Psystar: un fallimento mascherato da rivoluzione

di Andrea "C. Miller" Nepori 15

Pochi giorni fa Apple ha formalizzato le richieste di risarcimento nei confronti di Psystar a seguito della sentenza del giudice William Alsup. Circa tre settimane fa la corte della California del Nord ha approvato la richiesta di summary judgement presentata da Apple stabilendo che Psystar, con il proprio operato, ha violato il copyright di Mac OS X e infranto il DMCA (Digital Millennium Copyright Act).

Anche se la vicenda legale che vede contrapposte le due aziende è ormai alle battute finali (è probabile che Psystar decida di non andare a processo e di patteggiare i rimanenti capi d’imputazione) resta la curiosità sul “reale movente” che ha portato alla fondazione dell’azienda stessa. Ancora una volta chi pensa che l’obiettivo fosse la “liberazione del codice” di Mac OS X è decisamente fuori strada.


La vera mission di Psystar era ed è il furto. Psystar ha sistematicamente derubato Apple, seppur dal punto di vista della proprietà intellettuale, ha sfruttato a proprio vantaggio la ricerca e lo sviluppo che sono costate ad Apple milioni di dollari negli anni. Senza neppure trattenersi dal prendere a mani piene dal bacino gratuito dell’Open Source. Ma questa, per quanto altrettanto meschina, è un’altra storia. Tuttavia, nonostante le rosee previsioni di vendita stilate in partenza da questi avvoltoi senz’arte né parte le reali performance di Psystar ad oggi sfiorano il ridicolo.

Dopo lunghe ore passate a scartabellare fra il disordine contabile dell’azienda produttrice di cloni, un consulente di parte nominato da Apple ha potuto stabilire che dall’aprile 2008 all’agosto 2009 Psystar ha venduto un totale di 768 computer. Avete letto bene, solo 768. Nulla di che, direte voi, Psystar non aveva certo la pretesa di fare davvero concorrenza ad Apple. Sbagliato, perché i fratelli Pedraza avevano proposto tutt’altri numeri e prospettavano di vendere fra le 70.000 e le 130.000 unità nel solo anno 2009, fra 1,45 milioni e 1,87 milioni nel 2010 e 12 milioni entro il 2011.

Cifre in libertà, puro delirio. Eppure è con questi numeri che Psystar si è presentata agli investitori e ai venture capitalist, spingendosi fino al punto di proporre investimenti in funzione del procedimento legale in corso, sicuri della propria posizione di vantaggio nei confronti di altri clonatori una volta vinta la causa e “liberalizzato” il mercato di Mac OS X. In una dichiarazione messa agli atti, Megan Chung, che fa parte della squadra legale di Apple, ha depositato come “prova” una presentazione preparata da Psystar, destinata ad illustrare il piano di business dell’azienda ai possibili investitori. Ecco quanto si legge a pagina 7:

La causa in corso preserverà Psystar dalla concorrenza di altri produttori nell’arena OS X

  • La natura anti-competitiva dell’EULA di Apple la rende un contratto non valido legalmente
  • Una volta che la causa sarà conclusa quel contratto non avrà più valore, aprendo Mac OS X ad altri OEM
  • Questo ci fornisce un’opportunità unica per guadagnare quote di mercato e raggiungere la visibilità del brand prima che i concorrenti possano anche solo entrare nel mercato

Significa in sostanza che Psystar è nata per essere denunciata da Apple, nel tentativo di rompere l’esclusività di Mac OS X e di rubare il codice di Apple per una becera questione di opportunismo imprenditoriale. Resta da capire chi siano gli scellerati che possano aver consigliato i fratelli Pedraza fin dal principio.

Ecco dunque rivelata, se ancora ce ne fosse bisogno, la vera natura di questi truffatori mascherati da rivoluzionari dell’Open Source. Attendiamo curiosi di sapere che cosa risponderanno i legali dei Pedraza alle richieste di risarcimento formulate da Apple e che cosa avrà da dire a riguardo il giudice Alsup in occasione dell’udienza che si terrà il prossimo 14 dicembre.