GarageBand per iPad: la recensione

di Carlo Ballantini 16

La mia collaborazione con TAL è iniziata con un articolo in cui mi chiedevo se GarageBand fosse soltanto un giocattolo o se invece potesse essere usato anche con finalità professionali. Le conclusioni erano chiare: se pur con alcuni limiti il software musicale semi-gratuito incluso in ogni Mac può essere un ottimo strumento per fare musica e le sue potenzialità, unite all’ottima dotazione di suoni e campioni, non sono da sottovalutare (tant’è che un suo loop gratuito, il “Vintage Funk Kit 03”, sarebbe stato utilizzato in un grande successo internazionale).

Nel frattempo (sono passati oltre due anni) il software è stato aggiornato ed ulteriormente migliorato, la tecnologia ha fatto i suoi passi da gigante ed io sto scrivendo su una tavoletta con processore dual core per la quale è disponibile una versione di GarageBand dedicata. Sarà il caso di recensire questo nuovo GarageBand chiedendosi nuovamente la stessa cosa?

D’accordo, questa volta il software costa 4 euro ed è certamente impensabile metterlo tra gli strumenti utili alla produzione musicale. Voglio dire: forse adesso è certamente più corretto parlare di “giocattolo” senza porsi ulteriori interrogativi, giusto? O forse no.

Benvenuti alla recensione di GarageBand per iPad.

Ci sono già in rete numerosi video dove vengono passati in rassegna i vari strumenti inclusi in questo software quindi non starò ad elencarli tutti uno ad uno, ma cercherò di riassumerli per categorie per poi passare ad analizzare gli aspetti più musicali e produttivi.

Alla base di tutto abbiamo i 4 strumenti tipici delle band (chitarra, basso, batteria e tastiere) a cui possono venire aggiunti vari loop che si adattano automaticamente alla velocità e alla tonalità del brano proprio come in GarageBand su Mac.

Gli strumenti si possono suonare in maniera “reale” (ad esempio collegando una chitarra elettrica fisicamente all’iPad tramite iRig o altri accessori), utilizzando lo schermo touch come un vero strumento o con una nuova modalità semi-automatica (detta Smart) dove, in base all’accordo indicato dall’utente, il software esegue piccole parti ed arrangiamenti, ma di questo parliamo meglio più avanti.

C’è anche un campionatore che, pur essendo abbastanza limitato nelle possibilità di editing, è certamente divertente. Infine abbiamo lo strumento “Voce” a cui possiamo poi applicare alcuni preset di effetti particolari (più simpatici che davvero utili)  e con cui è possibile registrare anche qualsiasi altro strumento acustico con il microfono integrato o con altri accessori esterni da collegare alla presa dock che iniziano ad affacciarsi sul mercato.

Gli strumenti sono riprodotti in modo realistico ed anche il controllo diretto tramite touch screen è una di quelle “perle” che di tanto in tanto la tecnologia ci regala. Mi riferisco a quelle novità a volte geniali che, poco dopo l’introduzione, sembrano essere esistite da sempre (mi viene in mente, ad esempio, il primo scroll inerziale dell’iPhone). In questo GarageBand ce ne sono diverse di queste “chicche” a partire dalla dinamica di esecuzione che viene percepita dai sensori di movimento, ma anche finezze tecniche tipiche di alcuni strumenti come il bending e gli hammer-on/pull-off per la chitarra o il glissando fatto scorrendo sul manico senza tasti di un contrabbasso fino ad arrivare al “fantascientifico” synth (l’aggettivo non è una mia personale valutazione… è nel nome :-)) che permette di avere un suono in stile theremin con tanto di vibrato.

Oltre alla classica visione dei tasti bianchi e neri (o del manico nel caso di strumenti a corde) abbiamo la possibilità di scegliere una scala predefinita (maggiore, minore naturale o armonica, blues ed altre ancora modali ed etniche) in modo da potersi muovere in una certa tonalità con la tranquillità di non sbagliare note.

La grande novità è però senz’altro quella degli strumenti “Smart” a cui accennavo poco sopra. In questo caso, un po’ come avviene con le tastiere dotate di arrangiatore automatico, si indica al software l’accordo base e suoneremo automaticamente soltanto le giuste note dell’armonia. Inserendo poi l’auto-play (regolabile in 4 livelli diversi) abbiamo dei veri e propri piccoli arrangiamenti ritmico-armonici adeguati allo strumento selezionato. Toccando i riquadri degli accordi con uno, due o tre dita si ottengono variazioni ulteriori nelle voci dell’accordo e nel caso della tastiera è anche possibile arrangiare in modo diverso le parti basse ed alte (in pratica la mano sinistra e destra) dando vita ad armonizzazioni tutt’altro che banali.

