
Con l’introduzione dell’ultima versione di OS X Apple ha rafforzato la sicurezza del sistema migliorando il meccanismo di sandboxing delle applicazioni e punta ad applicarlo anche alle app di terze parti presenti sul Mac App Store. Il sandboxing è un metodo che consente di separare le applicazioni attive facendo sì che ciascuna di esse possa accedere a determinate risorse di sistema. In questo modo vengono fortemente limitate le potenzialità “nocive” delle applicazioni esterne sul sistema, con un guadagno anche in termini di stabilità generale.
Il termine temporale per l’adeguamento delle app disponibili sul Mac App Store alle nuove regole di sandboxing era fissato per il primo novembre ma gli sviluppatori che non si sono ancora messi in pari con le direttive possono tirare un sospiro di sollievo: Apple ha comunicato la proroga della scadenza fino al primo marzo 2012 con una email agli iscritti al Mac Developer Program.
Ad iCloud manca ancora qualcosa. Qualcosa che, a dirla tutta, è probabilmente la funzione più semplice e basilare che si potrebbe richiedere ad un servizio di cloud computing: il libro accesso ad una cartella personale salvata su un server da qualche parte in California. Presentando iCloud alla WWDC, Steve Jobs aveva lasciato intendere che il suo modo di vedere la nuvola è diverso da quello che hanno le altre compagnie. Non si tratta, per Apple, di limitarsi a dare storage remoto all’utente, ma di sincronizzare senza necessità di impostazioni i propri dati e documenti. Al momento, però, solo i file di iWork generati con iOS possono venire salvati da iCloud, e visualizzati quindi su iCloud.com. iWork per Mac non supporta il backup dei file generati dalla suite per l’ufficio di Apple, e in generale nessun file che non sia una mail, una fotografia di Photo Stream, un contatto o un calendario, può venire sincronizzato su iCloud.


La biografia di Steve Jobs firmata Walter Isaacson si sta rivelando un grande successo. Nel corso della prima settimana di commercializzazione negli U.S.A. sono state vendute 379.000 copie del libro. Lo rivela 


