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iPhone 6 e iPhone 6 Plus, 5 cose che mi lasciano perplesso

L'iPhone 6 e l'iPhone 6 Plus sono arrivat. Sono come ci aspettavamo e forse non sorprendono più di tanto, ma difficile pensare che anche questa volta Apple non ci abbia preso in pieno. Ciò non toglie che alcuni aspetti dei nuovi telefoni Apple lascino un po' a desiderare. Ecco 5 cose che - personalmente - non ho apprezzato.

Apple non fa le cose tanto per fare. E’ vero. Non implementa caratteristiche sull’iPhone semplicemente perché è possibile farlo (lo sport preferito della concorrenza). Ciò non toglie che alcuni aspetti e alcune carenze dei nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus stonino un po’ su due telefoni di altissima fascia nel 2014. Ecco che cosa proprio non mi ha convinto.

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iPhone 6 Plus, serviva proprio?

Lo so bene, “c’è chi lo vuole” e “c’è chi lo compra” sono le spiegazioni ufficiali al grande mistero dell’iPhone 5,5″. La mia esperienza si limita ancora alla prova di un mock-up, ma continuo ad essere convinto che un dispositivo da 5,5 pollici non abbia alcun senso di esistere, se non per i pochi utenti con mani come quelle di Gianni Morandi.

Apple normalmente non basa le proprie decisioni strategiche sulle dinamiche di mercato imposte dalla concorrenza. Forse sono io che non riesco a vedere oltre il pregiudizio per questi phablet, dispositivi che mi sembrano soluzioni in cerca di un problema che non c’è. Di fatto credo che la creazione di un iPhone da 5,5 pollici suoni come un’ammissione di debolezza. “Ok, concorrenza, ci hai messo all’angolo”. Per evitare di lasciar cannibalizzare le vendite degli iPad agli altri, ce le cannibalizziamo da soli. Pure ragioni di mercato, insomma, nulla che abbia a che fare con il reale valore del prodotto.

iPhone 6 Plus, ma che diamine di nome?

Ho sempre pensato che la Golf Plus sia un’ottima automobile. L’ho guidata per tanto tempo. Il nome non mi è mai piaciuto, ma alla fine poteva andare bene per una vettura che deve distinguersi da una linea “standard” ben più popolare. Lo stesso nome dato ad un iPhone? Ho i brividi.

Quando ho appreso che l’iPhone 6 “più grosso” si sarebbe chiamato così, domenica scorsa all’IFA, ho sperato segretamente che l’indiscrezione fosse solo uno dei tanti rumor campati in aria. Purtroppo non è andata così, e ora ci ritroviamo un iPhone “grosso” con il nome che va bene per una macchina tedesca. La divisione di Phil Schiller a questo giro poteva fare meglio, molto meglio.

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32GB questi sconosciuti

Se il nome dell’iPhone gigante mi dà i brividi, i tagli di memoria degli iPhone 6 e iPhone 6 Plus (brrrr) sono semplicemente da incavolatura. Ma come è possibile che ancora oggi nel 2014 si parta con un taglio da 16GB per poi passare a 64GB saltando a piè pari la versione da 32GB?

Anche in questo caso c’è ben poco da dire e nessuna scusa: è una mossa puramente commerciale. Non è una questione di margini: Apple avrebbe potuto mettere 32GB nella versione entry level senza impatto sulla bottom-line, vista la quantità di flash storage (miliardi di dollari) sui cui ha messo le mani anzitempo a prezzi stracciati.

La verità è che 32GB è il “sweet spot” dello storage su un dispositivo come l’iPhone. Creare un modello entry level da 32GB significava tagliare le gambe al modello di mezzo, quello da 64GB, che in questo modo sarà invece il più richiesto e il più venduto. A 100€ in più rispetto al modello inferiore. In altre parole: Profit.

iPhone impermeabile: dobbiamo aspettare il 2020? 

Non è necessario essere fissati con le specifiche o le caratteristiche “esotiche” per capire che i tempi sono maturi affinché un dispositivo da 800€ non tema l’acqua. La concorrenza di Apple sembra averlo capito con risultati discreti. Si può fare meglio? Sì. C’è la tecnologia per farlo? E che diavolo, sì! Perché mai questo aspetto non rappresenti una priorità per Cupertino è un mistero. Il nuovo Sony Xperia Z3, ad esempio, nasce completamente impermeabile. Ora mi volete venire a dire che Apple non sarebbe riuscita a fare lo stesso? Senza impattare terribilmente sui margini? Almeno nel caso di questa specifica caratteristica, proprio non ci credo.

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NFC, perché l’Europa è esclusa?

L’NFC è una di quelle specifiche che esemplifica perfettamente l’approccio Apple: per renderla necessaria e giustificata serviva lanciare al contempo un sistema di pagamenti che rivoluzionasse davvero i meccanismi di pagamento contact-less. La concorrenza ha poco da dire e da prendere in giro: montare un chip NFC su un dispositivo è facilissimo – infatti l’han fatto praticamente tutti; implementare una piattaforma come Apple Pay, tirando a bordo tutte i principali istituti di credito e i grandi retailer, è una cosa che si poteva concretizzare solo a Cupertino, sotto la sapiente supervisione di Eddy Cue.

A questo punto, però vorremo una chiara spiegazione del perché Apple Pay non debba essere attivo da subito anche in Europa. Qui nel vecchio continente non utilizziamo POS differenti, la tecnologia c’è e le piovre del debito che controllano le nostre vite banche globali operano anche nei paesi europei. In questo caso non si tratta di questioni relative ai diritti, come succede spesso per le novità che riguardano i contenuti iTunes. La decisione di non aprire subito Apple Pay al mercato globale sembra solo un’eccessiva prudenza che si poteva evitare.

Quali altre cose non vi piacciono dei nuovi iPhone 6? Ditecelo nei commenti.