SmartTime: perché Apple può cambiare il mercato degli smartwatch

di Lorenzo Paletti 8

Looporologio

La tecnologia da indossare. Questo sembra essere il tema che dominerà l’elettronica di consumo nel 2014. Mentre le indiscrezioni riguardanti un televisore di Apple passano in secondo piano, Google assicura che i suoi Glass saranno disponibili sul mercato entro la fine dell’anno. E Apple cosa sta facendo per arrivare nel settore dei super-personal computer? Un team di 100 ingegneri sarebbe segregato nei laboratori di Cupertino, lavorando alacremente alla creazione del primo smartwatch made in Apple. Sarà questo a risollevare il fiacco titolo in borsa della compagnia? Di certo nessuno, meglio di Apple, può creare uno lo smartwatch ideale per iOS.

Un rapido sguardo al settore degli orologi intelligenti permette di individuare rapidamente le mancanze della concorrenza.

Pebble, successo di Kickstarter da 10 milioni di dollari, sfrutta uno schermo e-ink e fornisce agli sviluppatori le API necessarie ad integrare qualsiasi applicazione con l’accessorio da polso. Unico problema: sembra un giocattolo. Lucido e pacioccoso, spesso e di plastica scadente, Pebble starebbe bene al polso della mia cuginetta, non a quello di un uomo d’affari che vuole leggere i messaggi dell’amante in maniera discreta durante un meeting commerciale. Certo, il prezzo è concorrenziale: 150$, ma il dispositivo non è ancora in vendita perché non tutti i finanziatori di Kickstarter hanno ricevuto la loro unità.

Pebble

I’m Watch è un prodotto tutto italiano. Costruito in metallo, ha delle linee meno infantili del Pebble, anche se alcune scelte, come le due targhette in metallo sul cinturino che portano inciso il nome del prodotto, sanno di pacchiano più che di raffinato. Il problema principale di I’m Watch, però, è la versione custom di Android che fa girare, che ha svariati problemi di fluidità. Per 300€, prezzo a cui viene venduto l’orologio, un utente ha il diritto di chiedere migliori performance. Ok, è Made In Italy, ma il suo successo commerciale è tutto da vedere.

Anche Casio ha provato a entrare nel gioco con una nuova serie di prodotti della sua celebre gamma G-Shock. Dotati, come il resto della concorrenza, dell’ultima generazione di Bluetooth, gli smartwatch di Casio hanno i muscoli di uno dei maggiori produttori di orologi da polso al mondo. Il design rodato della compagnia giapponese, e la sapienza nella costruzione,  potrebbero però non bastare. il GB6900AA non fa altro che notificare l’utente della ricezione di un messaggio o una telefonata, o vibrare se ci si sta allontanando dal proprio smartphone, mentre la porzione di display relegata alle notifiche è troppo piccola. Prezzo consigliato: intorno ai 200€.

I'm Watch

Sony, dal canto suo, produce quello che potrebbe essere il vero concorrente di iWatch. Un piccolo dispositivo che recupera le forme delicate (e la clip) di iPod nano, lo Smartwatch di Sony abbina la sapiente produzione di hardware del colosso dell’elettronica ad una versione custom di Android. Unica pecca: il device non è compatibile con iOS. E viene da chiedersi per quale ragione, considerato il numero di iDevice sul mercato (e il conseguente numero di utenti che Sony ha scelto di non conquistare dal principio). D’altro canto c’è da ammettere che il prezzo è tra i più interessanti: 99€. Probabilmente si tratta del dispositivo con il miglior rapporto qualità/prezzo attualmente in vendita.

G-Shock

Ci sono tre elementi fondamentali che uno smartwatch deve combinare: 1) Deve essere bello da indossare. 2) Deve integrarsi con uno smartphone per eseguire un’ampia gamma di funzioni. 3) Deve farlo con semplicità e fluidità.

(1) Il design, rappresenta un punto fondamentale nella creazione di un orologio. Diversamente da un qualsiasi altro gadget elettronico, lo smartwatch è anche un gadget personale. Questo significa che deve essere bello da vedere e bello da indossare. Se Pebble ha fallito nel produrre un dispositivo che facesse venire voglia di allacciarsi al polso, va riconosciuto a Sony l’ottimo lavoro nel settore. E sappiamo quanto a Cupertino siano influenzati dal lavoro dei designer Giapponesi di Sony (o dovremmo forse dire Jony). Vetro e alluminio saranno certamente i due materiali con cui sarà costruito iWatch, mentre recenti brevetti e indiscrezioni sembrano indicare senza dubbi che il dispositivo avrà un vetro e uno schermo curvi.

Non ho dubbi sul fatto che Ive stia disegnando un iWatch bello da indossare, ma sono anche curioso di vedere se e come Apple sceglierà di seguire la strada della personalizzazione. Se e come gli ingegneri di Cupertino abbiano trovato una soluzione per fornire una bouquet di offerte interessante a livello stilistico rimane da vedere.

