Steve Jobs alla D8: l’iPad, Adobe, il prototipo di iPhone e molto altro

di Andrea "C. Miller" Nepori 13

Questa notte alle 3:00 (ora italiana, le 18:00 in California), Steve Jobs è salito sul palco della D8: All Things Digital Conference del Wall Street Journal per una lunga intervista con Kara Swisher e Walt Mossberg. Gli argomenti toccati durante la chiacchierata sono stati tanti. Fra gli altri il problema di Adobe Flash e la scelta di Apple di tenere fuori questa tecnologia dai suoi dispositivi mobili, il prototipo di iPhone 4G comprato da Gizmodo, Apple TV e molto altro ancora. Di seguito un sunto dell’intervista. Trovate i video ufficiali diffusi dal Wall Street Journal sul sito della D8 (disponibili con player HTML5 se leggete da iPhone o iPad).

Microsoft e Adobe Flash

All’inizio dell’intervista Kara Swisher ha ricordato che la scorsa settimana Apple ha superato la capitalizzazione di mercato di Microsoft. Jobs ha definito la situazione “surreale per chiunque lavori in questo settore da un bel po’”, ma ha anche aggiunto che questo tipo di valutazioni finanziarie, in fondo, non valgono granché.

Mossberg ha subito incalzato il CEO sulla questione Adobe e sull’assenza di Flash sui dispositivi Apple, ricordando la lettera aperta Thoughts On Flash scritta da Jobs qualche tempo fa. El Jobso non ha detto nulla di nuovo al riguardo ma ha voluto confermare la fermezza degli intenti di Apple in questo ambito. L’azienda di Cupertino, ha spiegato, sceglie di utilizzare tecnologie che sono nella primavera del loro ciclo vitale, perché non ha le risorse di altri giganti da investire su una miriade di progetti diversi. Al momento Flash non è in questo “periodo vitale”, HTML5 invece sì.

Il vero motivo per cui è stata diffusa la lettera aperta era la necessità di controbattere alla “bastonatura a mezzo stampa” che Adobe ha messo in piedi sulla questione Flash dopo il lancio dell’iPad.

In ogni caso, ha reiterato Steve, sarà il mercato a giudicare. Apple cerca di fare prodotti che piacciano all’utente ed opera scelte, a volte drastiche (ha paragonato la scelta di abbandonare Flash all’abbandono del lettore di Floppy Disk sul primo iMac), che hanno comunque alla base un’onesta convinzione a cui sarà il pubblico a dare o meno ragione.

La nascita dell’iPad e la stampa digitale

Jobs ha confermato quello che già si mormorava da un bel po’ di tempo: il tablet era il progetto primigenio che ha fatto scoccare la scintilla del Multi-Touch, ma non era pronto per essere il primo prodotto della stirpe. Un telefono, con quella tecnologia, avrebbe avuto più successo e avrebbe aperto la strada al tablet, in futuro. Per questo fu deciso di mettere da parte il progetto Tablet e avviare il progetto iPhone. Il resto, come si dice, è storia.

Kara Swisher ha poi incalzato Jobs sulla tanto discussa funzione salvifica di iPad per la stampa tradizionale, cui il tablet offre un primo vero approdo digitale. Il CEO di Apple ha spiegato che è il primo a sperare che i grandi editori riescano a trovare nuove strade, magari proprio grazie all’iPad, per il successo delle proprie pubblicazioni.

Secondo Jobs i grandi “collettori” di notizie potranno continuare a fare il loro inestimabile lavoro adattandosi alle nuove situazioni e soprattutto abbracciando le nuove possibilità dell’advertising digitale, che dovrà essere venduto ad un prezzo minore (minori costi di stampa o distribuzione) puntando sul volume.

Il mondo dei PC sta cambiando e va verso la mobilità, ha detto Jobs, auto-includendosi insieme a Mossberg e Swisher fra coloro che vivranno con disagio questo cambiamento. Un cambiamento difficile che arriverà comunque. “I PC saranno come i camion, continueranno ad esserci, ma li guiderà solamente una piccola frazione della popolazione”.

Google, Android e l’iPhone

Steve Jobs non si è sbilanciato molto sulla questione Google e Android e non è sceso nei dettagli ma ha semplicemente spiegato questa nuova “lotta” come una libera scelta di Google. “Hanno deciso di concorrere con noi e lo hanno fatto sempre più seriamente”. Il vero campo di battaglia è comunque quello degli smartphone. Nell’ambito dei browser è in corso qualcosa di diverso e sostanzialmente ci sono due concorrenti Web-Kit + Mozilla contro Internet Explorer.

La scelta di rendere open source Web-Kit (il rendering engine di Safari adottato anche da molti altri browser) per quanto anomala per Apple ha decisamente dato i suoi frutti, tanto che ora nell’ambito mobile Web-Kit domina il mercato.

Jobs ha poi precisato che Apple non entrerà nel campo della ricerca su internet, come si era vociferato tempo fa. “Non è qualcosa di cui abbiamo sufficiente conoscenza. Non è qualcosa per cui nutriamo un particolare interesse”.

