iPhone 3G e abusi commerciali: SOS Tariffe sporge denuncia

di Andrea "C. Miller" Nepori 23

In Italia l’iPhone 3G ha riscosso un notevole successo di vendite, come in molti altri paesi del mondo. Ma a differenza di ciò che avviene all’estero, dove la ferrea regolamentazione nelle vendite non consente comportamenti anomali, gli acquirenti italiani sono sottoposti ad un sistematico abuso in violazione del Codice Civile da parte dei gestori dei negozi di telefonia di tutta la penisola. Se vi recate in un centro TIM o Vodafone chiedendo di acquistare un iPhone, con ogni probabilità sentirete rispondervi che al momento il melafonino è disponibile per la vendita solo in versione “abbonamento“, mentre per il modello “ricaricabile” dovrete aspettare per un periodo indefinito. Ma perché questa discrepanza se fra i due iPhone non vi è alcuna differenza tecnica? Qualora vi siano stock in magazzino non deve essere l’acquirente a poter scegliere se acquistare iPhone nella versione ricaricabile o in abbonamento?

La risposta a quest’ultima domanda è ovviamente “si”. SOS Tariffe, dopo una indagine condotta in diversi centri di telefonia ha deciso che era ora di agire, denunciando la scandalosa situazione con un esposto alla Guardia di Finanza e all’AGCOM. Il comportamento truffaldino di un gran numero di rivenditori è ben chiaro: nonostante la disponibilità fisica di iPhone 3G ai clienti viene offerta unicamente la possibilità di acquistare la versione legata alla stipula di un contratto in abbonamento biennale, adducendo come scusa la lentezza degli ordini di iPhone 3G “ricaricabili” nonostante fra le specifiche delle due versioni del telefono non vi sia assolutamente alcuna differenza. Anche TAL, con una veloce inchiesta condotta in un centro Vodafone verso la fine di luglio, aveva riscontrato questa anomalia tutta italiana.

E’ più difficile, invece, trovare  un “perché” a questa situazione in quanto qualsiasi risposta rimane necessariamente relegata al campo delle ipotesi. Vodafone e TIM sostengono infatti di non aver dato alcuna disposizione ai negozianti sulla priorità di vendita delle due versioni di iPhone. Che sia tutta colpa dei responsabili dei punti vendita, dunque? L’ipotesi più plausibile è che i gestori dei centri di telefonia guadagnino semplicemente di più vendendo un iPhone 3G in abbonamento rispetto ad un iPhone con ricaricabile. Del resto la stipula di un abbonamento assicura a Vodafone o TIM entrate mensili fisse per due anni, facendo levitare sensibilmente il costo virtuale totale del dispositivo. Perché anche un negoziante non dovrebbe aver diritto ad un rimborso nettamente maggiore in caso di vendita del servizio? In ogni caso non vogliamo generalizzare, poiché non abbiamo certezze. Quali sono le vostre esperienze in merito? I centri di telefonia vicini a voi mettono in pratica questo abuso o rispettano le regole di vendita?

SOS Tariffe, oltre ad un articolo esplicativo, ha pubblicato anche un primo documento audio, a cui ne seguiranno altri, a testimonianza di quanto sostenuto e riportato nell’esposto alle autorità preposte. Se, come noi, volete sostenere questa iniziativa diffondete la voce, parlatene sul vostro blog e votate l’articolo di iTaboo relativo alla denuncia di SOS Tariffe. Un maggior numero di voti faranno sì che si possa intraprendere un’azione comune (class action) con assistenza legale gratuita e permetteranno di dare un maggiore risalto alla notizia.