
Tim Cook durante l’evento del 14 ottobre lo ha detto chiaro e tondo: Apple sta benone per una serie di motivi facilmente individuabili. Se adesso Wall Street la smettesse di correre appresso alle fandonie sparate online da 18enni annoiati e gli analisti si decidessero ad assumere un minimo di professionalità invece che sparare numeri come il Mago Raniero spara terni del lotto, forse AAPL potrebbe riportarsi a quote più consone al reale valore dell’azienda.
Certo, c’è la crisi. La recessione si farà sentire sin dal prossimo trimestre, ne siamo certi. Ma per dirla con Steve Jobs 25 miliardi di verdoni in cassaforte e una crescita annuale degli introti che arriva al 75% sono forse il miglior paracadute di cui un’azienda dell’IT in questo momento possa disporre. Se Ballmer avesse i capelli sono sicuro che le sue mani li starebbero stringendo in maniera isterica (o se ancora avesse una faccia, in senso metaforico, farebbe come i brokers nell’iconografia recente) e un mantra calmante ronzerebbe nella sua testa (“developers developers developers“).