E sulla possibilità che Google continui a offrire i propri servizi su iPhone: “Ci sono alcune proprietà di Google sui nostri telefoni, il fatto che siamo concorrenti non significa per forza dover fare i maleducati”.

iAds, le restrizioni e Flurry

Chris Fralic, analista di First Round Capital, ha poi chiesto a Steve Jobs maggiori informazioni sul motivo per cui il nuovo iPhone OS 4.0 impedirà la raccolta di statistiche sulla natura dei dispositivi. Apple vuole forse tagliar fuori altri network di statistiche o di pubblicità?

Jobs, fra il divertito e l’irritato, ha regalato uno dei momenti più briosi dell’intervista. Apple si è decisamente “incazzata” quando ha scoperto che una certa Flurry Analytics sapeva in anticipo che Apple stava testando uno strano device (un tablet) nel suo campus a Cupertino. Venne poi fuori che alcune applicazioni utilizzate per i test integravano il software di Flurry e che certi dati sensibili sul dispositivo utilizzato e sulla posizione geografica finivano dritti nei server di Flurry, pronti per essere letti dagli sviluppatori, ma soprattutto pronti per essere rivenduti, senza che l’utente avesse mai dato un consenso informato per la trasmissione di tali dati.

Un grosso problema di privacy che ha fatto andare Apple su tutte le furie, in quanto la prima “vittima” di questo approccio è stata proprio l’azienda. Incalzato ancora da Fralic, Jobs ha spiegato che è inaccettabile che prima della comunicazione di tali dati all’utente non venisse chiesto alcun consenso. Insomma, Flurry l’ha fatta “fuori dal vaso” e ne pagherà le conseguenze.

Chi non ne pagherà le conseguenze sono invece gli altri network pubblicitari e le altre firm di statistiche, ha detto Jobs, che potranno tranquillamente essere presenti sull’iPhone OS, purché rispettino le regole sulla privacy ed utilizzino i dati raccolti unicamente a fini pubblicitari.

Il caso Gizmodo

Walt Mossberg non si è dimenticato di tirare fuori la storia del prototipo di iPhone rubato all’ingegnere Apple Gray Powell e acquistato sottobanco da Gizmodo. Quando si testa un prototipo di smartphone, non è possibile condurre test solamente in laboratorio, ha spiegato l’iCeo, bisogna rischiare e provarlo in molte situazioni esterne ma ha aggiunto che “C’è ancora da appurare se sia stato dimenticato nel bar o sia stato rubato dalla borsa del nostro dipendente”.

E’ una storia fantastica su cui qualcuno dovrebbe fare un film, ha detto El Jbso; c’è di tutto, dal furto all’estorsione, sicuramente da qualche parte ci deve essere anche del sesso (risata del pubblico). Poi però l’iCeo di è fatto più serio e ha confermato che, sebbene qualcuno gli abbia consigliato di “lasciar perdere”, per quanto i giornalisti abbiano comprato una proprietà rubata e tentato di estorcere Apple, lasciar perdere contraddirebbe i valori fondamentali di Apple in cui lui ancora crede fermamente. “Preferirei andarmene anziché lasciar perdere”.

Apple TV come Hobby e AT&T

Molto interessante il passaggio dell’intervista in cui Jobs spiega perché Apple TV è un hobby e perché tutti coloro che hanno provato a buttarsi seriamente nel mercato del set top box e di rivoluzionare la TV hanno fallito. In buona sostanza il problema sta tutto nell’impossibilità di innovare in un mercato che non ha una strategia che consenta di vendere un set top box. Decoder et similia sono da sempre offerti in comodato d’uso in cambio di un pagamento del servizio. E’ una Babele di formati e di offerte senza che vi sia uno standard (come il GSM per i telefoni) che possa essere utilizzato come nel settore telefonico per creare un prodotto disponibile ovunque con le stesse caratteristiche.

Manca la strategia di mercato, non si può innovare ed è per questo che Apple TV rimane ancora un hobby. Non può passare oltre questo livello perché Apple ritiene che ci siano altri settori (quello dei tablet con l’iPad, quello dei telefoni con iPhone) in cui si è potuto e si può ancora innovare.

Sulla questione telefonica Jobs non ha detto molto. Sulla possibilità di portare l’iPhone su più carrier Steve non si è proprio sbilanciato confermando di non poter commentare al riguardo. Sulla pessima performance di AT&T, un problema particolarmente sentito dagli iPhone user americani, El Jobso ha garantito la massima attenzione da parte di Apple. Tutti gli attori coinvolti stanno facendo quanto possibile per migliorare la situazione. In molte zone la ricezione e la qualità delle chiamate migliorerà entro la fine dell’estate.

Suicidi alla Foxconn

Steve ha riservato un commento anche alla difficile questione dei suicidi dei dipendenti dello stabilimento di Shenzen di Foxconn, il produttore cinese fornitore di Apple. Il CEO ha confermato che Foxconn non è uno sweatshop, termine che indica una fabbrica in cui i lavoratori vengono pesantemente sfruttati senza alcun rispetto per i loro diritti. In ogni caso Apple si sta occupando seriamente della questione, particolarmente spinosa e controversa: “Stiamo cercando di capire meglio proprio in questo momento, prima che ce ne usciamo dicendo di aver trovato una soluzione”.

Video e immagini dell’intervista disponibili sul sito della D8.