App Store: il 70% delle applicazioni saranno gratuite?

di Andrea "C. Miller" Nepori 3

App Store potrebbe rivelarsi un affarone per gli utenti iPhone. Ma anche per Apple, nonostante le apparenze. Un veloce sondaggio condotto al WWDC dal noto analista Gene Munster (Piper Jaffray) indica che la maggior parte degli sviluppatori sarebbe intenzionata a rendere disponibili le proprie applicazioni a titolo gratuito. Munster ha però condotto il proprio sondaggio su un gruppo di soli venti sviluppatori ed è quindi bene prendere questi risultati con le dovute cautele, data la loro rilevanza relativa in termini statistici. In ogni caso l’indicazione è chiara e il dubbio sorge spontaneo: ce la farà Apple far fruttare il nuovo servizio o le scelte “free” di molti sviluppatori rappresenteranno un pericolo reale per la redditività del nuovo servizio? Munster è decisamente ottimista.

L’insostenibile leggerezza del freeware.
E’ evidente che la grande affluenza di partecipanti a questa edizione del WWDC è dovuta al crescente interesse per la piattaforma iPhone e per tutto ciò che ruota intorno ad essa. Le applicazioni che Scott Forstall ha introdotto in anteprima sul palco del Keynote dimostrano le immense possibilità che il SDK fornisce agli sviluppatori. Fin qui tutto bene. Date una potente leva virtuale ad un programmatore fantasioso e vi solleverà il mondo. Il problema è un altro. Quale schema economico è disposto a seguire quel programmatore per ripagare il proprio sforzo e il proprio lavoro?

Mettiamola così. Se io fossi lo sviluppatore medio agirei in questo modo per massimizzare il mio profitto: creo una fantastica applicazione, mi iscrivo al Developer Program e la inserisco in catalogo su App Store, creo un sito per quella applicazione che pubblicizzo direttamente dentro di essa e lo ottimizzo per la raccolta di donazioni. Boom. Molto meglio dei 2$ (1,40$ al netto della “tassa” Apple). Una sorta di metodo Radiohead applicato ai programmi, che gli sviluppatori indipendenti di tutto il mondo utilizzano (con alterno successo) da tempo.

Steve & Co. hanno dunque pensato alla soluzione più ovvia ed accattivante, che potremmo riassumere così: “ci serve un iTunes per i programmi, in cui le applicazioni siano le canzoni“. Sulla carta il progetto è perfetto, e lo schema semplice: lo sviluppatore decide il prezzo, Apple si tiene il 30% e non chiede nulla a chi decida di offrire le proprie applicazioni gratuitamente. Ma cosa succede se la maggior parte dei programmatori decide di non chiedere un cent agli utenti?

Animali da fattoria che generano profitti.
Nulla. Secondo Munster Apple potrà realizzare comunque ottimi margini. Anche qualora la percentuale delle applicazioni gratuite fosse alta rispetto alla percentuale di programmi a pagamento, la diffusione di iPhone 3G sarà tale da garantire ottimi risultati a partire da quella piccola percentuale. Naturalmente abbiamo semplificato al massimo la ben più complessa analisi di Munster, che prende in considerazione anche altri aspetti.

P.De Witt di Fortune, riprendendo le considerazioni di Munster e quelle di Sacconaghi di Bernstein Research suggerisce la possibilità che App Store si riveli dunque una Cash Cow, una mucca da soldi, una vacca da mungere, o, se preferite, la classica gallina dalle uova d’oro:

“Ma come l’iTunes Store, che secondo quanto riportato da Apple arriva poco sopra il pareggio, ma che in realtà potrebbe aver generato profitti fra i 200 e i 500 milioni di dollari l’anno scorso, l’App Store potrebbe rivelarsi una piccola mucca da soldi sul lungo termine”.

Basta che andiamo pari.
In realtà a Steve non interessa che App Store generi delle revenues, perché come iTunes è servito principalmente a vendere milioni di iPod nel mondo, App Store è pensato per aiutare Apple a vendere milioni di iPhone e iPod Touch nel corso dei prossimi anni. El Jobso l’ha detto chiaro e tondo nel marzo scorso: il 30% del prezzo di vendita di un applicazione e la “tassa” per gli sviluppatori intenzionati ad entrare nel Developer Program servono ad Apple solo per ripagare le spese di gestione. Per il resto, se la maggior parte delle applicazioni di App Store saranno gratuite, tremeranno soprattutto il Dev Team e i cari vecchi “sbloccatori”. In ogni caso pare che la situazione sarà particolarmente favorevole almeno per una delle principali parti in causa: gli utenti.