
Il bestione high-end non subisce un aggiornamento dalla metà del 2010 e l’ultimo restyling estetico si perde ormai nella notte dei tempi. E nonostante nel complesso le vendite dei Mac vadano alla grande non è certo il Mac Pro a fare la parte del leone. A tirare il carretto dei quasi 5 milioni di Mac venduti nell’ultimo trimestre fiscale ci pensano soprattutto i portatili, mentre nell’ambito desktop è senza dubbio l’iMac a meritare lo scettro.
Le vendite insoddisfacenti potrebbero però non essere l’unica ragione alla base di una possibile dismissione del Mac Pro.
C’è da dire, prima di tutto, che i report sul futuro del Mac Pro sono parzialmente discordanti. La scorsa settimana MacRumors tracciava una possibile road-map che prevedeva l’aggiornamento del bestione di Cupertino verso l’inizio del 2012, con l’arrivo di nuove soluzioni Intel adatte ai vari modelli di Mac Pro disponibili.
Ora AppleInsider afferma con maggiore sicurezza (e MacRumors riprende la notizia) che la dirigenza Apple starebbe seriamente pensando di tagliare una divisione che ormai costa troppo in proporzione al fatturato che riesce a garantire.
Non solo mere proiezioni di vendita, dicevamo. A segnare il destino del Mac Pro potrebbero esserci anche considerazioni prettamente tecniche e legate alle mutazioni della domanda di pari passo con l’evoluzione tecnologica. A minacciare il Mac desktop più costoso sarebbe di fatto Thunderbolt, la nuova tecnologia che Apple ha ormai implementato su tutti i Mac tranne il Mac Pro.
Uno dei selling point principali del Mac Pro è rappresentato dalle possibilità di espansione del computer grazie alla presenza delle porte PCI interne. Il problema è che grazie alla connessione Thunderbolt si potranno utilizzare dispositivi esterni che renderanno inutili le espansioni in-case, non ultimi anche slot PCI esterni per chi avesse necessità di utilizzare periferiche sviluppate per l’upgrade “interno”.
Certo, il Mac Pro è anche potenza di calcolo e l’eliminazione del modello dalla gamma avrebbe senza dubbio anche un sapore “politico”. Un ulteriore allontanamento da un mercato pro flagellato da una costante decrescita dei margini e un livello di crescita che non può nemmeno lontanamente essere paragonato a quello dei mercati consumer nei quali al momento Apple opera con successo.
La mia sensazione (o forse speranza?) è che non sia ancora giunta l’ora del Mac Pro. C’è ancora spazio per questo TIR sovralimentato e c’è ancora la possibilità di aggiornarlo a “basso costo”, senza che il margine ridotto possa sensibilmente impattare sui conti complessivi della divisione Mac. Ma sulla possibilità di un rinnovamento a inizio 2012 non ci metterei di certo la mano sul fuoco.