AGCM: la garanzia Apple Care viola ancora il Codice del Consumo

di Andrea "C. Miller" Nepori 15

Alla fine del 2011 l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) ha comminato ad Apple una multa da 900.000 € complessivi a causa delle pratiche commerciali scorrette nella commercializzazione dell’estensione di garanzia Apple Care Protection Plan (APP).

Apple ha perso l’appello, ha pagato e ha provveduto a informare meglio il consumatore con una pagina dedicata e riferimenti più espliciti alla garanzia biennale UE che al consumatore spetta di diritto.

Per l’AGCM, però, quelle pratiche non sono sufficienti: nel bollettino del 2 luglio 2012 l’autorità torna ad occuparti del caso, lamenta la reiterazione delle violazioni già contestate e minaccia provvedimenti che potrebbero arrivare perfino alla sospensione (per trenta giorni) delle vendite dei prodotti Apple nel nostro Paese.

Gli appassionati del legalese che infioretta ogni comunicazione ufficiale e burocratica italiana possono scorrere la delibera nella sua interezza a partire dalla pagina 142 di questo chilometrico PDF che riassume tutte le attività mensili dell’AGCM.

La contestazione dell’AGCM

Il succo della questione, per chi non volesse perdere qualche diottria, è presto riassunto: secondo l’Autorità Apple sta perpetrando le pratiche scorrette per cui è stata multata una prima volta. L’AGCM non mette in dubbio che l’azienda abbia ottemperato alle prime richieste preparando la pagina esplicativa con il raffronto fra la garanzia biennale standard e l’Apple Care Protection Plan e linkando tale pagina nelle sezioni e nelle comunicazioni dedicate proprio all’APP.

Il problema è che quella famosa tabella continua in realtà continua a confondere il consumatore. Ecco cosa ne pensa l’autorità:

La tabella sopra richiamata è formulata in modo tale da suscitare l’erronea impressione che la garanzia legale riguardi una specifica e limitata tipologia di difetti (“difetti presenti al momento della consegna”, con la specificazione in nota che “I difetti che si manifestano nei primi 6 mesi dalla consegna si presumono esistenti al momento della consegna.”) inferiore rispetto a quella coperta dalla garanzia di 1 anno di Apple e dai servizi a pagamento APP (“difetti intervenuti dopo la consegna”).

Il cliente, è la tesi dell’AGCM, può legittimamente intepretare quella distinzione operata nella tabella in maniera erronea e ritenere che per alcune tipologie di assistenza sia necessariamente obbligato ad acquistare l’estensione Apple Care Protection Plan.

Si legge ancora nel documento:

Inoltre, secondo quanto affermato uniformemente nei vari documenti predisposti da Apple, un consumatore che intenda fare valere la garanzia ai sensi del Codice del Consumo può rivolgersi ad un Centro di Assistenza Autorizzato Apple “per accertare l’esistenza del difetto al momento della consegna” e non per accertare che il difetto manifestatosi sia qualificabile come un difetto di conformità, confermando l’interpretazione scorretta e restrittiva da parte di Apple della disciplina legale, che invece intende tutelare il godimento del bene di consumo per due anni dall’acquisto, con l’ovvia e unica esclusione di quanto causato da un uso improprio del bene stesso.

Le possibili sanzioni

Nel riportare la notizia a livello internazionale, l’agenzia Reuters ha spinto molto sulla gravità delle sanzioni che Apple rischia nel caso non modifichi le proprie pratiche come richiesto dall’AGCM. Fra quelle possibili sanzioni c’è in effetti anche la possibilità di sospendere l’attività dell’impresa per un totale di 30 giorni. Nella sua delibera l’AGCM parla unicamente di “sanzione pecuniaria”, però, e risulta quindi improbabile l’applicazione di un eventuale blocco delle vendite dei prodotti Apple.

Nello specifico l’Autorità contesta il Comma 12 dell’Articolo 27 del Codice del Consumo (citato nell’introduzione del provvedimento, nel bollettino), che, stranamente, è formulato in maniera semplice e comprensibili anche da chi non ha una laurea in giurisprudenza (grassetto nostro):

“In caso di inottemperanza ai provvedimenti d’urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto degli impegni assunti ai sensi del comma 7, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 150.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l’Autorità può disporre la sospensione dell’attività d’impresa per un periodo non superiore a trenta giorni.”

L’AGCM potrebbe dunque comminare una nuova multa dopo quella iniziale, ma almeno a giudicare da quel “pecuniaria” non ci sarebbe l’intenzione di applicare la misura estrema della sospensione dell’attività.
Le tre società chiamate in causa sono le stesse che si sono “spartite” la sanzione di 900.000€ che l’AGCM ha imposto a dicembre 2011 (Apple Sales International, Apple Italia S.r.l e Apple Retail Italia S.r.l.) e volendo supporre un provvedimento analogo per tutte e tre, la multa totale sulla base dell’articolo 27, potrebbe ammontare a 450.000 €.

La delibera aggiunge poi che il provvedimento si dovrà completare entro 120 giorni dalla pubblicazione del bollettino (quindi entro i primi di ottobre) e concede “agli interessati” 30 giorni entro i quali “far pervenire all’Autorità scritti difensivi e documenti, nonché chiedere di essere sentiti.”

E’ infine diritto di Apple fare ricorso contro la delibera preso il Tribunale Amministrativo della Regione Lazio entro sessanta giorni. Nel caso precedente il TAR aveva bocciato il ricorso dei legali di Cupertino.