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Touch ID: sicurezza sì, sicurezza no

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Qualche giorno fa avevamo parlato del curioso caso del presunto iPhone 5S sbloccato dalla zampa di un gatto. Solo un frammento, però, di una discussione sul Touch ID di Apple che non sembra voler terminare.

La domanda fondamentale su cui molti, esperti e non, si stanno interrogando dalla presentazione del nuovo iPhone è relativa alla presunta sicurezza del sistema di riconoscimento di impronte digitali introdotto da Apple nel suo prodotto di fascia più elevata: Touch ID.

Nato come strumento per rendere più pratico e comodo lo sblocco del dispositivo o l’autorizzazione a pagamenti effettuati su acquisti in App Store, il Touch ID sta divenendo feroce argomento di dibattito circa la sua sicurezza, efficacia o possibilità di violazione.

A poche ore dalla presentazione di iPhone 5S era già sorto il sito Is Touch ID hacked yet? (Touch ID è già stato violato?), con lo scopo di raccogliere premi in denaro (o altro: ci sono bottiglie d’alcool, ritratti e così via) da offrire a chi dimostri di aver violato il sistema di sicurezza di Touch ID.

Per il momento il sito ci va cauto, ma sembra che la prima “violazione” di Touch ID sia arrivata: autore dell’hack sarebbe il tedesco Chaos Computing Group. Attraverso una serie di procedure descritte accuratamente e con l’uso di strumenti “che si possono facilmente rinvenire in casa” (almeno, questo il parere degli autori), il gruppo avrebbe “clonato” un’impronta digitale su supporto in gomma e con essa avrebbe sbloccato correttamente un iPhone 5S.

Di seguito, il video dello sblocco di Touch ID utilizzando l’impronta clonata.

Ora, in attesa di sapere se il metodo illustrato da Chaos Computing Group sia efficace ed effettivamente funzionante (e meriti, quindi, i premi posti in palio da Is Touch ID Hacked Yet?), la domanda che sorge spontanea è: e quindi?

Anche se Touch ID risultasse violabile in questo modo, sarebbe davvero necessario scatenare un impronta-gate? Molti utenti che contestano l’effettiva sicurezza garantita dal sensore di impronte digitali di Apple dimenticano quale sia l’effettiva finalità di Touch ID; ovvero, non quella di accedere ad un caveau in Svizzera o di sbloccare i segretissimi piani della NASA riguardo le prossime iniziative aerospaziali.
No, Touch ID nasce come semplice sostituto più pratico ed efficace del classico “sblocco con codice”; certo, Touch ID potrebbe essere facilmente raggirato utilizzando i metodi sopra elencati (dispendiosi in termini di tempo e costo, ovviamente, senza tenere in considerazione che lo scan effettuato dal dispositivo è a 2400 dpi, che non son pochini). Ma ricordiamoci che per “rubare” un codice ed accedere ad un iPhone 4S di un amico basta una lieve sbirciata, quindi… perché discuterne?