TAL intervista nuovamente Jay Elliot – Parte II

di Gospel Quaggia 1

Prosegue la nostra intervista a Jay Elliot, incontrato a Bologna sabato scorso durante la presentazione del suo nuovo libro: “Steve Jobs, la storia continua” edito in Italia da parte di Hoepli.

Se vi siete persi la prima parte, vi consigliamo di andare a leggerla, altrimenti proseguite nella lettura della seconda parte dopo il “salto”.

TAL: Si può dire che questo libro, in qualche modo, sia anche un’opportunità per ribadire ancora una volta qual è il suo ricordo di Steve Jobs, diversamente da come è stato descritto nella biografia “ufficiale” di Isaacson?

JE: Come ho già detto, non avevo in mente di scrivere un altro libro, ma poi questa biografia è stata pubblicata e sinceramente mi ha abbastanza sconvolto. Quindi sì, questo libro ha un po’ il duplice scopo di arricchire il precedente, ma anche di ribadire ancora una volta chi era Steve.

Tutti quelli che hanno parlato di Steve non hanno davvero vissuto con lui giorno dopo giorno e affrontato insieme a lui i problemi.

TAL: Abbiamo parlato del passato, come vede il futuro di Apple?

JE: Penso che Steve negli ultimi due anni di vita sia stato molto impegnato, che abbia accelerato molto il suo lavoro, perché sapeva di essere alla fine, e che abbia messo insieme una roadmap per Apple da seguire. Credo ci siano ancora prodotti da mostrare per due o tre anni, sui quali Steve ha lavorato attivamente. iTV (??? – ndr) e tante altre cose devono ancora uscire.

Credo anche che in futuro la lotta sarà più sui contenuti. Aziende come Google fanno i soldi grazie alla pubblicità su internet, mentre Apple guadagna con iTunes e App Store, modi differenti di vedere i contenuti. Il prossimo passo riguarderà necessariamente i contenuti televisivi.

TAL: Quindi pensa che la tanto vociferata iTV sia veramente possibile?

JE: Certamente. Anzi, le mie fonti dicono che è già in fase di produzione.

TAL: Tim Cook è da poco il nuovo CEO di Apple. Se avesse la possibilità di suggerirgli qualcosa, cosa gli suggerirebbe per l’amministrazione ordinaria e per il futuro?

JE: Un paio di cose. La prima è di ripensare al fallimento delle mappe di iOS 6. La seconda è di essere se stesso. Che tra l’altro è ciò che gli consigliò anche Steve in persona. Inoltre l’attenzione per i dettagli, perché non può permettersi di commettere errori grossolani. Se avevano dei problemi con le mappe avrebbero dovuto ritardarne la presentazione. Non devono lasciare che il mercato detti le regole.

Il primo Macintosh è stato ritardato di sei mesi per il problema delle ventole. Steve si era intestardito e non voleva assolutamente che ci fosse una ventola all’interno del Macintosh. Tutti gli fecero notare che era impossibile poterlo raffreddare senza una ventola, ma lui non si accontentò e pretese di trovare una soluzione. Fu così che il Macintosh venne ritardato di sei mesi. Per Apple, il fulcro è il prodotto, non il costo delle azioni o gli stipendi elevati. Bisogna essere concentrati sul prodotto e non sul mercato.

TAL: Con tutto il rispetto per Steve, adesso siamo in un periodo storico ed economico totalmente differente. Il mercato è assolutamente più frenetico di quello degli anni ’80. Non sarebbe stato un “suicidio” per Apple ritardare l’uscita del nuovo iPhone di sei mesi?

JE: Sì, se si guarda solo il punto di vista economico. Ma a Steve non è mai importato l’aspetto economico, non è mai importato qual era la quota di mercato e quale fosse il prezzo delle azioni. Il prodotto deve funzionare. Il motivo per cui Apple è quella che è oggi sta nella perfezione del prodotto. Ed è così che deve essere.

Vedi per esempio il BlackBerry. Quando il CEO presentò un nuovo Blackberry un paio di anni fa e disse che la sua forza fosse nella tastiera fisica, mi è venuto da ridere perché non avevano assolutamente una buona visione del prodotto. Anche loro ora sono costretti a produrre smartphone touchscreen. Se non si ha una buona visione del prodotto puoi anche dimenticarti delle regole di mercato. Apple può permettersi di ritardare la presentazione di un prodotto di uno/due/tre mesi al fine di renderlo perfetto. La gente farebbe comunque la coda per poterlo acquistare.

TAL: Visto che si è parlato di RIM, è possibile che Apple acquisisca un’azienda di questo tipo?

JE: Questa è un’altra caratteristica di Apple. Apple acquisisce tecnologia, non acquisisce aziende. RIM è un’azienda (in discesa) molto chiusa sul suo software e non credo che abbia il talento per poter aiutare Apple. È un’azienda che potrebbe interessare ad IBM, per esempio, grazie ai contatti con il mondo dell’industria.

TAL: Sempre rimanendo in ambito economico, crede che le azioni Apple arriveranno  a sfiorare i $ 1000 per azione, in futuro?

JE: È probabile, molto probabile. Ma personalmente non capisco perché non provvedono ad operare uno split sulle azioni. Al di là delle considerazioni finanziarie (piuttosto importanti – ndr), se si aumentasse il numero di azioni in circolazione abbassandone il valore nominale, potrebbero essere accessibili più facilmente.

Penso alla gente comune, così come ai dipendenti Apple, ai quali ora è richiesto un investimento notevole per accaparrarsi azioni Apple. D’altronde, la situazione attuale è indubbiamente molto piacevole per chi possiede le azioni da parecchio tempo. Ha guadagnato sicuramente molti soldi.

TAL: Per concludere, come descriverebbe Steve Jobs in una parola? O in poche parole?

JE: Il miglior utente del mondo. Steve Jobs ragionava come se fosse l’utente del prodotto a cui stava lavorando. È questa la vera grande differenza tra lui e chiunque altro.

TAL: Grazie mille Sig. Elliot, è stato un vero piacere chiacchierare con lei.

JE: Grazie a voi, arrivederci.


Si conclude così la nostra intervista, ringraziamo Jay Elliot per l’estrema disponibilità e franchezza nelle risposte, nonché lo Staff di Hoepli che ha reso possibile questa piacevole occasione.

Voi cosa pensate di quanto detto da Elliot nell’intervista? Vi invitiamo a dire la vostra nei commenti, come d’abitudine.