Il CEO di Adobe risponde a Steve Jobs

di Andrea "C. Miller" Nepori 22

La lettera aperta in cui Steve Jobs spiega in 6 dettagliati punti perché Apple non vuole Flash sui propri dispositivi non ha mancato di suscitare reazioni in casa Adobe.
Il CEO dell’azienda, Shantanu Narayen, ha risposto pubblicamente ad Apple con un intervista rilasciata nel pomeriggio di giovedì al Wall Street Journal.

La prima impressione è che Adobe avrebbe fatto meglio a non rispondere a caldo con un’intervista ma preparando un documento più formale e soprattutto in grado di rispondere nei particolari alla dettagliata lettera di Steve Jobs. Le argomentazioni di Narayen sono poco pungenti ed esprimono concetti inflazionati che ormai non convincono più.

Per prima cosa il CEO di Adobe ha contestato il fatto che Flash sia una tecnologia chiusa. Steve Jobs però ha detto esplicitamente che anche Apple sviluppa software proprietario, ma nel caso degli standard Web ha scelto la via “open” utilizzando e sostenendo l’uso di strumenti come HTML5, CSS e JavaScript.

Narayen sposta la discussione su un piano differente, non senza qualche acrobazia interpretativa, e ripete che è Flash la vera tecnologia aperta, perché é multipiattaforma. Il che suona un po’ come una forzatura semantica del significato di “open”.

Il CEO di Adobe ha poi confermato che i prodotti Adobe, con ovvio riferimento a Flash, saranno supportati sulle future versioni di Android. Steve Jobs non ha affermato il contrario però, ha solo detto che Adobe promette da mesi una versione Flash per dispositivi mobili e quella versione, effettivamente, ancora non è diventata realtà per il grande pubblico.

Relativamente alle accuse di scarsa affidabilità e performance di Flash su Mac, Narayen risponde a muso duro che è OS X ad avere problemi. Un accusa abbastanza curiosa e contestabile da qualsiasi sviluppatore Mac con un minimo di esperienza. Poi, volendo anche dare retta a questa versione dei fatti, per quale motivo dovrebbe essere il sistema operativo ad essere modificato per il buon funzionamento di un plugin e non viceversa?

Narayen sostiene che impedendo alle applicazioni compilate con Flash di entrare nell’App Store Apple costringe gli sviluppatori a rinunciare ad un approccio multipiattaforma e a dover lavorare sempre su due workflow distinti. Con questa risposta il CEO di Adobe dimostra di non voler minimamente cogliere il succo della lettera di Jobs (il sesto punto, definito “il più importante”): Apple non vuole che livelli ulteriori a separare il developer e la piattaforma. In questo modo si evita che l’introduzione di nuove caratteristiche di sviluppo sia demandata al concorrente che controlla quel livello, in questo caso proprio Adobe.

“Cortina fumogena” è la locuzione utilizzata dal CEO di Adobe per definire l’affermazione di Jobs sull’eccessivo consumo di batteria nei dispositivi che utilizzano Flash. Anche in questo caso la versione di Narayen cozza con dei dati fattuali che qualsiasi utente può verificare sul proprio laptop Apple.

Chiudendo l’intervista il CEO ha chiosato affermando che sarà il mercato a decretare il successo dell’una o dell’altra visione e che, secondo lui, sarà l’approccio multipiattaforma di Adobe a prevalere.

Voglio precisare, per chi non se ne fosse avveduto, che questo articolo non riporta in maniera asettica le dichiarazioni del CEO di Adobe. Dopo aver letto le risposte di Narayen alle questioni sollevate dalla lettera di Jobs, mi è sembrato il caso di precisare sul momento alcuni punti che cozzano con i fatti. tanto per dirne una, definire “open” una tecnologia proprietaria solo perché multipiattaforma, oltre che un controsenso, non mi sembra una linea difensiva degna di una azienda come Adobe. Non sentitevi offesi se non la pensate come me e dite la vostra (con serenità e possibilmente in maniera costruttiva) nei commenti.