Il trailer del nuovo documentario su Steve Jobs, “The Man in the Machine”

di Andrea "C. Miller" Nepori 3

Mentre aspettiamo di vedere nei cinema il film con Michael Fassbender sulla vita di Steve Jobs, ispirato alla biografia ufficiale, arriva il primo trailer di un nuovo documentario sul co-fondatore Apple. Un ritratto tutt'altro che agiografico che non è piaciuto ai piani alti di Apple.

Il 4 settembre arriverà nei cinema americani (e sarà disponibile on demand) un nuovo documentario sulla vita di Steve Jobs. Si intitola “The Man in the Machine” e lo ha girato il regista premio oscar Alex Gibney, già famoso per “Going Clear” un duro documentario su Scientology che aveva fatto infuriare i devoti del culto fondato da Ron Hubbard. Chi suole definire Apple come una specie di “chiesa laica” ha gli appigli giusti per lanciarsi in un parallelo con la reazione al documentario su Jobs da parte dei vertici Apple, cui “The Man in the Machine” proprio non è piaciuto.

Eddy Cue, SVP della divisione Internet Services di Apple, ha avuto modo di vedere il documentario in anteprima al festival SXSW a marzo e lo ha bocciato con un tweet lapidario:

Se il trailer è fedele nel riprodurre il tono che il regista ha voluto dare al documentario, non è difficile comprendere lo scontento di Cue e soci. Dal montaggio del video promozionale esce chiara l’intenzione di offrire un contrasto netto fra una genialità innata del personaggio che, per quanto diffusamente riconosciuta, contrasta (e forse viene sminuita) da una serie di piccolezze umane che hanno macchiato gli anni giovanili di Steve Jobs.

Il grande dilemma è sempre lo stesso: come dobbiamo considerare le mancanze  di un ragazzo tanto geniale, dall’ego gigantesco che ha giocato un ruolo fondamentale nella rivoluzione informatica che ha dominato la fine del secolo scorso, alla luce dell’uomo che è diventato e dei successi che – sulla base anche di quella esperienza – è riuscito a ottenere?

Se il documentario riuscirà a conciliare questi due aspetti e fornire almeno un punto di vista nuovo sulla dicotomia che rende così interessante la figura di Steve Jobs, allora avremo un nuovo pezzo interessante da aggiungere alla lunga lista di opere sul co-fondatore Apple. Se al contrario questo contrasto è solo un facile mezzo per rendere più accattivante e controverso un documentario che non aggiunge nulla di nuovo alla lettura della sfinge Jobsiana, allora ci sta che Eddy Cue non avesse poi tutti i torti.