
Dopo più di un mese di cotte e crude, posso dire concluso questo mio viaggio. Fino a poco tempo fa Android era per me un luogo selvaggio e pericoloso dal quale dover stare lontani quasi soltanto per fede, un po’ come la città nel film The Village. In questo periodo mi si è aperto uno spiraglio nello sterminato universo in cui centinaia di smartphone condividono lo stesso sistema operativo, o almeno la stessa base. Descrivervelo nella sua interezza è impossibile, ma ho potuto trarre le mie conclusioni. Oggi vi spiego perché preferire Android rispetto ad iOS.
Cercherò di essere schematico.
Personalizzazione
Con Android, l’utente è davvero padrone del suo dispositivo. Potendo modificare ogni singola componente del software, sia a livello estetico che di funzionalità, si ha davvero l’imbarazzo della scelta tra toggle, launcher, widget, roms, mods, e così via.
Facciamo degli esempi pratici di cose che mancano ad iOS:
- Widget: ogni schermata Home (un desktop, praticamente) può essere riempita non solo da icone ma anche da widget. Quasi ogni applicazione ne ha almeno uno: i widget di Facebook ci permettono di aggiornare lo stato o leggere gli aggiornamenti degli amici senza dover aprire l’applicazione, stessa cosa per il widget delle email con il quale possiamo scorrere la casella della posta in arrivo, o un’altra a scelta. Il widget di Spotify ci mostra la copertina dell’album in riproduzione e i relativi controlli, quello di Twitter ci fa leggere gli aggiornamenti e le menzioni. Non mancano widget più originali come quello di S Note, praticamente un post-it sul quale possiamo scrivere liberamente (anche a mano). Ce ne sono davvero per tutti i gusti, utilissimi o soltanto belli da vedere.
Grazie ai widget, lanciare un’applicazione può diventare una rarità. - Launcher: se l’App Store avesse una sezione dedicata ai launcher l’esperienza di iOS sarebbe più vivace e per certi versi più comoda e funzionale, andando incontro ad utenti con determinate esigenze o più semplicemente a chi reputa iOS troppo statico e noioso. Gli sviluppatori potrebbero sbizzarrirsi a cambiare l’interfaccia di iOS modificando la schermata home (grandezza delle icone, gestures, visualizzazione in landscape, animazioni, elementi grafici), la lockscreen, il centro notifiche e magari il nuovo pannello notifiche.
- Libertà delle app: le app su Android possono accedere al sistema operativo in maniera di gran lunga superiore rispetto ad iOS. Per fare alcuni esempi pratici, oltre a rimandarvi all’articolo su AirDroid, basta dire che dalla rubrica possiamo inviare messaggi o chiamare attraverso Whatsapp, Viber, Skype, o applicazioni simili; inoltre merita una menzione speciale il menù di condivisione, che straccia quello di iOS: su quest’ultimo abbiamo una scelta davvero molto povera in quanto il menù non tiene in considerazione le app scaricate, mentre su Android potremo condividere da qualsiasi app un elemento su qualsiasi altra app.
Esempio pratico: sto guardando una foto su Facebook e voglio condividerla su Instagram. Su iOS dovremmo salvare la foto nel rullino, chiudere Facebook, aprire Instagram ed andare a prendere la foto dal rullino. Su Android apro il menù di condivisione e seleziono Instagram. Fatto. - File System accessibile dall’utente: ciò che molti utenti Android definiscono “avere il controllo del proprio smartphone”. Proprio come su ogni computer, da un dispositivo Android potremo accedere ai file e alle cartelle di sistema, salvare file ovunque vogliamo (anche su memorie esterne, anche su penne USB), gestire archivi compressi (zip, rar, etc), scaricare qualsiasi cosa da internet… insomma, una gestione dei file completa e senza restrizioni. Questo (unitamente al fatto che il Play Store non ha le assurde restrizioni dell’App Store) mi ha permesso di giocare a Zak McKraken e Beneath a Steel Sky su ScummVM semplicemente scaricando i giochi zippati da internet.
