Alla vigilia dell’iWatch, ecco i concorrenti del wearable Apple




Sembrano non esserci più molti dubbi, date le più recenti indiscrezioni di alto livello e la portata dell’evento: Apple domani presenterà l’iWatch. O iTime che dir si voglia.
All’edizione 2014 dell’IFA, la mega fiera dell’elettronica di consumo che si chiuderà mercoledì prossimo a Berlino, i concorrenti hanno sgomitato per lanciare o aggiornare i propri dispositivi indossabili, quasi tutti modellati sulla declinazione classica dell’orologio. Ecco una carrellata degli smart watch di “alto profilo” contro cui dovrà vedersela il prodotto di Apple.

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Samsung Galaxy Gear S

image_newIl nuovo smart watch di Samsung è il più “grosso” della sua categoria, per via del display da 2 pollici. Si distingue dai concorrenti principalmente per l’utilizzo di Tizen come sistema operativo. Un vantaggio in termini di originalità, ma l’impressione è che lo sviluppo sia ancora acerbo, a meno a giudicare dalla scarsa fluidità riscontrata durante i primi hands-on. Curiosa l’assenza del contapassi, costante degli altri modelli. Da segnalare la possibilità di utilizzarlo in modalità “isolata”, ovvero lontano da uno smartphone di supporto, grazie alla presenza di uno slot per nanoSIM.
Disponibile più avanti quest’anno, costerà 299 euro.


Motorola Moto 360

moto-360-watchForse il dispositivo più atteso. Il marchio Motorola è proprietà di Google, dato sufficiente ad incoronare questo smart watch come “prodotto ufficiale” dell’azienda di Mountain View sul mercato degli smart watch. In realtà la versione di Android Wear che monta il Motorola Moto 360 è la stessa che montano anche i concorrenti, senza differenze. Interessante il design, forse il più neutro e unisex di tutti, ma le prime prove parlano chiaro: la batteria dura troppo poco, non abbastanza per una giornata di uso intensivo, e il SoC utilizzato è inspiegabilmente vecchio (è un chip del 2010).
Da segnalare l’assenza di un accelerometro. Disponibilità immediata negli USA, a 249$.


LG G Watch R

46887Anche LG ha approfittato dell’IFA per lanciare la sua nuova offerta in ambito “smart watch”, con l’introduzione della versione più aggiornata del suo smart watch, ovvero LG G Watch R.
Rispetto ai concorrenti l’orologio di LG si distingue per il design, che tuttavia orienta il prodotto verso un pubblico prevalentemente maschile. Il display è più piccolo della media, 1,3″ ed anche in questo caso è tondo, come nel caso di Motorola. Solito Android Wear ad animare il. Batteria un po’ più promettente, almeno sulla carta, rispetto alla concorrenza. Molto buona la dotazione di sensori, manca solo il GPS integrato.
Prezzi e data di disponibilità ufficiale non sono ancora noti al momento, ma si parla di 299€.





Sony Smart Watch 3 e Smart Band Talk

sony_smartwatch_3_1L’offerta di Sony in ambito smart watch si è concretizzata all’IFA sotto forma di aggiornamento della linea di prodotto esistente. Arriva lo Smart Watch 3 accompagnato da un dispositivo meno costoso e più “semplice”, Smart Band Talk, che risolve il problema della batteria con l’adozione di uno schermo e-paper, come quello del Pebble.
L’offerta di Sony è interessante più che altro per questa differenziazione della gamma, che parte con l’entry level Smart Band, bracciale intelligente senza funzioni di orologio.
Anche Smart Watch 3 monta Android Wear, ha 512MB di RAM e 4GB di storage (come tutti i concorrenti). La caratteristica distintiva, oltre al look un po’ più giovanile, la presenza di un modulo NFC e la ricarica tramite microUSB – tutti gli altri si affidano a basette proprietarie. Buona la dotazione di sensori, con la sola assenza di un cardiofrequenzimetro integrato.
Il prezzo dovrebbe aggirarsi sui 199€ e per la disponibilità nei negozi si parla di fine ottobre.


Asus Zenwatch

jpegAsus non aveva uno stand dedicato all’IFA, ma l’azienda ha comunque approfittato del tam-tam mediatico per introdurre la sua proposta durante i giorni della fiera berlinese.
Il dispositivo si chiama Zenwatch e, a detta dell’azienda, si integra perfettamente con la Zen UI che caratterizza i dispositivi mobili ASUS.
In realtà il dispositivo è basato su Android Wear e pertanto le funzionalità non si discostano troppo dall’offerta della concorrenza.
Da segnalare il prezzo – 199€, non ancora ufficiale – relativamente basso se confrontato con altri dispositivi che puntano al look “orologio di lusso”. Da segnalare il livello di protezione contro i liquidi IP–55, vale a dire il più basso fra i dispositivi elencati in questa pagina, quasi tutti con protezione IP–67 (Protezione contro l’immersione in acqua momentanea per 30 minuti a 1 metro di profondità) o IP–68 (Protezione contro l’immersione in acqua permanente a 1 metro di profondità).

Tutti gli altri non-orologi

Lo “showdown” di questo articolo prende in considerazione solamente i concorrenti dalla “forma orologio”, più che altro perché ci si aspetta che Apple possa svelare qualcosa di analogo. In realtà all’IFA erano presenti decine di proposte nell’ambito dei wearable da polso. A differenza dei cinque grandi concorrenti di questa pagina, tutti i produttori minori non hanno assolutamente paura dell’offerta di Apple. Anzi, la speranza condivisa è che Cupertino possa innescare una delle sue rivoluzioni di mercato. Come mi hanno spiegato allo stand di FitBug, c’è ancora bisogno di “educare” il consumatore all’uso dei dispositivi indossabili, in particolare di quelli pensati per il tracciamento di dati relativi alla salute, ed Apple “ha il budget per farlo come si deve”.


Android Wear, ovunque

I nuovi dispositivi indossabili “di punta” svelati all’edizione di quest’anno dell’IFA, escluso il Gear S, montano tutti Android Wear, versione del sistema operativo di Google pensata appositamente per i wearable. Tutti sostengono di aver lavorato a stretto contatto con Mountain View, per garantire la miglior compatibilità e il miglior feature-set possibile. Il problema è che quasi tutti i prodotti possono fare le stesse cose, nello stesso modo, dato che Android Wear è lo stesso per tutti, non personalizzabile né “skinnabile”.

E’ questo il vero punto debole: l’assenza di una forte distinzione a livello software faciliterà non poco il lavoro di Apple, che potrà presentare come originale, diverso, unico, rivoluzionario (inserire altri aggettivi tipici della comunicazione Apple) un prodotto che a livello hardware probabilmente non si distinguerà più di tanto dallo stato dell’arte delle tecnologie cui hanno accesso anche i concorrenti.

Il vantaggio dei competitors è tutto nella tempistica. Improbabile che l’iWatch arrivi prima di Natale, quella di domani sarà una presentazione di un prodotto che forse vedremo nel 2015. Nel frattempo però i concorrenti saranno già disponibili sul mercato, con il Natale alle porte, pronti a capitalizzare l’improvvisa consapevolezza del largo pubblico per una categoria di prodotti che si può ancora considerare “di nicchia”.