OS X: perché deframmentare non serve.

di Emanuele L. Cavassa 43

Una delle prime domande posta dagli switcher su forum, gruppi di discussione e blog tematici è: come deframmento il disco?
La deframmentazione è un’attività atta a migliorare le prestazioni dei Pc, che spesso viene usata come placebo per la lentezza di certi computer – è sostanzialmente la versione Windows della nostra “Riparazione permessi“, che noi Mac-User facciamo come atto scaramantico prima e dopo gli aggiornamenti di sicurezza, oltre che quando ci sono problemi con il Mac una delle prime domande (o risposte) è “hai riparato i permessi?”.


Quando ancora usavo Win, qualche anno fa, sul mio Pc era installato un programma in sostituzione del tool di sistema con cui poteva essere programmata la deframmentazione in background, a certe ore, con un molteplici opzioni, a seconda che si volessero massimizzare le prestazioni del disco o lo spazio libero.
La deframmentazione è sentita dall’utente di Windows come una sorta di “prima cura”: è facile capire lo spaesamento di fronte alla mancanza di una funzionalità integrata in Mac OS X.


Ma, in OS X, deframmentare non serve. Oltre alla sicurezza derivata dal fatto che Apple non ha integrato un software per effettuare la deframmentazione, in questi giorni è stata aggiornata una nota tecnica sul sito di Apple che spiega esattamente perché nella maggior parte dei casi la deframmentazione è inutile e anzi dannosa, e quando invece potrebbe essere efficace.


Vediamo quali sono questi punti:


1. Dischi di grandi capacità. Rispetto al passato, i dischi moderni hanno capacità notevolmente maggiori. Questo, unito al file system HFS+ (Mac OS Esteso) consente di evitare di ri-allocare lo spazio appena liberato, per non riempire immediatamente spazio appena liberato.


2. Da Mac OS X 10.2 è in funzione l’allocazione ritardata dello spazio: in questo modo viene liberato molto più spazio contiguo contemporaneamente.


3. Da Mac OS X 10.3 è in funzione l’Hot File Adaptive Clustering, la deframmentazione automatica dei file che hanno la tendenza ad allargarsi, per l’aggiunta di dati ed informazioni al loro interno. Grazie anche alle applicazioni a “pacchetto” e non più a file separati, spesso i file vengono totalmente riscritti invece che aggiornati, eliminando la frammentazione.


4. Attraverso le tecnologie di caching read-ahead e write-behind una minima frammentazione è d’impatto minimo sulle prestazioni del sistema.


5. La deframmentazione può addirittura essere controproducente, perché può portare allo spostamento di file messi in posizioni efficaci dal sistema operativo, per velocizzarne l’esecuzione.


6. Solo in caso di dischi particolarmente pieni e facendo editing video (quindi gestendo grosse moli di dati) è possibile che la deframmentazione sia necessaria.


Ma, e qui viene il bello, Apple suggerisce prima di usare tool di terze parti per deframmentare di riavviare il sistema. Il commento sulla nota tecnica è: è semplice e potrebbe essere d’aiuto!
Anche perché, sostiene sempre la nota,

i sistemi Mac OS X utilizzano centinaia di migliaia di piccoli file, molti dei quali vengono toccati raramente. Ottimizzarli può essere una procedura laboriosa e con vantaggi pratici risibili.


Se quindi fino a Leopard la situazione è questa, sarà interessante vedere con Snow Leopard ed il supporto allo ZFS anche in scrittura come saranno maggiori le performance minimizzando ulteriormente la necessità di deframmentare.


Nota: quando installate un aggiornamento di sistema, alla fine si legge “Ottimizzo le prestazioni del disco“. Oltre alla classica riparatina ai permessi, l’Installer sta facendo anche una deframmentazione, per la gioia di quanti su Win deframmentavano prima e dopo l’installazione di ogni applicazione (no, non ero io, ma sì, ne conosco).



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