Steve Jobs: duro scambio di mail con Valleywag [Aggiornato]

di Andrea "C. Miller" Nepori 18

Non accenna a diminuire la frequenza con cui Steve Jobs risponde alle mail di comuni utenti, programmatori, blogger e giornalisti. Sembra che El Jobso si sia preso in carico il compito di comunicare ufficialmente in prima persona con la comunità Apple, in un insolito tentativo di aumentare la trasparenza sulle politiche dell’azienda.

L’ultima testimonianza dell’impegno che l’iCEO dedica al proprio nuovo compito ci arriva da Valleywag, blog del gruppo Gawker (di cui fa parte anche Gizmodo). Il blogger Ryan Tate ha pubblicato interamente lo scambio di email (6 inviate da lui, 4 ricevute in risposta) che ha avuto con Steve Jobs nella notte fra venerdì e sabato scorsi.

I temi sono sempre i soliti: le regole di App Store, lo scontro con Adobe, la vocazione al controllo che Apple esprime con alcune scelte, riguardanti soprattutto l’ecosistema di iPhone OS. Il tono, però, è parecchio sopra le righe, almeno per quanto riguarda il giornalista. Sempre che non sia tutta una balla colossale: in quel caso sarebbe un altro duro colpo per la reputazione già malconcia del gruppo Gawker.

Aggiornamento
: Ryan Tate ci ha risposto fornendoci le headers del primo messaggio inviato da Steve Jobs. Sembra tutto decisamente autentico.

Non si tratta di uno scambio cordiale e Ryan Tate ha onestamente ammesso di non aver fatto una gran bella figura, forse per colpa di qualche Stinger di troppo. Le mail successive alla prima diventano gradualmente più astiose nei confronti di Apple e per di più il blogger/giornalista si lascia scappare alcune informazioni che aveva ricevuto “off the record” da una persona interna alla Time Inc. Per non parlare del buon numero di paroline con la “f” che non serviva necessariamente infilare qua e là in risposta al CEO più famoso d’America.

Jobs, per contro, esprime le proprie posizioni (o sarebbe meglio dire le posizioni di Apple) in maniera pacata, domandando addirittura il perché di tanto risentimento da parte di Tate. Le motivazioni che il CEO offre, per quanto possano essere condivisibili o meno, sembrano sincere. Come sempre Jobs non si lascia scappare nessuna particolare rivelazione segreta ma si limita a spiegare e chiarire alcuni aspetti già noti.

Tate ha deciso di scrivere a Steve Jobs perché non gli è piaciuto l’uso della parola “revolution” nel più recente spot televisivo dell’iPad.

“Se [Bob] Dylan avesse vent’anni oggi, cosa ne penserebbe della vostra azienda? Penserebbe che l’iPad abbia minimamente a che fare con la ‘rivoluzione’? Le rivoluzioni sono fatte per  la libertà.”

E Steve, inaspettatamente (era passata la mezzanotte in California) ha risposto:
“Sì, libertà dai programmi che rubano i tuoi dati. Libertà dai programmi che divorano la batteria. Libertà dal porno. Sì, libertà. the times they are a changin’, e i tradizionalisti del PC si sentono come se il loro mondo gli stesse sfuggendo. E’ quel che sta accadendo.”

Lo scambio continua con Tate che sostiene in maniera un po’ sconnessa che la batteria del suo MacBook Pro non ha problemi con Flash, per poi andare a parare sull’applicazione editoriale che sta sviluppando Wired.

Il magazine di Condé Nast, insieme ad Adobe, aveva cercato di sviluppare un applicativo cross compilabile con Adobe Air. I recenti cambiamenti ai TOS di iPhone OS 4 hanno “costretto” l’editore a cambiare i piani e continuare lo sviluppo in Objective C. La conclusione di Tate è, per sua stessa ammissione, ben poco azzeccata:

“E la sa una cosa? Io non la voglio la ‘libertà dal porno’. Il porno mi va benissimo. E penso che mia moglie sia d’accordo.”

