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  • 15
  • Apr

Psystar attacca l’EULA di Leopard con OpenMac


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Ieri vi abbiamo parlato di OpenMac, il computer commercializzato da Psystar che monta i componenti di un Mac di fascia medio-alta e costa meno di un Mac Mini. A distanza di sole 24 ore la Psystar ha già provveduto a cambiare nome al clone, che adesso si chiama più prosaicamente Open Computer. Ma non si pensi che per questo la società voglia darsi per vinta: la Psystar ha dichiarato guerra alla EULA di Mac OS X e continuerà a vendere il Mac-surrogato.

Parola di Robert. Paul McDougall di InformationWeek è riuscito ad ottenere maggiori informazioni dalla Psystar e più precisamente da Robert, uno dei dipendenti della società che, come dimostrato dalle sue dichiarazioni, ama parlare per sgangherate metafore interrogative.

Non stiamo infrangendo alcuna legge” ha detto il dipendente e ha continuato: “Cosa succederebbe se la Honda, dopo che hai comprato una loro auto, ti dicesse che puoi guidarla solo sulle strade indicate da loro?” E ancora: “Cosa succederebbe se Microsoft decidesse che Windows può essere installato solamente su computer Dell?“. Il dipendente ha poi aggiunto che la Psystar ritiene che Apple stia violando le leggi U.S.A. sul monopolio con la EULA di Mac OS X e che la società di Cupertino porti avanti una politica di ricarico spropositato sull’hardware.

Peccato che a Robert non sia venuta in mente l’idea dei mattoncini lego compatibili col galeone Playmobil suggerita dal nostro Mirkojax.

Sulla questione del ricarico eccessivo sull’hardware si può in parte concordare anche se personalmente ritengo che i fattori da considerare quando si analizza il prezzo di un Mac vadano oltre il semplice conteggio del valore dei componenti presente all’interno del computer. Vi invito comunque a fare il raffronto fa 1,099 € necessari per acquistare un iMac 20″, e il prezzo un un computer Windows parigrado. Non scordatevi i 599€ per l’acquisto di Vista Ultimate, l’unica versione del Sistema Operativo di Redmond dotata di tutte le features disponibili e dunque l’unica paragonabile a Leopard, che è incluso, full-optional, nel prezzo dell’iMac.

E’ difficile capire invece quali siano i margini per ritenere che la scelta di Apple violi le leggi sul monopolio americane. Forse che Apple impedisce di installare qualsiasi sistema operativo sulle proprie macchine? Caso mai impedisce all’acquirente, tramite la sottoscrizione biunivoca di un contratto, di installare il software appena acquistato su hardware non marchiato Apple. Se una limitazione auto-inflitta del proprio mercato potenziale può essere vista come tentativo di instaurare un monopolio, c’è qualcosa che non mi torna. Il paragone con Windows e Dell è semplicemente una sciocchezza. Apple non installa il proprio software sull’hardware di un’unica società esterna licenziataria, bensì solamente sui propri computer.

In passato, prima della seconda gestione Jobs, Apple aveva provato ad intraprendere la strada della concessione in licenza del proprio software. I risultati, come prevedibile, furono disastrosi. Apple non ha bisogno di provare la propria superiorità rispetto a Microsoft dimostrando al mondo che Mac OS X può girare senza alcun problema su tutti i computer del globo. Questa concezione è semplicistica e fuorviante: non sarebbe naturalmente possibile operare una scelta di questo genere per una azienda che basa la propria forza sull’alterità rispetto alla strategia vigente imposta da Microsoft e biecamente legittimata da operazioni monopolistiche (riconosciute in questo caso come tali dalle autorità preposte) portate avanti nel corso di un ventennio.

Ben venga dunque il tentativo di Psystar, nulla da obiettare: bisogna ammirare una società capace di farsi pubblicità in maniera creativa. Ma da qui a ritenere che questa minuscola compagnia sia il Davide di una nuova scenetta biblica post-moderna ce ne passa. Per concludere vorrei citare una delle migliori metafore che sono state forgiate su questa storia, che evidentemente si presta particolarmente ad essere descritta attraverso l’uso di figure retoriche. L’amico John Brownlee, neo editore di Boing Boing Gadgets, ha descritto in termini piuttosto coloriti la questione:

Chiamatemi superficialone, ma un computer bello è semplicemente più piacevole da usare di un computer brutto. E’ per questo che non nutro un particolare interesse per i numerosi progetti Hackintosh, il cui scopo è installare Leopard su PC: no, mi dispiace, ma una supermodella genio la cui testa venga squarciata, la cui materia cerebrale venga spiattellata nella vacua cavità cranica svuotata di un enfio lamantino, non è altrettanto trombabile.



17 Commenti Scritto da Camillo Miller
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