Dalla Russia col furgone: i cloni Mac di RussianMac

di Gabriele Contilli 1

Se da un lato l’azione legale di Apple nei confronti di Psystar potrebbe giungere al termine in tempi brevi (e l’esito sembra scontato), ecco che a Cupertino ora devono iniziare a fare i conti con un altro produttore di cloni Mac, che ha sede in Russia, e che, con un estro creativo senza precedenti, si fa chiamare RussianMac.

Un po’ come i cugini tedeschi di PearC (quelli degli scatolotti che fanno girare Mac OS X), anche in questo caso i Russi sono convinti di non infrangere alcuna EULA (ovvero Accordo di Licenza con l’utente finale, che tutela il software Apple) fintanto che i loro prodotti restano commercializzati nel territorio russo.

L’offerta di RussianMac, comunque, è discreta e i prodotti disponibili sono parecchi (insomma, hanno deciso di darsi alla pazza gioia): si spazia dai super-pc destinati agli utenti Pro (Processore Intel Core2Duo E7400 2,8 GHz, 4 GB di RAM espandibile fino a 16GB, 500 GB di disco rigido, scheda grafica NVIDIA GeForce 9500GT 512Mb, 8 x USB, FireWire, 20-x DVD ± RW) al MiniBook (un netbook con schermo da 10”, processore Intel Atom 1.6 GHz, 1 GB di RAM, disco rigido da 160 GB; WiFi + Bluetooth)  che a Cupertino non si sognerebbero mai di produrre (almeno stando ai discorsi di Jobs e soci).

Forse, dando un po’ troppo credito ai pareri di Ballmer, anche alla RussianMac sono convinti che Apple faccia pagare un surplus per il marchio, senza in realtà offrire nulla in più e un computer Mac potrebbe costare tranquillamente due o tre volte di meno se non fosse per la mela incisa sopra.

“Il nostro vantaggio principale è che il prezzo è notevolmente inferiore a quello di Apple, due o tre volte superiore per via del marchio”

Vediamo come reagirà Apple, anche se la situazione potrebbe essere più spinosa di quella che ha visto coinvolta Psystar; infatti, per il momento, non c’è stata notizia di azioni legale da parte di Cupertino neppure nei confronti di PearC (che aggira l’EULA di Mac OS X per via di un cavillo legale), e forse gli avvocati al servizio di Jobs e soci devono spremersi le meningi per evitare il proliferare di cloni Mac. A questo punto, non rimane altro che aumentare le difese, differenziandole in base ai paesi in cui Apple commercializza i propri prodotti, evitando che le leggi locali vadano a scapito del copyright che tutela Apple.

[Via|9to5mac.com]