
Questo grazie al passaggio ai processori Intel, che garantiscono all’utente la possibilità d’uso di quelle particolari applicazioni Windows che non ci sono sul Mac (pensate a qualche vecchio programma sviluppato apposta in visual basic), al flop di Vista, che neppure Intel vuole installare in azienda e alla pubblicità che da iPod ed iPhone fa da traino incredibile per il Mac.
Quando l’estrema semplicità diventa estrema complicazione, solo perché nessuno gli ha mai detto come fare su Mac OS X.

Ormai la maggior parte delle applicazioni con cui abbiamo a che fare le scarichiamo dal sito del produttore.
I formati prediletti per la distribuzione sono .dmg (Disc image file, immagini disco che vengono montate sulla scrivania come fossero chiavette usb, anche l’icona è la medesima), oppure archivi compressi come .zip, .rar, .sit.
Gli zip sono gestiti nativamente da OS X, per .rar e .sit dovete rivolgervi a programmi di terze parti, come Stuffit Expander, gratuito.
Se siete su Tiger, il download di default andrà sulla scrivania.
Se siete su Leopard, Safari scaricherà il file nella cartella Download. In entrambi i casi, i file .dmg e gli .zip verranno aperti automaticamente a download completato.
Lo .zip sarà decompresso, il suo contenuto posizionato nella cartella in cui era stato scaricato e l’archivio sarà spostato nel cestino.
Il file .dmg sarà invece attivato sulla scrivania, sotto forma di disco virtuale e la sua finestra sarà aperta nel Finder.
Sotto Mac OS X ci sono due modi di installare un’applicazione.


In questo caso nell’immagine disco troverete un file .pkg dall’icona di una scatola con un cubo giallo all’interno: doppio click sull’installer e seguite le istruzioni a schermo, fino al completamento del processo.
A quel punto, trovandosi l’icona nella dock, il passo successivo è quello di spuntare la voce “Mantieni nel Dock”.
Quindi, ogni volta in cui faranno click sull’applicazione, staranno montando l’immagine disco per poter eseguire l’applicazione che hanno lasciato lì dentro, il tutto senza avere la minima idea di quel che sta accadendo.
Per fortuna, i processori Core 2 Duo sono sufficientemente potenti da eseguire questa operazione senza che l’utente si accorga che ci vuole troppo per avviare l’applicazione. Ma è sicuramente meglio fare le cose come dovrebbero essere fatte, per evitare di avere centinaia di immagini disco da caricare ogni volta in cui si vuole far partire delle applicazioni!
Ah, ovviamente, non fatelo su Windows: non credo che il vostro registro di sistema ne sarebbe contento!