iOS 5: Apple in trattativa con Nuance per il riconoscimento vocale?

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In base a quanto riportato da TechCrunch, Apple potrebbe essere in trattativa con Nuance per avvantaggiarsi del sofisticato sistema di riconoscimento vocale sviluppato dall’azienda nel prossimo aggiornamento del sistema operativo mobile iOS 5.

La notizia era stata messa in circolazione da una dichiarazione poi corretta da Steve Wozniak (forse in realtà aveva detto qualcosa che non avrebbe dovuto?), il quale sosteneva che Apple era in trattativa per l’acquisizione di Nuance. Woz, successivamente, era tornato sui suoi passi correggendo Nuance con Siri (effettivamente acquisita da Apple ad aprile 2010).

Siri, in base ad alcune notizie emerse nei mesi scorsi, dovrebbe essere parte integrante della nuova release di iOS e, indirettamente, potrebbe esserlo anche Nuance visto che Siri utilizza il motore per il riconoscimento vocale di quest’ultima. Entrambe le aziende, quindi, potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo di questo genere di sistema all’interno di iOS.

E’ difficile pensare che Apple stia pensando ad un’effettiva acquisizione di Nuance (il valore dell’azienda, quotata in borsa, è di circa 6 miliardi di dollari); è più probabile, invece, che si tratti di una proposta di collaborazione per sviluppare soluzioni ad-hoc per iOS. Nuance, infatti, oltre a Google è considerata la migliore azienda per lo sviluppo di tecnologie per il cosiddetto “speech recognition”.

Apple avrebbe anche la possibilità di condurre lo sviluppo internamente (viste anche alcune posizioni di lavoro apparse sull’apposito sito), certo, ma per arrivare a certi livelli avrebbe bisogno di molto tempo e quando c’è una concorrenza spietata con un rivale del calibro di Google, il tempo è una risorsa preziosa. Nuance, inoltre, possiede un numero considerevole di brevetti nel settore e si guarda bene dal farli rispettare.

La lungimirante Google è riuscita ad evitare battaglie legali con Nuance assumendo Mike Cohen, co-fondatore di Nuance e, quindi, molto esperto e informato sui punti deboli della strategia per la protezione della proprietà intellettuale dell’azienda.

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