Top 5: cosa dovrebbe fare Apple col suo gruzzolo?

di Andrea "C. Miller" Nepori 8

La scorsa settimana Apple ha presentato i risultati fiscali del trimestre conclusivo dell’anno fiscale 2008. Fra gli altri dati spicca l’ingente liquidità (25 miliardi di dollari) disponibile nelle casse di Cupertino. Per metterla giù con un metro di paragone comprensibile ai più abbiamo ipotizzato che Apple potrebbe comprarsi la Dell, ma in quel caso era solo una comparazione quantitativa rispetto alla concorrenza più che una vera ipotesi operativa.  Che cosa dovrebbe fare davvero Apple con tutti quei soldi? Questa è la domanda che ci siamo posti per compilare la top 5  di oggi ed è il quesito che poniamo anche a voi. Fatevi sentire nei commenti.

5 – Acquisizioni nella Silicon Valley

Steve lo ha detto chiaro e tondo: in questo periodo, 25 miliardi di dollari in banca sono quanto di meglio un’azienda possa avere. Non solo perché la sicurezza del capitale è un buon paracadute per la crisi ma anche perché è in periodi come questi che spesso le aziende con i soldi possono comprare a pochissimo altre companies al dissesto portandosi a casa con una spesa minima un bagaglio di professionalità e conoscenze su cui investire per il futuro. Apple è molto accorta in queste strategie e non è assolutamente interessata a comprare aziende il cui brand abbia una storia troppo forte e sia già troppo conosciuto presso il grande pubblico. Insomma scordatevi la Adobe ma non scartate del tutto qualche sorpresa nel settore Merger & Aquisitions.

4 – Redistribuzione di denaro agli investitori

Michael Dell disse nel ’96, quando Apple era vicina al tracollo, che Steve Jobs avrebbe dovuto chiudere l’azienda e ridare indietro i soldi agli investitori. Oggi El Jobso potrebbe dare retta, almeno in parte, a quello che consigliò Dell, ma non per le medesime ragioni che spinsero Michael a tale infelice intervento da “ultime parole famose”. Due delle possibilità che a Cupertino potrebbero prendere in considerazione riguardano infatti proprio i detentori di azioni Apple. L’azienda, secondo l’analista Toni Sacconaghi di Bernstein Research, potrebbe decidere di comprare un buon quantitativo di azioni (diciamo per un importo di 10 miliardi di $)  perché così facendo sicuramente favorirebbe un rialzo sensibile del proprio titolo e dunque del valore posseduto dagli azionisti. Visto che in questo periodo puntare su strategie finanziarie è quanto di più aleatorio si possa decidere di fare, Apple potrebbe invece redistribuire parte del denaro con semplici dividendi, come fa Microsoft. In realtà entrambe le operazioni sono altamente improbabili e storicamente Jobs e soci hanno dimostrato di non credere molto alle soluzioni tradizionali, anche in ambito finanziario, preferendo puntare sempre e comunque sull’innovazione.

3 – Aquisizione di una startup

Nel primo punto abbiamo ipotizzato (e in pratica scartato) la possibilità di un’acquisizione di una grande azienda della Silicon Valley. Ma se mettere le mani su situazioni grandi e consolidate è sempre difficile e rischioso, inglobare giovani, innovative e promettenti aziende è invece un’operazione che nella stragrande maggioranza dei casi può dare buoni frutti. Il caso di P.A. Semi è emblematico, in questo senso. Con circa 300 milioni di dollari Apple ha acquisito l’intero know-how di un’azienda considerata strategica perfino dal Pentagono, che come ricorderete tentò di mettere i bastoni fra le ruote all’acquisizione. La Silicon Valley è piena di aziende di questo genere ma le mire di Apple non dovrebbero necessariamente fermarsi all’area della California. Proprio giovedì abbiamo pubblicato una nostra chiacchierata con Davide Rutigliano, CEO di ASEM, l’azienda che produce EFI-X e che ha sede a Taiwan. Le promesse di questo prodotto sono interessanti e Apple in fondo potrebbe permettersi di investire qualche milioncino come se si trattasse di venture money. Chissà.

2 – Un nuovo Campus

L’Apple Campus sta diventando troppo piccolo per la Apple del nuovo millennio. Sebbene l’area di Infinite Loop 1 sia il torsolo della Mela, l’azienda occupa già più di una trentina di edifici sparsi per tutta Cupertino. Nel 2006 e nel 2007 Apple ha acquisito nuovi terreni ed edifici e sebbene alcuni di queste aree siano già in uso, altre proprietà aspettano ancora di essere ristrutturate. In alcune di queste zone sorgono edifici aziendali risalenti agli anni ’80 che probabilmente Apple vorrà abbattere per ricostruire. Poiché Apple non vuole allontanarsi da Cupertino il costo dei terreni e delle opere edilizie è più alto rispetto ad altre aree della Silicon Valley. L’immagine dell’azienda è però legata indissolubilmente alla cittadina a Sud di San Francisco, tanto che scegliere di delocalizzare per Steve e soci non sarebbe sicuramente accettabile e non gioverebbe all’immagine dell’azienda. Nelle nuove aree dovrebbe sorgere anche il tanto atteso Campus n°2 e chissà che questa volta non si tratti proprio di un campus nel senso universitario del termine (leggi sotto). Fonte immagini SetteB.IT.

1 – Ricerca, formazione e futuro

Sebbene in Italia in questo momento la ricerca non se la stia passando proprio alla grande (e il futuro dei ventenni ancora meno), in America le grandi aziende possono vantare invece una consolidata tradizione di finanziamenti alle università e alla ricerca a lungo termine. L’assunzione del decano di Yale da parte dell’azienda di Cupertino dimostra che in questo senso Apple vuole andare addirittura oltre, fondando la propria università. La Apple University  diverrà realtà nel 2009 ma non è ancora ben chiaro quali saranno gli scopi di questa istituzione. Anche se si trattasse solamente di una scuola di formazione per futuri manager Apple avrebbe comunque investito bene il proprio denaro.