iPhone 4G-HD: la saga continua

di Andrea "C. Miller" Nepori 2

Nel corso dell’ultima settimana, nonostante le headlines del Mac Web siano state riconquistate di prepotenza dalla scontro fra Apple e Adobe, si sono registrate interessanti evoluzioni nella saga dell’iPhone prototipo smarrito dall’ingegnere Apple Gray Powell e finito nelle mani di Gizmodo dietro pagamento di 5000$ in contanti.

Il passo avanti più significativo è sicuramente la rivelazione dell’identità di colui che ha ritrovato l’iPhone prototipo, il 21enne Brian Hogan, e del “middleman”, il mediatore che ha gestito i contatti fra Gizmodo e Hogan, tale Sage Robert Wallower. Ci sarebbe anche un terzo uomo connesso in qualche modo con la vendita.

Nel frattempo Gizmodo continua a contestare i metodi della R.E.A.C.T., che venerdì scorso ha sequestrato i computer di Jason Chen, e minaccia di fare causa.

Hogan e Wallower

E’ stato il lavoro investigativo attraverso indizi sparsi sui social network a guidare Wired e CNet alla scoperta delle identità di Brian J. Hogan, definito il “finder”, e di Wallower, il “middleman”.

Hogan, di cui vedete il bonario faccione nell’immagine d’apertura, è colui che ha ricevuto il telefono da un anonimo avventore del Gourmet Haus Staudt in quella sera di marzo che l’Ing. Powell rimpiangerà per tutta la propria vita. Il ragazzo è uno studente e dalla descrizione che ne fornisce il suo avvocato (impegni umanitari e di beneficenza compresi) parrebbe proprio uno stinco di santo finito in una storia più grande di lui.

Hogan, secondo quanto riportato dal suo legale, si sarebbe pentito del suo errore e avrebbe confermato, in buona sostanza, di non aver fatto praticamente nulla per restituire il telefono, se non chiedere ad un amico, che potrebbe essere proprio Wallander, di chiamare l’Apple Care per tentare una restituzione.

Quello che Hogan ha fatto, ovvero tenersi un oggetto ritrovato e rivenderlo, è considerato furto dalla legge della California. La polizia, che pure avrebbe già parlato con il ragazzo, non ha però ancora stabilito se procedere con l’incriminazione o meno.

Un particolare interessante si nasconde in una dichiarazione attribuita ad Hogan. Gizmodo, che contattato dal “middleman” come molti altri giornalisti, è l’unica testata che ha accettato di pagare per ottenere il prototipo, avrebbe assicurato al ragazzo che non c’era nulla di sbagliato nel condividerlo con la stampa tecnologica.

Anche la posizione di Wallower, colui che avrebbe fatto da tramite nella transazione con Gizmodo e che avrebbe dapprima contattato anche altre testate tecnologiche, non è ancora chiara, né è chiaro se verso di lui possano ricadere delle accuse (forse concorso in furto?).

Le questioni legali

Il sequestro dei computer di Jason Chen ha segnato una svolta nelle indagini del R.E.A.C.T.; gli inquirenti, prima di procedere, vogliono valutare con attenzione la linea difensiva di Gizmodo e del suo Editor. Secondo gli avvocati di Gawker il sequestro degli strumenti di lavoro di un reporter è illegale perché infrange le shield law, leggi federali e statali a protezione dei giornalisti e del loro diritto di mantenere la segretezza sulle proprie fonti.

Il problema è che in questo caso il giornalista non protegge una fonte che potrebbe aver commesso un crimine ma è a sua volta al centro delle indagini. Resta da capire se nel caso di Chen, che potenzialmente è colpevole di concorso in ricettazione (ma non ci sono ancora accuse formali) le leggi scudo possano essere applicate o meno. Il problema di fondo è che la polizia ancora non vuole rivelare se Chen è indagato o meno, il che cambierebbe necessariamente le carte in tavola.

L’editor di Gizmodo ha provveduto ad assumere un avvocato penalista che possa curare direttamente il suo caso mentre Gawker ha fatto sapere che sta ponderando la possibilità di denunciare la polizia per aver condotto un sequestro illegale.Gli avvocati dell’editore sostengono fermamente l’applicabilità delle shield law in questo caso, supportati anche dal parere dei legali dell’Electronic Frountier Foundation.