Sony BMG: musica senza DRM nel 2008. Un commento

di Andrea "C. Miller" Nepori 2

Sony

Secondo quanto riportato da Business Week, Sony BMG si prepara ad offrire il proprio catalogo musicale senza protezioni DRM. Ultima delle grandi major ad operare questa scelta dopo Warner,Emi e Universal, Sony potrebbe essere spinta ad operare questa decisione da un grosso accordo pubblicitario con Pepsi che coinvolgerebbe uno dei nomi più grandi del suo parco artisti: Justin Timberlake.

Fonti del settore informano che con una mossa simile a quella che vide unite Apple e Coca Cola nel 2004, Sony e Pepsi si preparerebbero ad offrire 2 miliardi di canzoni DRM Free a fini pubblicitari agli acquirenti della nota bevanda. Justin Timberlake è indicato come il volto di questa enorme campagna che verrà lanciata in occasione del Super Bowl, l’avvenimento sportivo più seguito d’America.
Ciò che potrebbe infastidire non poco i ragazzi di Cupertino è il fatto che il partner di Sony e Pepsi per la distribuzione degli mp3 sarà quasi certamente lo store online di Amazon.
Il piano delle grandi etichette musicali, che già si poteva intuire dopo le dichiarazioni di fine anno di Warner Music Group, si va delineando con chiarezza sempre maggiore: le grandi label voglio indebolire il predominio di Apple sul mercato della distribuzione digitale nell’intenzione soprattutto di convincere Apple a rivedere le proprie politiche in termini di prezzo.

Con una mossa che mette in luce le dinamiche da cartello malavitoso messe in campo dalle grandi società della produzione musicale, Warner e Sony sembrano prepararsi alla creazione di una sorta di trust dell’industria musicale, al fine di mettere alle corde Apple e l’iTunes Store. Le teste d’uovo dei due grandi gruppi musicali non vogliono sentire ragioni: i prezzi delle canzoni li devono decidere loro e se l’abbandono dei DRM può aiutare in questa direzione , ben venga anche la tanto osteggiata liberazione dei contenuti musicali. Non importa il fatto che fu proprio Steve Jobs a proporre la soluzione dell’abbandono dei DRM come una chance per l’interoperabilità degli store online. Le politiche di Apple non vanno giù ai dinosauri dell’industria musicale che con un ritardo mostruoso sembrano arrivare solo adesso a capire che il sistema di protezione dei brani finora utilizzato danneggiava solamente coloro che accettavano di comprare legalmente la musica, costretti a mille sotterfugi per poterla riprodurre in dispositivi diversi da quelli imposti dall’alto, e non il grande bacino della pirateria che continua a distribuire gratuitamente qualsivoglia contenuto.

Contrastare la pirateria, secondo le parole dello stesso Jobs, non vuol dire creare leggi che sbattano in galera chi scarica canzoni da internet, ma vuol dire fare concorrenza ad un sistema consolidato con un offerta migliore, mettendo a disposizione degli utenti un servizio il cui prezzo è giustificato dai benefici ottenuti. La grande industria musicale non ammetterà mai che la grande crisi della distribuzione tradizionale che ha segnato gli ultimi anni è da attribuire principalmente alle scelte commerciali truffaldine messe in atto dalle grandi etichette: la forma commerciale dell’album è la pedina fondamentale del gioco che le major si sono ostinate a portare avanti in queste ultime due decadi. Raccolte dal costo medio superiore a 20 euro in cui le due o tre canzoni importanti sono sommerse da mezz’ora di riempitivi di bassissima qualità musicale – fatti salvi grandi musicisti che hanno trasformato l’album in un vero mezzo di espressione artistica- sono certamente una delle ragioni principali che può spingere un utente a scaricare illegalmente le canzoni di proprio interesse. La possibilità offerta da iTunes di scaricare i singoli brani rientra da sempre in quest’ottica di concorrenza alla pirateria, così come la scelta di impedire alle etichette di stabilire i prezzi e di definire dei contenuti Premium.

Con questa guerra non dichiarata ad Apple, pur se nascoste dietro la maschera libertaria dell’abbandono dei sistemi anticopia, le grandi major sembrano rimettere in atto quei medesimi atteggiamenti che hanno portato alle scelte sbagliate degli ultimi anni. Scelte dettate dalla necessità di massimizzare il profitto, snaturando completamente il significato della creazione musicale e producendo meccanismi malati, il cui malfunzionamento è poi facilmente imputabile a coloro che scelgono la pirateria invece di sottomettersi all’egemonia di chi vuole commercializzare l creazione artistica al pari di un qualsiasi prodotto commerciale.