Siri, la più incompetente delle assistenti virtuali

di Andrea "C. Miller" Nepori 4

In un'intervista al Wall Street Journal, il CEO di Slack Stewart Butterfield parla del futuro dell'AI interna alla nota piattaforma per la collaborazione aziendale e sminuisce Siri. L'assistente virtuale di Apple è inutilizzabile, sostiene, nonostante le risorse investite da Apple. E purtroppo non gli si può dar torto.

“Apple ha speso miliardi di dollari su Siri e ci ha lavorato per moltissimo tempo con centinaia di ingegneri e un dataset di voci enorme, ed è ancora fottutamente idiota. Siri è quasi inutilizzabile”. Non le manda a dire, Stewart Butterfield, CEO di Slack. La sua azienda, valutata 2,8 miliardi di dollari, ha creato da zero un tool che migliaia e migliaia di aziende usano, ad oggi, per migliorare la produttività e la comunicazione fra team.
Un giudizio tranciante, che però ha basi solide. E’ vero che Apple ha investito risorse enormi su Siri ed è pure vero che ad oggi, nonostante i miglioramenti incrementali, Siri è troppo spesso inutilizzabile. Le incomprensioni sono all’ordine del giorno e le funzionalità per cui può essere utilizzata efficacemente sono ancora troppo poche.

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Prendere appuntamenti, segnare un promemoria e le informazioni sul meteo. Ecco le uniche due cose per cui, ad oggi, utilizzo Siri sul mio iPhone. Sono le uniche tre funzionalità, nella mia esperienza, che diventano più veloci se effettuate con l’aiuto dell’assistente virtuale Apple. Tanti auguri, in ogni caso, se l’appuntamento che state segnando è per una riunione con un cliente straniero, visto che Siri non sarà mai in grado di trascriverlo correttamente. Neanche a farla apposta, ecco la prova che ho fatto per questo articolo:

“Siri segna un appuntamento con Charlize Theron”
Trascrizione di Siri: “segna un appuntamento con Charlie starò”.
“Siri segna un’appuntamento con John Belushi”
Trascrizione: “segna un appuntamento con Gian baci”.
“No, cancella tutto”
Risposta: “ho i risultati di diversi campionati, quali vuoi vedere?”siri cadavere

Non comprendo, quindi cerco

Il comportamento standard di Siri nel caso l’istruzione fornita non sia chiara è ormai una barzelletta. Qualsiasi cosa che non rientri nell funzioni dell’assistente diventa una ricerca su Internet. Totalmente inutile, visto che nessuno dei risultati avrà a che fare con il comando che si è tentato di impartire.

Come è possibile che ancora oggi questa e solo questa sia la possibilità fornita dall’assistente vocale in caso di incomprensione? Una funzionalità che, per altro, è totalmente inferiore, in questo campo, a quanto offre Google Now, che appoggiandosi sulla base di conoscenza di Google riesce ovviamente a offrire risultati più rilevanti.

E vogliamo parlare del fatto che ancora oggi non sia possibile registrare una dannata nota vocale tramite siri?

Sblocca il tuo telefono

Con iOS 8 le capacità di Siri sono aumentate e in alcuni casi è possibile attivare funzionalità legate alle applicazioni installate sul dispositivo. Peccato che le misure di sicurezza prevedano lo sblocco del telefono prima dell’attivazione di qualsiasi app tramite l’assistente virtuale. Una misura totalmente sensata e condivisibile ma che tuttavia rende totalmente inutile Siri nei momenti in cui ci sarebbe più bisogno del suo aiuto (durante la guida, durante una corsa, mentre si va in bicicletta).

Cara Apple, lo sappiamo che non è facile, ma inventati un modo, dannazione! Lascia che Siri scansioni la nostra voce e la usi come sistema di sblocco (“la mia voce è il mio passaporto. Verificatemi“), inventa un sistema di autenticazione vocale. Insomma, fai qualcosa per rendere meno inutile questa poveretta quando più ci servirebbe.