Per la batteria il discorso è invece diverso: in questo caso si agisce inserendo in una matrice i singoli componenti del kit e scegliendo per ognuno di essi il volume ed il grado di complessità ritmica ottenendo così numerose possibili varianti.

Ecco che miscelando gli strumenti, ognuno con le sue parti con eventuali variazioni e considerando che l’esecuzione varia anche in base alla tonalità generale e al relativo grado dell’accordo (ad esempio un’arpeggio di SOL come quarto grado di RE non sarà eseguito uguale allo stesso SOL, ma quinto grado di DO) si ottengono miriadi di combinazioni possibili che rendono la composizione in GarageBand davvero divertente e longeva.

Gli arrangiamenti estemporanei dello strumento in uso possono essere registrati su una traccia dove verranno fissati sotto forma di singole note (proprio come in una regione midi) con tutti i vantaggi che questo comporta. Infatti sono molti i limiti di editing dell’applicazione, ma una delle funzioni più accattivanti è la possibilità di esportare il lavoro per una futura continuazione in GarageBand su Mac (da cui poi, come sappiamo, possiamo anche passare a Logic Express o Pro). Ritroveremo quindi le nostre tracce proprio come se avessimo fatto il lavoro fin dall’inizio sul computer.

Purtroppo non è possibile in alcun modo il contrario. Non mi riferisco ai progetti interi (sarebbe chiedere troppo), ma all’importazione nell’iPad di un banale loop o base audio. Questo è senza dubbio uno dei difetti maggiori di questo giovane software che spero venga risolto in qualche modo con un prossimo aggiornamento.

Sarebbe davvero interessante poter importare nell’applicazione file esterni in modo da arricchire la dotazione di loop di default e farlo diventare un eccezionale strumento su cui suonare (ad esempio su una base per scopi didattici) o sviluppare arrangiamenti di brani propri. Peccato, per adesso… ma aspettiamo fiduciosi. Il fatto che in iTunes sia possibile trascinare un mp3 nella sezione dati di GarageBand mi fa ben sperare, ma al momento, ripeto, non sono stato in grado di utilizzare nessun file audio esterno.

Riguardo alla composizione è particolarmente interessante la gestione del brano diviso in sezioni che vengono messe in ciclo in modo automatico così da concentrarsi sull’arrangiamento di una singola parte del brano alla volta (intro, strofa, ritornello, etc). Poi le sezioni si possono duplicare a piacimento per andare a formare la struttura finale e, in un eventuale passaggio su Mac, ritroveremo le nostre etichette sotto forma di marcatori di sezione (o Markers in Logic).

Ma è davvero tutto così bello in questo GarageBand? Purtroppo no. Ci sono molte cose che si potrebbero ancora migliorare per renderlo uno strumento produttivo davvero efficace.

Ecco quindi la mia personale lista di miglioramenti possibili:

– gli accordi disponibili in una certa tonalità non sono modificabili in nessun modo; capisco che la scelta sia stata fatta per semplificare al massimo la composizione, ma se si potesse avere almeno una o due caselle per accordi “custom” sarebbe molto utile.

– le regioni “midi” create sono editabili in lunghezza, taglio e ripetizione, ma non è possibile intervenire nelle singole note per correggere, ad esempio, un piccolo errore senza risuonare la parte.

– le 8 tracce come limite massimo sono adeguate e comprensibili, ma la possibilità di unire due tracce midi sarebbe utilissima. Suonando in un piccolo schermo come quello dell’iPad la possibilità di suonare due parti separatamente (ad esempio mano sinistra e destra) per poi unirle in un secondo momento sarebbe di grande aiuto.

– la sovra-incisione in loop è consentita soltanto con la batteria. Suonare sopra una parte esistente di tastiera o chitarra porta alla semplice cancellazione della precedente. Come già detto nel punto precedente: l’handicap di una superficie di input ridotta verrebbe molto attenuato dalla possibilità di overdub.

Per tutto il resto, dopo averlo provato a fondo, posso dire con tranquillità che per un musicista spesso in movimento il solo GarageBand può valere l’acquisto di un’intero iPad dedicato. Considerato infatti quanto costano singolarmente strumenti ausiliari utili alla produzione/composizione musicale come drum machines, simulatori di ampli tascabili, iPod o registratori multi-traccia portatili, l’idea di avere tutto questo e molto di più a meno di 500 euro (con iPad 2, ma anche a meno di 400 con il primo iPad con il quale questo software è pienamente compatibile) è uno di quegli acquisti da fare senza pensarci più di tanto.

Riguardo invece a coloro che già possiedono un iPad… beh, credo proprio che visto il costo irrisorio (paragonabile ad una bevuta con gli amici) gli appassionati di musica lo abbiano già comprato senza aspettare la mia recensione. Buon divertimento, anzi… buon lavoro!