Ancora una volta, a sorpresa, Steve decide di rispondere:

“Wired sta sviluppando un’applicazione nativa in Cocoa. Quello che sta facendo praticamente qualsiasi editore. E forse avrai modo di preoccuparti del porno quando avrai dei bambini…”

E dopo questa email Tate sbrocca di brutto, accusando Steve Jobs praticamente di qualsiasi cosa. Il blogger di Gawker si lascia andare un po’ troppo e svela anche informazioni che avrebbe dovuto tenere segrete, e sostenendo che Apple impone agli editori il modo in cui devono creare il contenuto.

A Jobs basta una frase per rispondere:

“Aspetta  – certamente non ne hanno l’obbligo. Non hanno necessità di pubblicare sull’iPad se non vogliono. Nessuno li sta forzando. Ma sembra proprio che siano loro a volerlo”

Il messaggio continua spiegando ancora una volta che al centro del mondo Apple ci sono gli utenti e ciò che è meglio per loro. E gli utenti, i programmatori e gli editori, possono fare ciò che vogliono, anche non comprare l’iPad.

“Diamine, perché sei così astioso per una questione tecnica come questa?” chiede stupito l’iCeo.

Tate risponde ancora con un paio di mail in cui ammette di provare astio verso Apple e collega le scelte “tecniche” di Cupertino ad altre fatte da Microsoft in passato, secondo lui analoghe. Infine ci mette pure il riferimento alla “Apple police” che avrebbe abbattuto a calci la porta di casa del suo collega Jason Chen.

Innescando la risposta finale di Jobs:

“Sei così disinformato. Nessuno ha abbattuto le porte a calci. Credi ad un sacco di erronei report da parte di alcuni blogger. […] E comunque, cosa hai realizzato tu di così importante? Crei nulla di tuo o ti limiti a criticare il lavoro degli altri e a sminuire le loro motivazioni?”

Nota sull’autenticità

Aggiornamento: Ryan Tate ci ha risposto inviandoci le header del primo messaggio di Steve, sembra che sia tutto autentico. In ogni caso, ecco qui di seguito cosa non ci convinceva nello scambio di missive elettroniche fra il giornalista e il Ceo di Apple.

Ho voluto riportare questo presunto scambio di mail fra Steve e il blogger di Gawker Ryan Tate perché interessante e fuori dagli schemi, anche se l’unico strumento a disposizione per valutarne l’autenticità è la credibilità e la notorietà dell’autore, del sito Valleywag e del gruppo Gawker.

Capiamoci: inventarsi di sana pianta una conversazione con l’iCeo sarebbe cosa ben grave, e Ryan Tate si giocherebbe completamente la reputazione (che nel giornalismo americano vale ancora qualcosa) per uno scherzo del genere. E’ vero che da una testata che non si fa scrupoli a comprare oggetti rubati per fare uno scoop ci si potrebbe aspettare anche questa, ma tant’è.

In conclusione mi sembra comunque doveroso condividere alcuni particolari che non mi convincono:

  • Steve Jobs alzato fino alle 2 di notte del sabato per rispondere ad un blogger è di per sé poco convincente.
  • Steve Jobs è molto attento a ciò che scrive. Le sue solitamente sono risposte secche, brevi, che sembrano sempre pre-approvate dal reparto marketing, non delle lunghe invettive pesantemente ideologizzate.
  • L’iCeo  firma quasi sempre le sue mail in qualche modo, fosse anche solo con un semplice “Steve”. In questo caso non lo fa mai in quattro mail consecutive.
  • Ci sono errori di battitura che non ci si aspetta di leggere in una mail di Steve Jobs. Vedi “its” al posto di “it’s”.
  • Il punto più importante: Tate non ha pubblicato le header delle email, e nessuno nel Mac Web sembra averle chieste o pubblicate, per una semplice questione di fiducia nell’etica del giornalista che pubblica. Ho mandato una mail a Tate per avere una “prova” dell’origine dei messaggi; nel caso dovesse rispondere aggiornerò l’articolo con una conferma.

Qual è la vostra opinione? Conversazione vera o inventata di sana pianta? E nel caso fosse vera, che ne pensate delle risposte di Steve Jobs?.