerebbero tentare da usi diversi da quelli didattici? Avendo sotto mano un libro digitale da cui studiare e la possibilità di navigare in rete, comunicare tramite social network, giocare da soli o in multiplayer, ascoltare musica, vedere video, etc., quanti ragazzi resisterebbero alla tentazione? Il libro cartaceo, in quanto tale, non offriva fortunatamente tutte le distrazioni di un iPad. La tavoletta di Apple ha bisogno di essere affiancata ad un grande impegno ed una ancor più grande forza di volontà da parte degli studenti altrimenti potrebbe trasformarsi in uno strumento controproducente nelle fasi di apprendimento. Per non parlare dell’impossibilità di prendere appunti sui testi interattivi scrivendo a mano. Secondo diversi studi, lo scrivere a mano migliora la fase di apprendimento rispetto alla scrittura tramite tastiera. Ma questa è un’altra storia.

Infine, c’è un altro fattore che non ci convince. Con l’evento di ieri Apple vuole spingere l’uso dei libri elettronici su iPad. Ma quanto costa un’iPad? Domanda retorica di cui tutti conoscete la risposta. Attualmente la tavoletta delle meraviglie fa parte dei pochi prodotti che non vengono offerti con uno sconto education in nessuna parte del globo. Neppure negli U.S.A.. E quanti studenti, specie in periodi di crisi, hanno realmente la possibilità di acquistare un prodotto come un’iPad che non ha un prezzo definibile come popolare? E supponendo che l’iPad non debba essere acquistato dallo studente e che questo gli venga fornito dall’istituto scolastico a cui è iscritto, a quanto ammonterebbero le tasse scolastiche o la retta per usufruire di tale servizio? I costi dell’introduzione massiva di iPad in ambito education salirebbero notevolmente vista la garanzia del prodotto. Considerando la durata del ciclo di studi secondario o universitario, in caso di guasto fuori garanzia o rottura dell’iPad i costi che lo studente o l’istituto scolastico dovrebbe sostenere per le riparazioni del caso o per l’acquisto di un nuovo modello salirebbero ulteriormente.

Traendo le fila, Apple ha presentato dei nuovi servizi che nella teoria hanno tutte le carte in regola per cambiare il mondo dell’istruzione. Nella pratica però, visto quanto fin qui è esposto, c’è la possibilità che le novità di ieri possano avere lo stesso “successo” dell’attuale Apple TV.

Alla luce delle nostre considerazioni, cosa ne pensate delle novità presentate da Apple? Vera rivoluzione del mondo dell’istruzione oppure possibile buco nell’acqua dell’era post Steve Jobs? Come sempre, ditecelo nei commenti.