iPhone 5, ovvero la pietra dello scandalo capitalista

di Andrea "C. Miller" Nepori 59

Nel caso non ve ne foste ancora accorti, non ne aveste letto sul giornale, non vi fosse capitato di sbirciare l’informazione en passant su qualche social network, ve lo dico io: l’iPhone 5 costerà un occhio della testa.
Non che l’iPhone 4S costasse poco, l’anno scorso, né l’iPhone 4 nel 2010, ma vuoi la crisi, vuoi la congiuntura economica internazionale post-tracollo della Grecia, pare che il prezzo di questo bene “superfluo” e non ancora prescrivibile dal medico faccia “arrabbiare” quest’anno più di quanto sia mai successo in passato.

Non è difficile leggere, nei commenti sui blog, su Facebook o su Twitter, accuse al vetriolo contro l’avida Apple, il mostro capitalista che grazie a [inserire cliché sullo sfruttamento dei lavoratori cinesi declinato alla bisogna] può incassare soldi e guadagnare, [inserire qui considerazione anti-capitalistica sul fatto che una compagnia per azioni abbia come scopo il profitto].

Un altro sport nazionale, in questi giorni, pare che sia l’offesa di chi ha deciso di mettersi in fila per spenderli per primo, tutti quei soldi. Il parallelo inevitabile avviene sempre fra le code fuori dagli Apple Store e le manifestazioni di chi invece è senza lavoro, è stato licenziato, o magari il lavoro rischia di perderlo.

Ok, è chiaro: siamo una paese pieno di contraddizioni. Qualcuno forse ne dubitava? C’è chi si può permettere un iPhone 5 e chi no. Ma magari ci sono persone normali, che svolgono mestieri normali, che hanno risparmiato mesi e ora vogliono spendere i propri risparmi come preferiscono. Nella fattispecie comprando un iPhone 5.

C’è chi, pur arrivando a fatica al 27 del mese, non rinuncia a spendere l’equivalente di un iPhone comprando un pacchetto di sigarette al giorno. O chi invece preferisce un mega-leasing per un SUV che non si potrebbe permettere. Giusto per fare due esempi che, se proprio proprio dovessimo metterci a fare a gara di moralismo, forse meriterebbero maggior riprovazione.

E’ forse qui che si decidono i prezzi esorbitanti dell’iPhone 5?

La verità è che giudicare qualcuno sulla base di queste considerazioni è inutile. Il parallelo con le condizioni disagiate e i tanti frutti marci della crisi, è un meccanismo contraddittorio che si alimenta di una narrativa mediatica che fa leva sull’indignazione facile. La critica al “capitalismo” e alle contraddizioni che la nostra società dei consumi comporta, sono materia ampiamente battuta e troppo importante perché la si possa ridurre ad un’opera di moralizzazione da polit-buro dell’hype che circonda il lancio dell’iPhone.

E’ vero che il marketing è l’arte di creare bisogni laddove non ce ne sono (e la Divisione Marketing, a Cupertino, è una delle più importanti, se non LA più importante) ma è anche vero che ritenere che l’effetto possa essere tale da indurre milioni di lemming a gettarsi ogni anno dalla iScogliera è semplicemente una stanca riproposizione di un luogo comune ormai inefficace.

Insomma, facciamola finita con questi commenti falsamente moralistici: chi può permettersi l’iPhone 5, o ha risparmiato per comprarlo, è libero di acquistarlo senza che il suo gesto debba essere letto come uno sgarbo verso gli operai dell’ILVA abbarbicati sull’alto-forno (paragone – decisamente fuori luogo, dato che altri sarebbero stati certamente più pregnanti – letto su Facebook).
Basta con i commenti del genere “c’è la crisi ma gli Apple Store sono pieni”, parafrasando “quello” che l’aveva snocciolata parlando di pizzerie. E basta soprattutto con questo concetto per cui ogni singolo acquisto tecnologico (ci tengo a precisare tecnologico) debba essere letto come uno statement sociale sui massimi sistemi del capitalismo internazionale.

L’iPhone 5 costa tanto, forse troppo? Certo che si. E’ obbligatorio comprarlo? No. Il suo prezzo influisce su quello di beni e servizi che invece continuano a salire per motivi che con il prezzo di un iPhone non hanno niente a che fare, per colpa di sprechi contro i quali siamo impotenti, per meccanismi distorti e disfunzionali che sono ormai la norma in questo paese? A voi la risposta.