Larga scelta

Android è un sistema open source. Questo, in pratica, significa che ogni produttore è libero di modificare il sistema adattandolo ai propri device. I consumatori orientati verso Android hanno quindi molta più scelta rispetto agli utenti Apple, che sono vincolati alle scelte di Tim Cook e soci.
- Schermi: Mentre chi sceglie un iPhone deve farsi andare bene un’unica dimensione, ovvero i 4 pollici dell’iPhone 5 (a meno di non comprare un modello “vecchio”), esistono smartphone Android di tutte le grandezze, dai 3,5″ dell’HTC Desire 200 ai 5,5″ del Samsung Galaxy Note 2 (e il 3, che sta per uscire, sarà ancora più grande…).
- Produttori: C’è chi preferisce HTC, chi LG, chi Samsung, chi Huawei, chi Sony… ogni produttore ha i suoi modelli di punta e quelli più economici. Chi si stufa di un produttore può provarne un altro senza dover cambiare tutto come nel caso di chi si stufa di Apple. Solo Apple produce dispositivi iOS e sull’iPhone può girare solo iOS, e questo a molti non va giù.
- Varianti: Tasto home fisico e tasti opzione e indietro virtuali? Oppure tutti fisici, o tutti virtuali? Ogni produttore introduce nei propri dispositivi non solo varianti software ma anche hardware, come anche il led di notifiche (molto comodo), gli altoparlanti, la fotocamera, la batteria, il flash, i sensori… tutte varianti per cui scegliere uno smartphone Android è davvero dura.
- Prezzi: Chiara conseguenza dei punti precedenti, esistono smartphone (e tablet) Android per tutte le tasche, persino a meno di 100€. Soltanto questa breve frase può bastare per convincere una fetta enorme di utenza che non vuole spendere 600€ o più per acquistare uno smartphone.
Un sistema aperto

Io dico sempre che il successo di Android si è costruito nel tempo sulle mancanze (a volte frustranti) di iOS. Il sistema di Apple, all’epoca iPhone OS, partiva con un largo margine di vantaggio: Steve Jobs disse che iPhone era 5 anni avanti rispetto alla concorrenza[1]. Ed in effetti ha mantenuto un dominio indiscutibile per almeno 3 anni buoni, finché non ha iniziato a cedere il passo, sicuramente non per la qualità (la qualità di hardware e software di Apple è indiscutibile e l’iPhone è un gioiellino sotto tutti i punti di vista, su questo non si discute), quanto invece per la lentezza nell’introdurre nuove funzionalità o apporre modifiche importanti come la dimensione del display. Fino ad un anno fa l’iPhone continuava imperterrito a proporre un solo schermo da 3,5” mentre la concorrenza sfornava bestioni come il Galaxy Note.
Con un sistema del genere, su cui può metterci le mani praticamente chiunque, è ovvio che le novità arrivano prima. Apple prima di aggiungere una funzionalità ci pensa e ci ripensa e per ogni “sì” ci sono migliaia di “no”. Su Android invece arriva tutto e subito, molto prima. Pensiamo ai tanti usi della tecnologia NFC, alla ricarica induttiva (senza fili), ma anche all’integrazione di servizi come Google Now.
C’è chi ha abbandonato Apple da anni perché la fidanzata non si schiodava dal Nokia e lui aveva l’esigenza di scambiare file con lei tramite Bluetooth. Al di là di casi paradossali come quest’ultimo, le catene di Apple si sono fatte sentire nel tempo, e molti hanno deciso di abbandonarla per passare al mondo Android, un mondo tanto selvaggio quanto frenetico, nel quale annoiarsi è veramente impossibile.
Note
- Una frase che innesca qualcosa di simile al paradosso del nonno: il primo iPhone del 2007 non può essere certo paragonato a smartphone del 2012 come Htc One X+, Nexus 4 o lo stesso Samsung Galaxy S3 (ma nemmeno ad un qualsiasi Nokia Lumia di fascia medio-bassa). Però non sappiamo e non sapremo mai come il mondo dei cellulari sarebbe andato avanti senza l’iPhone. ↩