Greenpeace all’attacco di iPhone

di Michele Milanese 2

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Cosa c’è di più spassoso che criticare le scelte ambientali di un’azienda che ha tra i dirigenti un premio Nobel fresco fresco ed assegnato proprio per l’impegno a favore dell’ambiente?

Certamente è quello che hanno pensato gli attivisti di Greenpeace, che ora, dopo la campagna per A greener Apple attaccano duramente (ma neanche tanto) i processi utilizzati per la produzione dell’iPhone

La nuova campagna dei cattivi ragazzi dell’ambiente è ironicamente chiamata The missed call, la chiamata persa, a sottolineare quanto sia discola la Apple che ancora produce dei gadget che fanno del male al nostro povero pianeta.

L’iPhone è stato acquistato negli Stati Uniti ed è stato successivamente analizzato in un laboratorio negli UK.

I risultati, secondo Greenpeace, sono lampanti: nonostante l’iPhone rispetti le direttive europee riguardanti l’uso di materiali tossici negli apparecchi elettronici si poteva fare di meglio.
In particolare sono caduti nel mirino di Greenpeace i composti brominati utilizzati nel telefono della Apple e l’uso di PVC.

Maggiori dettagli possono essere appresi da un loro documento scritto.

I ragazzi di Greenpeace spesso tengono un comportamento sopra le righe ed è molto facile attaccare chi sta sul carro del vincitore. Sarebbe interessante vedere come si comportano le altre aziende produttrici di cellulari (sarei particolarmente curioso di sapere come se la cava Nokia, che ha sede in un paese tradizionalmente molto legato all’aspetto ambientale).

Non è poi chiaro se i materiali “tossici” utilizzati siano indispensabili o meno per il corretto funzionamento del telefono, ma a Greenpeace non interessa: non si fermeranno finché non riusciranno a fare dei telefoni in fibra di cocco.