iPhone 4-HD o non iPhone 4-HD: il dilemma del prototipo

di Luca Iannario 8

Come avete avuto modo di leggere su TAL, durante lo scorso week-end, è stato trovato quello che sembra essere il prossimo iPhone in un bar in California. Inizialmente le foto sono state pubblicate da Engadget, che indica San José come luogo del ritrovamento, e la prima impressione è stata quella di un clamoroso fake made in China, uno dei tanti.

Tuttavia, il medesimo prototipo è poi finito nelle mani di Gizmodo ed è stato prontamente smontato per scoprire cosa nascondesse sotto la scocca in alluminio-vetro. Il teardown effettuato non lascerebbe adito a dubbi: i componenti sono chiaramente marchiati Apple e sono sistemati in maniera molto precisa all’interno della superficie disponibile. Inoltre, se connesso ad una porta USB, lo smartphone si comporta esattamente come un iPhone, con la sequenza di boot e l’immagine “connect to iTunes” (dopo essere stato resettato da Apple da remoto); il cellulare viene riconosciuto da Xcode e iTunes come un “iPhone” così come dal System Profiler di Mac OS X.

Se non fosse per la scocca un po’ troppo dozzinale potremmo anche convincerci che sia davvero questo il prossimo iPhone (per lo meno la speranza è che non sia davvero così, almeno per i miei gusti).

Il mistero si infittisce, però, sulle modalità con le quali sarebbe stato recuperato questo pseudo-prototipo; nel post di Gizmodo si legge che “E’ stato trovato smarrito in un bar a Redwood City, camuffato per apparire come un iPhone 3GS (era in una custodia nera, ndr)”. Prima di tutto, mi viene da pensare che è davvero molto strano che qualcuno perda un prodotto così prezioso per Apple “in un bar a Redwood City”, viste e considerate le rigide politiche di sicurezza imposte dall’azienda di Cupertino. Se fossi nei panni di chi l’ha perso sarei già su Marte.

L’ipotesi del “controlled leak”, della fuga di notizie controllata, non sta in piedi. Apple non fa focus group, non li ha mai fatti e non li farà mai, almeno finché ci sarà Steve Jobs a capo dell’azienda. Il Jobs che disse questa frase, non ha nulla a che spartire con i focus group:

“Puoi chiedere ai clienti cosa vogliono e provare a darglielo. Da che avrai terminato la produzione, vorranno qualcosa di nuovo.”

Figurarsi dunque se a Cupertino potrebbero mai pensare di fare un test pubblico su larga scala (come ipotizzato da diversi osservatori nelle scorse ore) “lasciando libero” un prototipo che svela così tanto.

C’è però un altro particolare interessante: John Gruber, menzionato nell’articolo per aver confermato che “Apple ha effettivamente perso un prototipo di iPhone e che lo rivuole indietro”, ha prontamente risposto su Daring Fireball per smentire tale citazione. Secondo Gruber non si parla affatto di smarrimento, ma di furto. Nel suo post si legge: “Sono a conoscenza del fatto che Apple considera l’unità rubata, non perduta”.

Se fosse così, probabilmente, Gizmodo potrebbe sapere chi e come è riuscito a procurarsi tale prototipo (per il quale si vocifera siano stati sborsati circa 10.000$) e potrebbe ricevere una letterina speciale dall’ufficio legale di Apple, sempre che gli avvocati di Cupertino già non fossero a conoscenza della faccenda ancor prima della pubblicazione.

Sta di fatto che al momento un’eventuale azione legale da parte di Apple nei confronti di Gizmodo rimane un’ipotesi remota, non fosse altro perché tale mossa confermerebbe la validità di quanto pubblicato dal sito del gruppo Gawker. Per non parlare poi del danno di immagine che Apple si auto-infliggerebbe denunciando uno dei siti di tecnologia in assoluto più frequentati del web.

I metodi per far pagare pegno a Gizmodo di “tanta sfrontatezza” nella pubblicazione di questo scoop Apple potrà sempre trovarli successivamente. A Cupertino potrebbero, in tre parole, “chiudere i rubinetti”. Basta inviti in anteprima a tutti gli eventi speciali, basta prodotti di prova prima del lancio ufficiale, basta rapporti privilegiati con gli addetti alle PR. Ma anche in questo caso, non è detto che ad Apple convenga, perché la copertura e la pubblicità gratuita che una pubblicazione come Gizmodo è in grado di garantire sono merce assai rara e a Cupertino lo sanno bene.