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Il nuovo iPad e la carica dei delusi

Appena finito l’evento Apple di mercoledì, assieme ad una buona dose di first-impression positive (che diciamocelo, vanno per la maggiore), ha cominciato a farsi sentire la solita schiera dei delusi. Quelli che Apple questa volta ha sbagliato tutto, perché non ha “innovato veramente”, o perché non ha soddisfatto rumors che non avevano alcun fondamento. Ma non tutti i delusi sono uguali, si possono distinguere principalmente tre grandi gruppi: c’è chi è deluso dal marketing, vuoi perché fallace nello scegliere un nome ritenuto “sbagliato”, vuoi perché infastiditi da una narrativa incentrata sull’ennesima “rivoluzione”; c’è chi è deluso dall’assenza di questa o quella caratteristica, magari promessa da un’indiscrezione dell’ultima ora molto accattivante ma assai poco probabile; c’è infine una piccola schiera di delusi del keynote, secondo cui Apple non è più quella di una volta perché i keynote non hanno più quel brio che Steve Jobs sapeva dare (anche quando presentava robe cotte solo a metà come MobileMe).

Delusione da marketing

Al Wall Street Journal che gli chiedeva conto del perché il “nuovo iPad” non abbia alcun suffisso che lo renda distinguibile dagli altri modelli, Phil Schiller ha risposto che “[alla Apple] non vogliamo essere prevedibili”.
Non il massimo della risposta, in effetti, tanto che il WSJ continua citando “esperti” secondo cui un nome del genere (“nuovo iPad” e basta) è quasi un passo indietro.¹

Sembrano pensarlo anche i delusi del nome, secondo cui a questo punto diventa difficile per Apple dare un nome differente al tablet che arriverà ancora l’anno prossimo. “Come si chiamerà? Nuovissimo iPad?” è la battutina che va per la maggiore su Twitter in questi giorni.
Si chiamerà ancora iPad, e di nuovo, nel marketing, si utilizzerà l’indicazione “nuovo” per riferirsi all’ultimo. Oppure si chiamerà iPad 3, iPad bis, iPad iPad iPad, iPad^3, visto che Apple è imprevedibile.

Gli “infastiditi” dal nome sono solo una tipologia dei delusi del marketing. Ci sono anche quelli che invece non sopportano il “rivoluzionismo” a tutti i costi di cui Apple sembra ammantare ogni release di un nuovo prodotto. Sono quelli che mostrano la critica più oggettiva e in fondo costruttiva. Perché è vero: il nuovo iPad non è rivoluzionario, ma evolutivo. Fa parte della strategia Apple e lo sappiamo: una “rivolunzioncina” ogni 2/3 anni e poi varie iterazioni sul prodotto. Ma è pur vero che è il lavoro dei marketer quello di presentare il prodotto attuale sotto la migliore luce. E a detta di chi il Retina Display lo ha visto con i propri occhi in anteprima “Risoluzionario” è un gioco di parole promozionale molto più “onesto” di tante tabelle comparative o pubblicità Samsung. In fondo è anche una sortita più creativa del solito “the *-est i* yet”.

Delusi hardware

Un secondo gruppo di delusi è composto da chi ritiene che Apple abbia cannato (come già in passato, e i milioni e milioni di dispositivi iOS venduti effettivamente lo dimostrano, no?) perché non ha provveduto ad introdurre le “vere innovazioni”, vale a dire caratteristiche hardware futuribili che avrebbero costi fuori proporzionee magari non potrebbero neppure essere facilmente scalabili a livello industriale in questo preciso momento.

Tralasciando quelli secondo cui l’assenza di una USB è ancora un problema, il grosso dei delusi dell’hardware è composto da chi forse non ha ancora ben chiaro una cosa: che i rumor sono solo indiscrezioni non confermate e che Apple non ha nessun dovere di soddisfare delle aspettative generate dalla fuffa giornalistica.
Ma questa, ormai lo abbiamo capito, dopo tanti anni di eventi Apple, è una battaglia contro i mulini a vento.
E ora va pure meglio, perché mano a mano che passano gli anni gli sciroccati delle specifiche sono sempre meno e aumenta il numero di chi capisce, volente o nolente, che l’iPad è più di un semplice ammasso di componentistica elettronica e che l’era post-pc non la si potrà descrivere attraverso un elenco di GHz o quantità di memoria RAM.

Delusi del keynote

Veniamo infine ai delusi del keynote, ovvero quella particolare tipologia di scontenti secondo cui, nonostante il prodotto non è magari neppure malaccio, la presentazione condotta da Tim Cook e Phil Schiller è stata una palla colossale.
E’ mancata forse la verve di Jobs? Manca la sua capacità di farci entusiasmare come bambini di fronte a caratteristiche magari un po’ tiepidine? Manca quel fortissimo campo di distorsione della realtà a cui ci eravamo abituati? Certo che si, come potrebbe essere altrimenti?

Ma questo non toglie che la presentazioni di ieri è stata, ancora una volta, sopra la media. Più standard, certamente, meno fuori dagli schemi, ma di certo non si può dire noiosa. E poi diciamocelo chiaramente: gli stessi che oggi lamentano una qualità inferiore della presentazione Apple sono gli stessi che più di una volta in passato criticarono gli Stevenote perché privi di vere novità e improntati solamente all’esaltazione di piccoli upgrade minori.
Non è cambiato nulla da quel punto di vista: i keynote Apple sono eventi capaci di generare aspettative fuori controllo e conseguente delusione almeno in una parte del pubblico. Nel frattempo però tutti parlano delle novità Apple, come mai succede con i prodotti di altre aziende, e la macchina del marketing ancora una volta segna un punto a proprio favore.

Cari delusi, non ce l’ho con voi, è un vostro diritto essere delusi, ci mancherebbe. Solo che prima di esprimere il sentimento forte di delusione “a prescindere”, non guasterebbe uno sforzo di oggettività e realismo. Non arrendetevi, comunque. Potrete continuare a deludervi dopo gli eventi Apple ancora per molto tempo. A breve inizieranno i rumor sull’iPhone 5, vi coglio carichi come sempre e preparati a rimanerci malissimo quando, ad ottobre verrà presentato il “nuovo iPhone” e basta.


Note

¹ – La mia interpretazione in questo caso è la solita, semplice, di sempre: iPad HD è un rumor interno fatto girare appositamente per vedere da quale tana di talpa finiva per uscir fuori.