Una soluzione semplice e relativamente economica potrebbe essere quella seguita anche da iPod nano e Sony. L’orologio potrebbe essere venduto in una (probabilmente ristretta) gamma di colori, e abbinato a un cinturino prodotto da Apple o terze parti.

(2) Pebble e I’m Watch sono i due dispositivi che offrono le maggiori funzioni out of the box. Leggere messaggi, conoscere l’identità del chiamante e sapere se ci si sta allontanando dal proprio telefono sono ottime features che certamente saranno presenti in iWatch. Ma Apple potrebbe spingere l’integrazione con il sistema operativo ben più in là di quanto possono fare compagnie esterne. Immaginate ad esempio di poter chiedere qualcosa a Siri direttamente tramite lo smartwatch, o visualizzare le mappe di Apple al polso, per essere guidati in una strada cittadina durante una passeggiata, magari mentre state trasportando le borse della spesa e avete problemi a raggiungere il telefono in tasca.

Pebble potrà inoltre fornire le proprie API agli sviluppatori, ma c’è da credere che API personalizzate per iWatch, sviluppate da Apple, e fornite insieme al kit di sviluppo di iOS spingeranno un grande numero di developer a creare software compatibile con iWatch.

Sony Smartwatch

(3) iPod nano utilizzava un firmware con una UI molto simile ad iOS. È notizia di questi giorni che Kevin Lynch, ex dipendente di Adobe ora assunto da Apple, sarebbe a capo di un team di ingegneri che hanno in precedenza lavorato ad iPod. Questo potrebbe essere il fantomatico dream-team di 100 persone che starebbe lavorando ad iWatch, e stando sempre alle recenti voci di corridoio, Apple starebbe facendo girare iOS sui prototipi di smartwatch. Non un firmware che finga di esserlo, ma il vero e proprio sistema operativo mobile già installato su iPhone, iPod touch e iPad. Cambiare apparenza ad iOS non è complicato, considerato che il sistema operativo gira anche su Apple TV, ed è possibile che Cupertino abbia preso in considerazione l’idea di portare iOS anche sul suo orologio da polso.

Qualsiasi sia la strada intrapresa da Apple in ambito software, oltre dieci anni di storia ci fanno credere che anche in questo caso la fluidità e la semplicità d’uso saranno caratteristiche fondamentali del prodotto.

iPod nano

La questione NFC rimane aperta. Non è ancora chiaro quale sia la posizione di Apple riguardo la tecnologia che permetterebbe di trasformare qualsiasi dispositivo portatile in un portachiavi digitale o un portafoglio elettronico. Se però un chip NFC dovesse farsi spazio all’interno di iWatch, per permettere pagamenti on-the-go, sarebbe un’altra occasione in cui Apple potrebbe sfruttare la sua posizione mediando i pagamenti tramite gli Apple ID associati ad un account per iTunes che è stato registrato tramite una carta di credito. Sono centinaia di migliaia gli utenti dello store musicale di Apple che potrebbero cominciare a pagare con il loro orologio nell’istante in cui lo indossano.

La collaborazione con Nike, che da anni sviluppa insieme ad Apple ottimi accessori, potrebbe anche trasformare iWatch in un contapassi, magari in grado di tenere traccia proprio del Fuel di Nike. Al CES di quest’anno sono sbocciati diversi dispositivi personali (da polso o cintura) per tenere traccia dell’attività fisica giornaliera, e persino Tim Cook, CEO di Apple, porta al polso un FuelBand di Nike.

Nike Fuelband

Ci sono ancora moti dubbi riguardo come apparirà questo dispositivo e cosa potrà fare. Ma Apple è nella posizione ideale per soddisfare le tre caratteristiche fondamentali elencate in precedenza.

Nel 2007, Apple ha introdotto iPhone. Non era il primo smartphone con touchscreen ad arrivare sul mercato, ma da quel momento è cambiato il modo di pensare ai telefoni cellulari. Una simile rivoluzione potrebbe arrivare ora nel mercato degli smartwatch, dove pare peraltro che anche l’eterno concorrente Samsung si stia preparando ad entrare.

Ci sono certo problemi da risolvere, come il fatto di dover montare uno schermo a colori su un dispositivo che deve essere piccolo e leggero, ma trasportare una batteria in grado di farlo sopravvivere almeno per qualche giorno. Con la tecnologia moderna è possibile raggiungere questo risultato? Sembra difficile da credere, ma di nuovo, nel 2007 pare che i dirigenti di BlackBerry non credessero che iPhone potesse realmente funzionare. Non con uno schermo del genere. Non con delle funzioni come quelle.

Dopo tanto tempo, possibile che Apple sia pronta a stupire di nuovo noi e i suoi concorrenti?