Quando nel 2010 Steve Jobs iniziò a delineare pubblicamente la sua visione dell’era post-PC, con la famosa similitudine fra Personal Computer e camion, in tanti avevano scrollato le spalle. Impossibile, dicevano, che ci si liberi così rapidamente dei PC, soprattutto perché certe cose fondamentali ancora non si possono fare con dei dispositivi “atti al consumo di contenuti e non alla loro creazione”.
A circa tre anni quella visione Jobsiana assomiglia sempre di più alla realtà. Non c’è nulla di definitivamente compiuto, ancora, ma il passo falso di Microsoft, con i pessimi risultati di questo trimestre, è uno di quegli indicatori che ormai non possono ignorare neppure i più compiacenti analisti di Wall Street.
Per questo quarto trimestre fiscale 2013 gli analisti si aspettavano da Redmond un fatturato superiore ai 20 miliardi, con un profitto per azione di 0.75$. I risultati sono stati assai deludenti: 19,9 miliardi di fatturato e profitti per azione di 0,59$.
Ma a sorprendere e a destabilizzare il titolo MSFT è stato soprattutto l’annuncio di un enorme write-down di 900 milioni di dollari legato all’abbassamento del valore dei troppi Microsoft Surface RT rimasti invenduti nei magazzini.
Significa in sostanza che, come ha ammesso Steve Ballmer, Microsoft ha prodotto più tablet di quanti non sia riuscita a venderne.
Il Surface RT, con questo fallimento ormai conclamato alla faccia del marketing anti-iPad con cui Microsoft sperava di spingerlo e guadagnare market-share, è l’emblema di come la strategia “convergente” di Redmond non abbia funzionato.
Il mercato ha mostrato che al consumatore non interessa davvero una soluzione pesante, complicata e ibrida che vorrebbe essere PC e Tablet insieme e finisce per non essere nessuna delle due cose. A clienti non è piaciuto neppure Windows 8, con l’analoga pretesa di voler unire un sistema touch ad una versione desktop standard che è solo nascosta a qualche touch/clic di distanza.

C’è poco da fare: possiamo continuare a raccontarci quanto vogliamo la storia del “tablet e smartphone non sostituiranno mai i PC perché non saranno mai in grado di fare quello che fanno i PC”. La realtà è che per quanto sia vera quest’affermazione, allo stesso tempo non è incompatibile con quanto sta accadendo ormai da più di tre anni a questa parte.
Molte di quelle persone che il marketing dei produttori di PC ha convinto per anni della necessità di un PC per svolgere anche le più semplici operazioni digitali, ora ha ben chiaro che un iPad o uno smartphone sono più che sufficienti per soddisfare i propri bisogni tecnologici. Leggere le email, sfogliare un giornale online, navigare sul Web, chattare, fare videochiamate. La vita digitale di un utente medio è tutta qui. Al lavoro continuerà ad utilizzare il PC, ma perché cambiare il cassone di casa vecchio di tre anni se il tablet è un’ottimo sostituto?
E lo stesso vale per il settore Business, che l’iPad e l’iPhone hanno conquistato con la semplicità e la sicurezza, nonché con una strategia di servizi per le aziende premiata dal fatto che Apple sia stata first to market con soluzioni che Microsoft non aveva neppure in portfolio fino a pochissimo tempo fa. I tentativi di sminuire questo cambiamento, di definire i tablet come PC-companion o di creare categorie merceologiche quali “media-consumption devices” per denigrare fin dal nome quei dispositivi così dirompenti, non sono servite a nulla.

Il motivo per cui questa debacle di Microsoft ha innescato un crollo del titolo MSFT (–12%) che non si vedeva dal 2000, è forse da attribuire ad una tardiva presa di coscienza degli analisti e degli investitori.
I nodi vengono al pettine, insomma: Windows 8 e Surface RT hanno entrambi fallito nel tentativo di trovare un’alternativa al calo dei profitti dei prodotti Office legato a sua volta al calo del mercato PC (inarrestabile e inesorabile ormai da svariati semestri consecutivi).
Non ci sarà un crollo drastico per Redmond, come non ci sarà un crollo drastico e verticale del mercato dei PC. E’ chiaro però che in assenza di una serie di decisioni importanti e drastiche da parte di Microsoft, difficilmente potremo assistere ad un’inversione della rotta verso quell’irrilevanza che secondo qualcuno è già conclamata.
Un paio di settimane fa Microsoft ha annunciato un’importante revisione funzionale della propria struttura. Una vera e propria riorganizzazione chiamata “One Microsoft” che punta a rendere più efficiente l’azienda nell’ottica della release di nuovi prodotti hardware. Vedremo il risultato di questa ed altre scelte nei prossimi mesi, anche se è chiaro che a Redmond dovranno prendere decisioni coraggiose e tutt’altro che facili per cambiare davvero il corso delle cose. Rimane da capire se Ballmer sia ancora la persona capace di prenderle.