Bloomberg e il coccodrillo di Jobs

di Redazione 4

Quando capitò a Mark Twain, lo scrittore statunitense rispose con grande ironia che le voci circa la sua morte erano state largamente esagerate. Ieri è toccato a Steve Jobs: Bloomberg ha pubblicato per errore sul proprio sito l’obit (diminuitivo di obituary, necrologio) del capo di Apple con tanto di XXXX al posto delle date e, ben più importante, con l’intera lista di fonti e contatti per i giornalisti che chiuderanno il pezzo. Non facciamo finta di stupirci. Uno dei benefit che si acquisiscono una volta divenuti grandi celebrità è anche questo: poter leggere il proprio necrologio in anticipo.

Il coccodrillo di Bloomberg non è esattamente “uno specchietto” da metà pagina. L’articolo è un quasi-pamphlet di 17 pagine che riassume tutta la vita di Jobs, dagli inizi al fianco di Woz fino ai giorni recenti. Il pezzo è stato pubblicato per errore durante una delle revisioni periodiche a cui questi articoloni vengono sottoposti. Nonostante sia rimasto online per meno di un minuto prima che l’autore dell’errore se ne accorgesse e ponesse rimedio al pasticcio, Ryan Tate è riuscito ad ottenerne una copia e l’ha pubblicata su Gawker.

Bloomberg ha successivamente pubblicato una rettifica pubblica piuttosto generica in cui avvisava che un articolo su Apple era stato pubblicato per errore in giornata. Un atto più che dovuto, visto che una notizia di questo genere scatenerebbe un altro tipo di coccodrilli, quelli che vivono nelle paludi di Wall Street e che aspettano il momento giusto come se dovessero rivendere una gamba di Garpez.

L’intero articolo è piuttosto macabro, soprattutto per il tono commemorativo in cui è scritto, ma è in realtà un ottimo sunto di tutto ciò che è girato intorno alla figura di Jobs negli ultimi 30 anni. Ma se in fondo un articolo di questo genere si può prendere con filosofia e secondo qualcuno può portare pure bene, facendo i dovuti scongiuri, il problema per Bloomberg è un altro. Nell’articolo pubblicato sono elencati i nomi delle fonti californiane di Bloomberg e i rispettivi numeri di telefono (giustamente “redacted” nella versione di Gawker). Curiosità: fra le personalità da contattare è presente anche Heidi Roizen, definita “una venture capitalist che una volta usciva con Jobs“.

Come segnala De Witt su Apple 2.0 l’ultimo grande caso di necrologi pubblicati per errore risale al 2003 quando la CNN si lasciò sfuggire alcune bozze degli obituaries di Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II, Dick Cheney, Nelson Mandela e Fidel Castro. Il giornalismo americano ha avuto anche un grande artista del genere, se genere si può chiamare. Alden Whitman, che lavorava per il New York Times, era noto nell’ambiente perché prima di scrivere i necrologi di questa o quella personalità si incontrava con loro per una lunga e approfondita intervista. Non a caso si guadagnò un macabro nomignolo: the Ghoul.