
I linguisti dell’American Dialect Society hanno scelto “app” come vocabolo più rappresentativo dell’anno che si è da poco concluso. Secondo i 69 esperti che si sono riuniti la scorsa settimana a Pittsburgh per la votazione finale, la parola ha ora un valore a se, indipendente dal termine più lungo, application, di cui è l’abbreviazione.
Nata dal quell’abitudine prettamente americana di lasciar cadere le lettere in eccesso se il vocabolo si capisce lo stesso (sales rep per sales representative, tanto per fare un esempio) “app” è effettivamente diventata una parola di senso compiuto che non indica tanto un programma informatico in generale, quanto un software che gira su dispositivi mobili ed è spesso “autosufficiente” rispetto al sistema che la ospita nell’espletare le funzioni per cui è pensato.










