
Niente a che vedere con il locationgate, il mini-scandalo che colpì Apple quando venne scoperto un file di DB sull’iPhone che teneva traccia della posizione del telefono sulla base della triangolazione delle celle di telefonia. Il servizio fornito da Carrier IQ, i cui clienti sono gli operatori di telefonia mobile, permette una profilazione molto più dettagliata, al limite del pedinamento digitale. Come se non bastasse, il software è talmente integrato nel sistema che non può essere disattivato o rimosso se non effettuando un rooting del telefono (su Android) al fine di installare una versione del S.O. differente e priva del software.
Trevor Eckhart nei giorni scorsi ha postato un video in cui mostra come il suo telefono HTC sia in grado di registrare informazioni di ogni genere, comprese le combinazioni di tasti numerici premuti sullo schermo e la pressione dei tasti fisici del dispositivo, gli indirizzi web digitati e visitati, i messaggi di testo ricevuti, e molto, troppo, altro ancora. Non si arriva al vero e proprio keylogging, ma poco ci manca.
La Carrier IQ ha provato subito a bloccare lo scandalo con la classica lettera di Cease And Desist, ma la mossa si è rivelata controproducente. Con l’aiuto della EFF Eckhart ha provveduto a far ritirare la lettera. Ora le cose si mettono male per la società di servizi ai carrier: secondo Paul Ohm, ex procuratore del Dipartimento di Giustizia statunitense ci sono già gli estremi per una class action sulla base di una legge federale sulle intercettazioni.
Intanto Erica Sadun su TUAW ha sgomberato il campo su un possibile coinvolgimento dell’iPhone e di Apple nello scandalo Carrier IQ. Tracce del servizio sono state trovate da Grant “chpwn” Paul in precedenti versioni di iOS e anche in iOS 5 sono presenti alcuni riferimenti a Carrier IQ. Tuttavia su iPhone il servizio è disabilitato di default e nel caso fosse stato attivato in qualche modo è possibile “spegnerlo” direttamente dalle preferenze di diagnostica. In più, se fosse attivato, non traccerebbe nemmeno una frazione dei dati che invece vengono collezionati su Android e inviati in remoto ai server di Carrier IQ.
Google ha già preso le distanze da questa storia, seppur in maniera indiretta. Varie pubblicazioni vicine a Mountain View, o che vantano contatti di ottimo livello interni a Big G (come The Verge) hanno già provveduto a segnalare come in realtà l’onta, in questo caso, debba ricadere sui carrier. Il succo è semplice: Android è Open e i carrier, assieme ai produttori come HTC, possono mettere le mani sul codice “liberamente” e integrare a bassissimo livello dei servizi come quello di Carrier IQ, senza che Google debba esserne a conoscenza o approvare una simile pratica.
A riprova di questa versione, il fatto che negli ultimi telefoni “flagship” curati direttaemente da Google, come il Nexus One, Nexus S e Galaxy Nexus non ci sarebbe alcuna traccia dell’integrazione dei servizi di Carrier IQ.
Ora siamo curiosi di vedere che piega prenderà questa storia e soprattutto se i media che avevano bastonato così duramente Apple durante il locationgate (che dopo un paio di udienze al congresso non ebbe alcuna conseguenza) dedicheranno alla storia la stessa attenzione. Uno dei vantaggi poco decantati della frammentazione di Android è proprio questo: fornire ai media una complessità maggiore di quella che i poveri giornalisti sono in grado di gestire e riassumere in un servizio per il telegiornale delle venti, senza che ci sia un facile responsabile da individuare e crocifiggere in diretta TV o sui giornali.
Carrier IQ ha pubblicato un PDF in cui tenta di spiegare la propria posizione al riguardo.