iPhone, App Store e il problema dei prezzi delle App. Editoriale

di Redazione 15

App Store è innanzitutto un negozio: negozio che, siccome siamo nell’era digitale, non poteva che non essere un negozio virtuale dove ognuno dei più di 10.000 articoli presenti è facilmente raggiungibile. App Store è il sistema che ha già modificato l’approccio delle aziende delle telefonia mobile verso i clienti: Google ha creato il suo App Market per Android e BlackBerry ha aperto da poco le porte del suo App Center. App Store è anche quella che mi piace definire “democrazia universale” dove anche il più semplice degli sviluppatori può fare fortuna grazie a un’idea geniale. Ieri vi abbiamo proposto i “problemi delle grandi aziende” secondo le quali, siccome i prezzi in App Store tendono al ribasso, il negozio di applicativi di Apple diventerà sempre più un mercatino di cianfrusaglie perché i grandi brand non riusciranno più a coprire i costi di produzione. Stiamo scherzando, vero?

Intanto permettetemi di ringraziare tutti coloro che ieri hanno accolto l’invito a “dire la propria nei commenti”. Avete parlato giustamente di prezzo delle App, di come Apple potrebbe migliorare il sistema distributivo e della possibilità di trasformare le App in shareware. L’organizzazione in generale sembra quindi essere una delle pecche di App Store: qui mi sento di giustificare (in parte) Apple perché non credo pensasse di arrivare a più di 10.000 Apps in quattro mesi. Un successo che forse ha lasciato sbigottito anche Steve Jobs, forse.

Il problema però è un altro: ora su App Store abbiamo sia “Apps Amatoriali” (sono il primo a dire che sono di ottima fattura, ma per capirci fatemi passare il termine) e “Apps Professionali” (quelle create da strapagati professionisti della programmazione). Se i risultati di entrambe le parti ci soddisfano, è innegabile dichiarare che, ad esempio, i giochi di Gameloft sono attualmente i migliori su App Store: difficile avere idea del costo di produzione degli stessi. Vi posso solo dire che, quando sono stato gentilmente invitato nei loro uffici di Milano, erano presenti due persone che si occupavano solamente della localizzazione in italiano delle Apps: i costi di tutto l’indotto, quindi, sono da considerarsi elevati.

Per questo motivo i giochi di Gameloft costano più dei famosi “0.99 Dollari”: ed è giusto così. Credo che nessuno si sognerà mai di dire, sinceramente, che un gioco come Brother in Arms non vale i 9.99 Dollari necessari al suo acquisto: è un gioco incredibile per un telefono cellulare e avrà richiesto ore ed ore di lavoro. Similmente, uno “sviluppatore amatoriale” non potrà far pagare “il gioco del tris” 9.99 Dollari a meno di effetti speciali difficilmente realizzabili da una sola mente che nella vita, per campare, fa un altro mestiere.

Sfatiamo subito un mito: in Italia, almeno per ora, in App Store i soldi non si fanno. Le mie conoscenze tra i developer confermano un’idea, triste a mio avviso, di come “girano gli affari sull’App Store italiano”. Sapete quante copie giornaliere di una App bisogna vendere per arrivare intorno alla Top40-50? Intorno alle 30-45 copie, in base ai giorni. Se vi sembrano tante, pensate che attualmente ci saranno in giro circa 50-60 mila iPhone 3G.

Ecco che allora il mio pensiero qui si chiude. Nel mondo ci sono almeno 10-12 milioni di iPhone (sottostima voluta). Se io sviluppatore faccio una App che mi costa, esageriamo, 300.000 Dollari, ma è una cosa “grandiosa ed esagerata“, vuoi che vendendola a 0.99 Dollari non ne smerci almeno 2-3 milioni di copie (sottostima anch’essa voluta). Vendendola a 9.99 Dollari, che è decisamente il prezzo giusto, ne venderei decisamente meno. Per questo non sono d’accordo con chi sostiene, come esemplificato nel pezzo di ieri, che le App da 0.99 renderanno App Store un “Crap Store”: vendendo a meno non si sminuisce la qualità del prodotto e si vende molto di più. Pensate sempre all’esempio di Gameloft: se Brother in Arms costasse 0.79 Euro lo avreste acquistato di corsa, vero?

Particolare è invece un altro problema riguardante il prezzo delle App: c’è chi, tra i grossi produttori (e non vogliatemene ma non posso fare nomi), si lamenta che il “prezzo massimo immaginato dalla gente” sia 9.99 Dollari: oltre a questa cifra una App da “costosa” diventa “a prezzo da ladri”. Qui mi sento, invece, di giustificare il pensiero: se io produttore voglio vendere la mia App a 30 Dollari, posso farlo e la gente deve capirne la motivazione: purtroppo i primi grossi titoli sono stati proposti a 9.99 Dollari fornendo così l’idea, a tutto il popolo di App Store, che quello fosse il prezzo massimo consentito oltre al quale il produttore è ladro. Certo, stiamo sempre parlando di giochi per un telefono cellulare e un lettore MP3 e non di giochi per la Nintendo Wii, ma non credo sia da crocifiggere chi vuole vendere il suo prodotto oltre i 10 Dollari (sempre che sia presente quella cosa rara che chiamano qualità).

Tra voi c’è anche chi desidera una sorta di monarchia in App Store da parte di Apple ancora più marcata. Apple si deve limitare a controllare i prodotti (se poi controllare vuol dire provare una App una solta volta per 30 secondi e mandare screenshot al programmatore segnalando le cose che non funzionano, è un altro problema) e venderli; può accettare le pubblicità (i grossi banner oppure i “consigliati dallo staf”) ma non deve permettersi di fornire classifiche che non siano quelle del numero delle vendite. La motivazione è ovvia: la pressione pubblicitaria che un grosso brand può fare su Apple per apparire in quella classifica è sicuramente diversa dalla mia (che sviluppo le App in cantina). App Store è democrazia (forse con candidati troppo aristocratici), ma pur sempre democrazia è.

App Store dunque è destinato a diventare il mercatino delle cianfrusaglie come quello che mi si piazza vicino a casa il Venerdì mattina? Può darsi, non lo nego. Il tutto sta nell’intelligenza dei produttori a continuare a fornire Apps di qualità (che ripeto è cosa assai rara) e nell’intelligenza di noi consumatori a capirne il costo reale premiando chi merita e non, invece, premiando con l’acquisto chi vende a 0.79 Euro e andando a scaricare le Apps da 7.99 Euro in versione “crackata”. Ricordiamocelo sempre: App Store dipende da noi (con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi problemi). App Store è una democrazia meritocratica: se mai diventerà una tirannia oscura con Apps cianfrusaglia, la colpa sarà anche un po’ nostra.