Una class-action contro gli acquisti in-app

di Lorenzo Paletti 9

Apple è stata accusata questa settimana di spingere minorenni all’acquisto di beni digitali attraverso le sue applicazioni. L’accusa, effettuata da Garen Meguerian e supportata da altri genitori in forma di classaction, sostiene che su App Store siano disponibili applicazioni gratuite che sono chiaramente indicate per un pubblico di bambini, ma che al loro interno permettono di effettuare acquisti in-app  con soldi tutt’altro che virtuali.

Meguerian, padre di due bambine, ha permesso loro di scaricare applicazioni gratuite da  App Store. Tra queste figurano Zombie Cafe, Treasure Story e City Story. Verificando il saldo della propria carta di credito l’uomo ha scoperto che le sua figlie avevano speso 200 dollari acquistando “Zombie Toxin”, “Gems” e “City Cash”. Tutti beni disponibili nei giochi e venduti a pagamento attraverso la carta di credito collegata all’Apple ID del padre.

Apple aveva già passato momenti poco felici negli scorsi mesi quando con Capcom era stata accusata con il suo Smurfs’ Village di offrire in maniera truffaldina ai bambini le “Smurfberries“. I piccoli, giocando senza l’ausilio dei genitori, avrebbero potuto spendere anche centinaia di dollari tramite acquisti in-app. Celebre il caso di un bambino che ha speso oltre mille dollari proprio nel titolo di Capcom.

Il problema era sorto come conseguenza del fatto che una volta inserita la propria password su App Store veniva aperta una finestra temporale di 15 minuti all’interno della quale era possibile, anche senza conoscere il codice, scaricare contenuti a pagamento dallo store. Con l’aggiornamento ad iOS 4.3 Apple ha però introdotto, proprio come conseguenza delle lamentele che già avevano raggiunto software house e la stessa Apple, la richiesta della password per qualsiasi acquisto in-app, in modo da evitare che un account lasciato involontariamente disponibile potesse portare al prosciugamento della carta di credito associata.

Meguerian, e gli altri genitori che con lui hanno firmato la class-action, ritengono comunque problematica la situazione.

Siccome le password richieste per acquistare Game Currency sono le stesse usate per effettuare qualsiasi acquisto Apple, i minorenni che conoscono queste password potrebbero acquistare Game Currency senza l’autorizzazione dei loro genitori.

Non dobbiamo spiegare noi a Meguerian che può sempre reimpostare la password e tenerla per sè, inserendola di persona quando necessario.

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