MobileMe, il push torna a funzionare

di Andrea "C. Miller" Nepori 3


MobileMe sta completando il suo processo di evoluzione verso quell’idea di prodotto che Apple avrebbe voluto promuovere nel luglio scorso. Ci sono voluti più di sei mesi per riparare ai mille problemi che caratterizzarono uno dei lanci più burrascosi della storia degli online services targati Cupertino.

Dopo l’aggiunta della funzionalità di filesharing, nei giorni scorsi Apple ha riattivato una delle funzioni che furono “staccate” dopo i black out dei giorni che seguirono l’attivazione del servizio, vale a dire il push dei contatti e degli eventi iCal. A Cupertino non si possono ancora permettere di rispolverare quel motto, “Exchange for the rest of us”, che avrebbe dovuto fare la fortuna del servizio online di Apple, ma le promesse di Steve Jobs (che a seguito del disastro si scusò con gli utenti annunciando un duro lavoro di revisione del prodotto) sono state mantenute.

Scrollarsi di dosso la nomea di prodotto fallato per MobileMe non sarà facile. Il vero problema è che la concorrenza, nel corso di questi ultimi mesi trascorsi nel low profile della “fase di manutenzione”, ha saputo mettersi al passo con l’offerta e ad oggi più di sei mesi fa l’utente mediamente esperto può crearsi in maniera autonoma soluzioni analoghe a MobileMe ricorrendo all’utilizzo simultaneo (via browser) di servizi sottoscrivibili gratuitamente.

L’unico vero vantaggio di MobileMe, a mio parere, rimane l’integrazione “seamless” con i computer della Mela e soprattutto con i software installati di default su ogni Mac. L’obbiettivo di MobileMe, però, non era solo quello di sostituire pariteticamente l’esperienza di .Mac ma anche di aprire il mondo Apple e veicolare la concezione Apple verso il “pubblico non ancora conquistato”. E’ per questo che nelle immagini ufficiali di MobileMe a fianco del MacBook air trova posto un PC Windows.

Al momento questo obbiettivo sembra ancora lontano e gli ingegneri del software addetti allo sviluppo di MobileMe devono darsi seriamente da fare perché la iNuvoletta diventi davvero Exchange per il resto di noi.