iPhone, App Store e applicazioni crackate

di Michele Baratelli 14

Qualche giorno fa è venuta alla ribalta la notizia che Fring per iPhone e iPod touch fosse stato “crackato”: tale pratica ha portato anche la modifica del programma stesso, rendendo possibile effettuare telefonate Voip anche tramite connessione 3G: cosa che, è giusto ricordare ancora in questa sede, è severamente vietata dalle regole di SDK per iPhone. Partendo proprio da questo argomento, nel presente articolo vorremmo trattare il delicato tema delle App crackate per iPhone. Avvisiamo sin da ora che commenti nei quali fossero esplicitati link alle suddette applicazioni verranno sistematicamente eliminati.

App Store è un negozio virtuale e, come può succedere in ogni negozio, vige la possibilità che sia derubato: tale pratica, in questo caso specifico, prende il nome di pirateria informatica e il prodotto finale di tale processo illegale è, appunto, una App crackata. Noi di TAL abbiamo, come sapete, addirittura una rubrica sul p2p: nonostante ciò, siamo pienamente a favore del diritto d’autore in qualsiasi delle sue forme.

Ovvio, quanto doveroso, ricordare che le applicazioni crackate sono permesse solo da devices touch di Apple previo Jailbreak: l’utente deve poi andare a modificare addirittura un file sul proprio iPhone o iPod touch per renderlo in grado di eseguire l’applicazione come se fosse regolarmente attivata. Non è nostro compito spiegarvi in maniera dettagliata il perché, ma, vi proponiamo un esempio chiarificatore: se in una stalla vengono munte solo le mucche “bianche a chiazze marroni perché un controllore sorveglia il processo, sostituendo il controllore con un’altra persona senza il senso della vista, saranno munte le mucche di qualsiasi colore. Ci auguriamo che, tramite questo “scherzoso esempio”, l’argomento possa essere stato inteso nella maniera corretta.

Ciò premesso: perché “piaga delle App Crackate”? Chi utilizza tali applicazioni, per fortuna, non è la maggioranza degli utenti, ma, è comunque una buona fetta. Al di là dei discorsi moralistici (forse ripetuti ovunque fino alla nausea) è proprio il concetto “di inganno verso il produttore” che facciamo fatica a capire. Da una parte è lecito pensare che svolga un ruolo importante la “bellezza della trasgressione”, ma, nell’utente finale che poi utilizza l’applicazione; chi invece la “cracka” è animato da uno spirito di sfida verso i poteri forti e dalla convinzione di essere nel giusto per il bene di tutti gli utenti.

Altra componente potrebbe essere l’idea della libertà in senso assoluto. Chiunque deve essere libero di avere le App per iPhone che preferisce senza dover pagare nulla per possederle. Questa motivazione è plausibile, ma, è confutabile con il fatto che “se questo processo diventasse la norma”  varrebbe tutto e il suo contrario e di conseguenza, non essendoci più divieti, non esisterebbero a loro volta le App crackate.

Le applicazioni costano troppo e crackarle aiuta a contenere il carovita. Crediamo che, in questo caso, chi è in grado di permettersi un iPhone e il suo mantenimento, può permettersi di spendere almeno 10 Euro a settimana nell’App Store. In caso contrario, crediamo che delle rinunce mirate (sigarette, riviste, aperitivi tutte le sere) potrebbero, oltre a rendere la vita più lunga, far risparmiare “quei 10 Euro da reinvestire in prodotti di App Store”.

Dove risiede dunque la ragione? Difficile a dirsi e alla luce di queste motivazioni addotte, crediamo che la ragione possa trovarsi un po’ in tutti i punti trattati. Certamente la percezione del problema cambia con l’età e la cultura personale (con cultura non vogliamo parlare di “conoscenze nozionistiche elevate”, ma piuttosto di background culturale): indipendentemente da questi fattori, però, rimane una questione talmente “particolare” che presto torneremo ad affrontare da punti di vista inediti.