Sandboxing: i Mac Dev hanno ancora tempo per adeguarsi

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Con l’introduzione dell’ultima versione di OS X Apple ha rafforzato la sicurezza del sistema migliorando il meccanismo di sandboxing delle applicazioni e punta ad applicarlo anche alle app di terze parti presenti sul Mac App Store. Il sandboxing è un metodo che consente di separare le applicazioni attive facendo sì che ciascuna di esse possa accedere a determinate risorse di sistema. In questo modo vengono fortemente limitate le potenzialità “nocive” delle applicazioni esterne sul sistema, con un guadagno anche in termini di stabilità generale.

Il termine temporale per l’adeguamento delle app disponibili sul Mac App Store alle nuove regole di sandboxing era fissato per il primo novembre ma gli sviluppatori che non si sono ancora messi in pari con le direttive possono tirare un sospiro di sollievo: Apple ha comunicato la proroga della scadenza fino al primo marzo 2012 con una email agli iscritti al Mac Developer Program.

Sulla carta il sandboxing è un’ottima soluzione: le applicazioni hanno a disposizione un set di risorse limitato che devono “dichiarare” al sistema attraverso una lista di “entitlements” che spieghino a cosa serve ciascuna risorsa. Come spiega John Siracusa nella sua mastodontica recensione di Mac OS X 10.7, Lion mette a disposizione degli sviluppatori una trentina di questi entitlements. Lo sviluppatore che vorrà veder approvata la propria applicazione sullo Store dovrà essere in grado di giustificare le richieste di accesso alle risorse “sandboxed” al momento dell’invio in revisione dell’applicazione.

La nuova regola applicata al Mac App Store ha però fatto storcere il naso a parecchi sviluppatori e a vari commentatori illustri, come Jason Snell e Andy Ihnatko. Queste nuove direttive mettono a rischio le funzionalità di un buon numero di software per Mac con ampia base d’utenza, come ad esempio Text Expander, Transmit o FantastiCal. Questi programmi, infatti, non potranno essere “ristrutturati” per ottemperare all’imposizione di Apple se non perdendo alcune di quelle funzioni fondamentali che ne hanno decretato il successo. E’ vero, il Mac App Store non è di certo l’unica modalità di distribuzione delle applicazioni disponibile, ma è chiaro che ormai tutti gli sviluppatori che vendono applicazioni all’interno dello Store virtuale di Apple non vogliono rinunciare alla visibilità che esso riesce a garantire.