
Uno dei problemi che le case discografiche si trovano ad affrontare nel prossimo futuro è l’eccessivo peso di alcuni attori del mercato della musica digitale, iTunes Store (Apple, per estensione) in particolare. Lo sostiene la EMI in un recente comunicato che ha fatto seguito all’ultimo report dei risultati fiscali. Secondo la major, che fu la prima fra le grandi etichette a concedere il proprio catalogo ad Apple senza il vincolo dei DRM, uno dei rischi possibili da non sottovalutare è:
“La sostanziale dipendenza da un numero ristretto di negozi musicali online, in particolare iTunes Store, per le vendite su internet, e la risultante influenza che essi possono esercitare sulla strutturazione dei prezzi nei negozi musicali online”.


Non è un mistero che a Cupertino siano particolarmente soddisfatti delle “imprese” di iTunes e App Store. Come non lo è il fatto che su di essi abbiano puntato parecchio (anche da un punto di vista economico). I risultati sono sotto gli occhi di tutti: con più di 3 miliardi di download all’attivo, oltre 200.000 applicazioni per iPhone e iPod touch e più di 20.000 realizzate appositamente per iPad, App Store accede di diritto alla nomination come una delle mosse più azzeccate di sempre della Apple Inc.


