Snow Leopard: passaggio ad un kernel a 64 bit, senza traumi

di Giovanni Piller Cottrer 9

Come la maggior parte dei lettori sapranno, Mac OS X supporta perfettamente applicazioni a 64-bit, architettura molto più performante della precedente a 32-bit. Questa capacità era stata introdotta da Apple fino dalla versione Tiger, strizzando un occhio al passaggio a Core 2 Duo di Intel, e ha subito dei miglioramenti con la successiva major release (Leopard), passando dai semplici processi/server a 64-bit, al completo supporto per le applicazioni e il framework Object-Oriented di casa Cupertino: Cocoa. Con il futuro Snow Leopard, potremo assistere ad una successiva evoluzione.

Secondo quanto riportato dai rumors più accreditati, la prossima versione di OS X sarà la prima ad avere un kernel interamente a 64-bit. Alcuni di voi potrebbero dire “E allora?”. Beh.. allora Apple ha molto da insegnare.

L’azienda di Cupertino ha infatti programmato da molto tempo il passaggio completo alla “nuova” architettura, migliorandone il supporto passo dopo passo, senza mai imporre scelte critiche per molti produttori di software.Gli sviluppatori hanno così potuto prevedere da tempo questa possibile evoluzione, e sono stati abituati a test e distribuzioni “multi-piattaforma”.

L’adozione passo dopo passo del supporto per i 64 bit

Da Snow Leopard, conseguentemente all’introduzione del kernel a 64-bit, sarà però necessario un upgrade di tutti i driver dato che, per necessità, tutti i plug-in andranno compilati allo stesso modo del cuore del sistema. Questa procedura, grazie agli accorgimenti presi negli scorsi anni da Apple, sarà pressoché invisibile all’utente che, dissimilmente a quanto accaduto con il rilascio di Windows Vista, non sarà costretto a trovare pezze per far funzionare il proprio hardware.

A differenza di altri ambienti a finestre quindi, dove il passaggio ai 64-bit ha causato problemi con driver e applicazioni, la maggior parte del software distribuito conterrà (e contiene già ora) al suo interno le versioni per ambedue le piattaforme (un cosiddetto “fat pack”). Questo significa che, con tutta probabilità, i pacchetti di software che avete installato negli ultimi mesi conterranno  le librerie e i binari necessari per funzionare alla perfezione su tutti i sistemi Mac.

Ma non è proprio tutto oro quel che luccica

Purtroppo però non ci sono solo buone notizie. Come molti sapranno infatti, a giugno 2007 è stato abbandonato il progetto di portare Carbon (un altro framework Apple) a 64 bit e, se per molte applicazioni questo non vuol dire nulla, per programmi del calibro di PhotoShop, interamente basati su questo insieme di librerie, è tutta un’altra storia. La recentissima CS4 di Adobe infatti non potrà mai permettersi di aprire immagini per più di 4GB di RAM.

Ci sono però anche dei fattori positivi: per esempio Adobe si trova ora costretta a riscrivere PS (scelta che avrebbe dovuto intraprendere già da tempo) in un linguaggio Object-Oriented che, se per l’utente finale vorrà dire poco, permetterà una manutenzione più semplice e veloce di tutto l’ambiente. Non a caso il Finder della prossima versione di OS X sarà completamente in Cocoa!

Certo, la consolazione è magra, ma bisogna capire anche le ragioni di Cupertino: mantenere due framework è sia un costo in termini di tempo e denaro, che in termini di logica. Utilizzare un unico e potente linguaggio sarà per la maggior parte degli sviluppatori un vantaggio a lungo termine e, pensandoci, imporre la conversione ora a cose così pesanti come i prodotti Adobe è stata una mossa necessaria.

Concludendo

E’ importante ricordare che, sebbene il mancato supporto delle nuove tecnologie per poche applicazioni possa creare disagi, queste funzioneranno perfettamente anche in modalità 32-bit, visto che Snow Leopard sarà compatibile con tutti i software sviluppati fino ad ora. Non va dimenticato che il passaggio completo ai 64-bit non solo migliorerà le performance del nostro computer, ma permetterà di aumentare la RAM oltre i 32Gb. Sempre che qualcuno ne abbia davvero bisogno.

[via AppleInsider]