Capisch?

Il problema della comprensione degli input vocali, poi, rimane grave. Siri spesso e volentieri non capisce e prende fischi per fiaschi, con risultati tanto buffi quanto frustranti.
E se avete la sfortuna di dover utilizzare spesso parole e nomi stranieri, potete tranquillamente lasciare Siri nel suo oblio digitale. I nomi delle strade di una città straniera sono impossibili. Qui a Berlino, ad esempio, è impossibile far capire qualcosa a Siri a meno di attivarne la versione in tedesco (e anche in quel caso, tanti auguri con i nomi delle strade). Provare a cercare Adalbert Straße con Siri attiva in italiano è ancora una volta un futile esercizio di incomprensione uomo-macchina. “Non trovo nessun Alberto nei tuoi contatti. Quale Alberto vuoi chiamare?”. Revaler Straße: “vado a casa”. Ok, si, forse è meglio che vai, Siri.

L’assistente sempre connessa

L’altro aspetto insopportabile, considerando la potenza racchiusa negli iPhone che portiamo in tasca nel 2015, è che Siri abbia bisogno di collegarsi ai server di Apple anche solo per portare a termine la richiesta più stupida. Come è possibile che gli ingegneri di Cupertino, dopo tutti questi anni, non siano riusciti ad isolare un sottoinsieme delle funzioni dell’assistente virtuale che possa essere utilizzato in locale? Magari soltanto le cose più banali, quelle che già si potevano fare con il controllo vocale sul telefono prima di Siri (chiama tizio, manda un messaggio a Caio, segna un appuntamento per domani).

Niente di trascendentale, tutte operazioni che in alcuni casi applicazioni di terze parti molto meno avanzate riescono a portare a termine senza problemi e senza alcuna necessità di collegarsi ai mega-cluster o al super datacenter in Nord Carolina.

iOS 9 e OS X El Capitan, cambierà qualcosa?

Per adesso non ci sono indicazioni circa specifici cambiamenti alle criticità di cui sopra in iOS 9, il nuovo sistema operativo per iPhone e iPad che arriverà fra poco, in autunno. Craig Federighi ha comunque promesso novità interessanti che renderanno Siri più proattiva nel suggerire attività e nell’aiutare l’utente. Vedremo se alle promesse corrisponderanno i fatti.

L’altro aspetto a cui non si trova davvero spiegazione, è l’assenza di Siri su Mac. Che cosa trattiene Apple dal portare finalmente Siri anche su OS X? Di sicuro non sono limiti tecnici. Se l’assistente virtuale può funzionare su iPhone e iPad, pu girare senza alcun tipo di problema anche su Mac. Anzi, la potenza del computer probabilmente le permetterebbe operazioni più complesse e garantirebbe una velocità maggiore.  E nel frattempo Cortana, la concorrente targata Microsoft, su Mac è già arrivata grazie alla virtualizzazione offerta da Parallels 11.

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Siri dovrebbe però funzionare in modalità offline, perché possa davvero avere senso su un Mac e viene da chiedersi dunque se questo scoglio della connessione remota non sia tecnicamente più difficile da superare di quanto si pensi. Ciò nonostante, una versione offline di Siri su Mac avrebbe infinitamente senso: pensate alle numerosissime funzioni che l’assistente vocale potrebbe attivare su un computer, a partire dalla sola ricerca dalle funzioni avanzate di spotlight, che sarebbero più che sufficienti per rendere Siri intelligente e prolifica senza alcun bisogno di connettersi al cervellone centrale Apple.

In conclusione, è ora che Siri faccia il salto per davvero, o la visione futuribile di un assistente virtuale che possa semplificare le nostre vite realmente (e non solo farci ridere della sua incapacità quando dovrebbe invece aiutarci) rimarrà solo una vana promessa.