La guerra dei cloni: lunga vita alla licenza di Mac OS X (seconda parte)

di Andrea "C. Miller" Nepori 16

La notizia è di pochi giorni fa: Psystar è tornata all’attacco. L’azienda produttrice di cloni è pronta ad uscire dal regime di protezione dalla bancarotta e ha lanciato un nuovo PC con Mac OS X preinstallato.
Nel frattempo, nel vecchio continente, la tedesca PearC si espande in altri paesi, forse con l’intenzione di seguire le orme del clonatore americano, candidandosi a diventare la Psystar europea. Ma nel vecchio continente quali sono le regole? La EULA di Mac OS X ha pieno valore legale?

Per rispondere a questi dubbi e analizzare la situazione in maniera più approfondita abbiamo chiesto un parere al Dottor Gianluca Craia, consulente legale dello staff di noze s.r.l. ed esperto di proprietà intellettuale nel mondo ICT. Oggi ne pubblichiamo la seconda parte (qui la prima parte).

Nella prima parte di questa analisi abbiamo analizzato il caso Psystar e abbiamo dimostrato come in linea teorica anche nel vecchio continente siano potenzialmente “fuorilegge” coloro che vendono PC non Apple con Mac OS X pre-installato, come la tedesca PearC.

Oggi ci occuperemo invece di due casi leggermente differenti, vale a dire EFI-X (il modulo USB che permette di installare Mac OS X sul proprio PC compatibile) e Apple PC.

In entrambi i casi la violazione degli obblighi di licenza è demandata all’utente finale, poiché le imprese si occupano semplicemente di approntare dei sistemi idonei a far riconoscere l’hardware al sistema di controllo implementato sull’OS della Mela.

In questo modo l’impresa venditrice non pone in essere nessuna violazione della licenza limitandosi, in caso di vendita del Sistema Operativo, a cedere licenze originali. Se ciò e vero in ogni caso non vuol dire che, così operando, l’impresa non tenga una condotta illecita.

Infatti, anche solo limitandosi alla legislazione italiana (si consideri che le normative dei paesi dell’area EU sono simili su questi punti e che la regolazione tende ad uniformarsi anche nei paesi extra-europei), l’art 102-quater afferma che:

“i titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti.”

La norma quindi nell’indicare “tutte le tecnologie” puoò essere applicata a qualsiasi tipo di soluzione che abbia come finalità l’esercizio di diritti non autorizzati dal licenziatario. Efi-X e i computer di Apple PC, fanno proprio questo.

A tutela di questa facoltà del titolare, nel caso di specie identificabile con Apple, il legislatore ha introdotto 2 previsioni:

La prima, norma generale, prevede che:

“Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493.
La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità”

La seconda previsione di cui all’art. 171-ter, norma speciale rispetto al 171-bis , applicabile a condotte alle quali sia sotteso il fine di lucro, recita:

“È punito, se il fatto è commesso per uso non personale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque a fini di lucro:
[…]
f-bis)fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all’art. 102-quater ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di predette misure. Fra le misure tecnologiche sono comprese quelle applicate, o che residuano, a seguito della rimozione delle misure medesime conseguentemente a iniziativa volontaria dei titolari dei diritti o ad accordi tra questi ultimi e i beneficiari di eccezioni, ovvero a seguito di esecuzione di provvedimenti dell’autorità amministrativa o giurisdizionale”

Come ben si può evincere dalle parti in neretto, le condotte di chi realizza sistemi pensati per eludere le misure di protezione è tutt’altro che lecita.

Non vi è dubbio a questo punto, trovata la norma di riferimento, che chi propone cloni Mac, oltre a dover valutare il suo comportamento sulla base del paradigma della concorrenza sleale come già indicato in precedenza, debba valutare anche possibili violazioni della norma di cui all’art 171-ter, considerato che in questi casi espressamente viene indicato sul sito oppure sul manuale d’uso, che l’hardware venduto è idoneo e pensato per far girare Mac OS X indicando magari quale sia la procedura di installazione da seguire.

A questo punto provata la validità della licenza, viste le violazioni, ci si potrebbe chiedere: a quando un caso Psystar anche in Europa o in Italia?

La risposta potrebbe essere “mai”. O meglio, mai prima della conclusione dell’affaire Psystar.
L’impressione è infatti che Apple non si voglia avventurare in un terreno comunque insidioso e dispendioso come quello della Proprietà Intellettuale e della Concorrenza, senza un precedente illustre.

Inutile aprire più fronti in questo momento. A Cupertino forse hanno valutato che, provata la resistenza della licenza in giudizio, ottenuto un case history positivo, sarà molto più facile condurre i “clonatori” a più miti consigli, anche in Europa e perchè no, in Italia.

Si ricorda  che il contenuto dell’articolo è un opinione personale del suo autore e non ha valore di consulenza.