Equo compenso: Franceschini se la prende con Apple, la SIAE venderà iPhone al prezzo francese




Vi abbiamo già parlato approfonditamente delle nuove assurde tariffe dell’equo compenso. Se la situazione sembrava paradossale una settimana fa, ora siamo all’assurdo grazie allle ultime uscite del ministro Fransceschini (che ha firmato la legge con le nuove tariffe) e la SIAE, che incassa l’equo compenso.
Un breve ripasso: quando comprate l’ultimo album di Gigi D’Alessio state (giustamente) pagandogli i diritti d’autore sui brani del disco. La SIAE pensa che se di quel disco volete farne una copia (da ascoltare sulla vostra auto, ad esempio, o per giocarci a ultimate) dovete pagare ancora un po’ di diritto d’autore al sig. D’Alessio. Ogni volta che comprate un disco vergine, quindi, versate (inlcuso nel prezzo del disco) un tributo chiamato equo compenso. Questo tributo preventivo viene incassato dalla SIAE e quindi distribuito da Gino Paoli (presidente della SIAE) ai suoi autori preferiti di mazurke.

Gino Paoli ascolta con attenzione il Medley Mazurke di Luca Sbardella.
Gino Paoli ascolta con attenzione il Medley Mazurke di Luca Sbardella.

Sia che compriate un disco per farci una copia di materiale protetto. Sia che lo compriate per salvarci le foto della famiglia.
L’equo compenso si paga all’acquisto, supponendo che con quel disco ci facciate qualcosa che ha a che fare con il diritto d’autore. Lo stesso vale per DVD, dischi rigidi, computer, lettori multimediali, telefoni e sostanzialmente qualsiasi cosa sia in grado di stoccare o registrare immagini o suoni.
La SIAE impone la tassa non agli acquirenti, ma direttamente ai produttori. La riscossione dell’equo tributo, cioè, viene fatta dalle tasche di chi il DVD lo produce (o lo distribuisce in Italia).
Apple ha pensato (bene) di far pagare ai clienti l’equo compenso. D’altro canto non sarà Apple a fare la copia del disco di Gigi, ma l’utente. Quindi è giusto che sia lui a pagare questa tassa. Risultato: il prezzo di iPhone è stato incrementato per includere anche la tassa (che la SIAE non vuole venga chiamata con questo nome).

Il ministro Franceschini (dariofrance, per gli amici) s’incazza:




E la SIAE aggiunge:

La SIAE prende atto con rammarico dell’incremento dei prezzi dei dispositivi Apple, fatto che dimostra ancora una volta come la multinazionale americana abbia come unico obiettivo quello di aumentare i propri profitti attraverso la discriminazione dei consumatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei dove, pur in presenza di una copia privata più elevata, i prezzi restano notevolmente più bassi. La SIAE inoltre reagirà con determinazione rispetto alla proditoria indicazione “tassa sul copyright”, utilizzata da Apple. Inoltre, per dimostrare la scorrettezza del colosso americano, la SIAE si riserva di vendere in Italia iPhone ai prezzi francesi, favorendo così i consumatori ed evitandone l’ingiustificata depredazione decisa dall’azienda di Cupertino.

Il ministro Franceschini, deluso di non poter lavorare al Palazzo dell'Eliseo con un iPhone più economico.
Il ministro Franceschini, deluso di non poter lavorare al Palazzo dell’Eliseo con un iPhone più economico.

Aspettiamo con ansia di vedere come farà SIAE a vendere iPhone al prezzo francese.
Come scrive Elio Franco su Saggiamente:

La società dovrà comprare da Apple (ammesso che la società vorrà venderglieli) o da un distributore ufficiale (e speriamo non parallelo, onde evitare di essere citata in tribunale per aver scavalcato i distributori autorizzati italiani) qualche stock di iPhone (il cui prezzo, al netto di IVA ed equo compenso, in Italia è pari ad € 596,94 anche a causa del costo del lavoro) e venderlo con un probabile risicato guadagno di poco più di € 100,00, al fine di permettere il risparmio di € 100,00 al consumatore finale.

Con i 100€ che la SIAE potrebbe incassare per ogni iPhone venduto (al prezzo francese), andrebbero pagate le spese di gestione, stoccaggio e trasporto dei dispositivi. Ma è improbabile che la Società Italiana Autori Editori (la cui logistica per la vendita di prodotti elettronici non è il settore) riesca a guadagnare qualcosa sulla vendita di ogni telefono. È anzi più probabile che SIAE venda questi iPhone in leggera perdita, facendo pagare questa perdita proprio a Gino Paoli. O meglio, a chi a riempito le tasche di Gino Paoli con quei soldi: l’equo compenso.