iCloud, che cosa sarà? Sondaggio

di Andrea "C. Miller" Nepori 6

Nel comunicato con cui ha annunciato il keynote della WWDC del 6 giugno “diretto” da Steve Jobs, Apple ha svelato che durante l’evento verrà presentato un nuovo prodotto software. Si chiamerà proprio come suggerito dalle indiscrezioni che si erano diffuse finora: iCloud. Una mossa sorprendente per i canoni di segretezza di Apple, motivata probabilmente dalla necessità di placare le aspettative del pubblico per un annuncio hardware che non ci sarà.

Ma cosa sarà quindi questo iCloud? Un insieme di servizi cloud-based, come l’ha definito Apple nel comunicato ufficiale. Ok, ma quali servizi, a quale prezzo? I punti interrogativi sono ancora tanti, perché la conferma ufficiale del nome del prodotto non ha rivelato nulla di più, anzi ha contribuito a gettare benzina sul fuoco perennemente acceso dei rumors.
Di seguito proviamo a fare un breve punto della situazione su iCloud, ma prima eccovi un sondaggio per raccogliere il vostro parere a riguardo. I commenti sono come sempre a vostra disposizione per esprimere opinioni più estese.

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Ci sono buone possibilità che iCloud sia in qualche modo il successore di MobileMe. Non è da escludere che i servizi dell’attuale offerta di Apple, che non ha mai soddisfatto fino in fondo né Steve Jobs né gli utenti, finiscano sotto il vessillo di iCloud. Non credo però che la franchise di MobileMe venga abbandonata del tutto. iCloud si andrà senza dubbio ad innestare su quanto di buono già esiste  e giocherà un ruolo fondamentale nel portare la nuvola su iOS 5 e Lion, che sulla sincronizzazione remota punteranno senza dubbio moltissimo.

Condivisioni di file, impostazioni e documenti dunque. Ma c’è anche la musica. Le indiscrezioni su un’offerta musicale cloud-base da parte di Apple ormai si sprecano. Devo ammettere che tutto sembra puntare in questa direzione, ma personalmente nutro ancora forti dubbi sulla fattibilità di un servizio come quello che tutti sembrano già dare per certo – streaming remoto ubiquo di canzoni duplicate on the cloud dal sistema sulla base della propria library.

Come è possibile che il servizio possa funzionare anche su rete 3G? I contratti per il trasferimento dati non consentono di utilizzare un servizio tanto dispendioso in termini di banda se non dietro salasso dell’utente. Le possibilità sono due: o il servizio funzionerà solo negli USA ed Apple si appresta a rivelare accordi particolari con AT&T e Verizon, oppure si tratterà di qualcosa di diverso, che non coinvolgerà tanto lo streaming musicale sotto rete cellulare, quanto una disponibilità della libreria su tutti i dispositivi solamente sotto copertura Wi-Fi. Anche in quel caso l’idea sarebbe buona, ma sicuramente più limitata. Staremo a vedere.

Infine c’è la possibilità che iCloud sia una vera e propria piattaforma che non si limiterà ad offrire servizi ma che porterà con se anche un set di API che gli sviluppatori potranno sfruttare per interfacciare le proprie applicazioni con la nuvola. Un’ipotesi interessante, non molto probabile almeno dapprincipio, ma che sarebbe perfettamente sensata nel contesto della WWDC, la conferenza annuale interamente dedicata agli sviluppatori.