Uno dei papà di Windows 95 è passato a Mac

di Andrea "C. Miller" Nepori 7

Satoshi Nakajima è considerato uno dei papà di uno dei più grandi successi planetari di Microsoft. Il programmatore nipponico era il team leader del gruppo di Software Architects che progettò Windows 95. Ma a discapito del proprio curriculum, sul quale la scritta Microsoft è stampigliata a caratteri cubitali, Nakajima da due anni a questa parte si è convertito alla concorrenza. Ha provato ad utilizzare un Mac e si è innamorato delle macchine di Apple, tanto che nell’aprile scorso ha deciso di fondare la Big Canvas, un’azienda dedicata unicamente alla programmazione per iPhone che da pochi giorni ha rilasciato PhotoShare, un applicazione gratuita di photo sharing e social networking per il melafonino.  Lonnie Lazar di Cult of Mac lo ha intervistato per cercare di capire perché anche un’ex colonna portante di Microsoft abbia deciso di passare ad Apple.

Nakajima, quando ancora lavorava per Microsoft, seguiva Apple come farebbe un concorrente che deve studiare le mosse dell’avversario. Una volta lasciata Redmond, il programmatore si è avvicinato ad Apple con il medesimo intento, per cercare di capire qualcosa di più del Reality Distortion Field, e ne è rimasto felicemente risucchiato.

Quando Lazar gli chiede qual’è la differenza fra la programmazione per iPhone e quella per Windows Mobile, Nakajima è chiaro e diretto:

Nonostante [il SO di iPhone n.d.t.] sia basato sul sistema operativo OS X, le API che richiamiamo [in Cocoa] sono in realtà parecchio diverse e davvero ottimizzate per l’ambiente iPhone. In questo modo un programmatore può prestare attenzione al consumo della batteria, all’utilizzo della memoria, e in primis alla user experience. Con Windows Mobile, hanno semplicemente portato Windows sui telefoni cellulari, quindi uno programma per windows ed è tutto li, rispetto invece all’ottimizzazione di Apple per l’iPhone.

Un altro degli aspetti che ha conquistato l’interesse di Nakajima è l’unificazione operata da Apple con l’iPhone e l’organicità che è stata offerta agli sviluppatori: un solo hardware, un solo software e un solo canale di distribuzione. Ciò che può sembrare limitante è invece una scelta vincente, poiché offre per la prima volta una nuova e innovativa possibilità di business nello sviluppo di applicazioni per un settore frammentato e costoso come quello della telefonia mobile.

Nakajima continua spiegando che Android, pur essendo una piattaforma promettente, al momento non è paragonabile ad OS X iPhone. Con il SO mobile di Google non si può ancora parlare di prospettive dal punto di vista dello sviluppo e allo stato attuale delle cose non ha senso pensare ad un investimento in questa direzione. Al momento Android, dice Nakajima, fa felici i produttori orientali che avranno a disposizione un software a costo zero per far concorrenza a  Nokia e Motorola con i propri dispositivi.

L’ex Software Architect di Microsoft dice infine molto fiducioso nel modello di distribuzione adottato da Apple con App Store e ritiene che dovrebbe essere adottato anche da altri:

In questo momento, in tutto il mondo, ci sono migliaia di stores, frammentati. E’ parecchio costoso vendere, ed Apple ha offerto la prova che proporre un unico App Store ha senso sia per gli utenti sia per chi vende, quindi credo che Microsoft, Nokia, e possibilmente Google seguiranno a ruota e avremo cinque store, che è l’ideale.

Ad oggi, Google ha già annunciato che ci sarà un App Store per Android e Microsoft ha già una sorta di App Store per le applicazioni Mobile, anche se su concezione ben diversa rispetto allo store di Apple. Una nuova versione del negozio virtuale, sviluppata in Silverlight, è curiosamente comparsa pochi giorni dopo il lancio di App Store da parte di Apple. Peccato che chi visita il Catalog nella nuova brillante versione non abbia a disposizione una funzione di ricerca fra le applicazioni. Secondo Microsoft la suddivisione in categorie chiamate All Applications, Industry, Sales Force Enablement, Field Force Enablement, GPS Navigation, e Other dovrebbe bastare all’utente  per orientarsi fra le circa 18.000 applicazioni disponibili.